#BIMpill – Rilievo alla Finlandese

No, non è una ricetta di cucina: è la prima delle “pillole” che quest’anno ho deciso di pubblicare, estratte dalle mie lezioni o dai miei libri. Cercherò di farlo ogni mercoledì (sperando di portare un po’ di #WednesdayWisdom – tendenzialmente saggezza non mia – nella mia e nella vostra giornata). La pillola di oggi riguarda […]

No, non è una ricetta di cucina: è la prima delle “pillole” che quest’anno ho deciso di pubblicare, estratte dalle mie lezioni o dai miei libri. Cercherò di farlo ogni mercoledì (sperando di portare un po’ di #WednesdayWisdom – tendenzialmente saggezza non mia – nella mia e nella vostra giornata).

La pillola di oggi riguarda le specifiche per un rilievo destinato alla modellazione informativa, prese da un set di documenti ormai âgée, ma a mio parere ancora valido e fonte di interessanti spunti, oltre che veramente troppo poco noto.

Si tratta dei Common BIM Requirements pubblicati da BuildingSMART Finlandia ormai nel lontano 2012 e amichevolmente detti CoBIM.
Si compongono di tredici serie:

La seconda parte, quindi, è completamente dedicata al rilievo.

All’interno del documento, troviamo almeno tre elementi di interesse, nonostante la non più verde età.

Il primo riguarda i requisiti di misurazione, che vengono suddivisi in tre livelli:

  • Livello 1 – Misurazione laser e disegni esistenti: il metodo viene considerato adeguato per verificare la correttezza di distanze specifiche quando si modella a partire da vecchi disegni;
  • Livello 2 – Tacheometria: il materiale di rilievo è costituito da punti individuali, linee e simboli nello stesso sistema di coordinate. Il metodo viene considerato adatto per rilievi in campo aperto e per complementare rilievi al laser scanner.
  • Livello 3 – Laser scanner: si considera adeguato per luoghi “bizzarri” da misurare (letteralmente il testo dice “awkward” e chi ha fatto rilievo sa che è proprio il verbo giusto), come i sottotetti, e può essere completato dai metodi precedenti.

Il secondo elemento di interesse è l’individuazione di tre livelli di requisiti per il rilievo, l’analisi e la realizzazione di un inventario dell’immobile:

 

  • Livello 1 – Identificatori degli spazi e classificazione generale degli elementi dell’edificio, in cui gli elementi sono classificati usando un principio general4e di classificazione;
  • Livello 2 – Inventario degli spazi e classificazione degli elementi dell’edificio, in cui gli elementi sono classificati e mappati utilizzando le stesse definizioni adottate negli elaborati esistenti;
  • Livello 3 – Ricerca storica sull’edificio, in cui è necessario definire di cosa si sta realizzando l’inventario, quali informazioni sono allegate al modello e quali informazioni sono invece mappate in un database esterno o con altro metodo.

Il terzo elemento che trovo interessante è il concetto di livello di accuratezza per i modelli di inventario (concetto centrale anche al framework statunitense per il rilievo).

The structures of old buildings are almost always somewhat slanted, sloping, curved or
otherwise inexact in their geometry. Striving for “absolute” accuracy in the Inventory
model is not appropriate.

Il livello di accuratezza si suddivide in tre slot di defiazione possibile:

  • 10 mm per i punti d’angolo degli elementi dell’edificio;
  • 25 mm sulle superfici;
  • 50 mm per strutture vecchie e irregolari come, ad esempio, un tetto;
  • 5 mm per i dettagli di interesse storico, se rilevante.

Il livello di accuratezza, esattamente come il livello di sviluppo, può variare tra diverse categorie di elmenti. Si tratta di una suddivisione un po’ semplicistica, ma è un inizio. Ed è certamente meglio di chiedere “il rilievo in BIM”, come spesso accade.

I concetti e la presentazione sono estrapolati da una lezione di BIM.Execution Planning per l’edilizia storica, tenuta in ambito CLEX il 27/06/2020.

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2 Comments

  1. Articolo molto interessante che mi ha dato qualche spunto di riflessione. In particolare, rifletto sul passaggio: “Si tratta di una suddivisione un po’ semplicistica, ma è un inizio”. Secondo il mio parere, invece, è più di un inizio: penso sia già molto (molto!) difficile solo il far digerire questo concetto. Per molti il rilievo (soprattutto se fatto con laser scanner) deve corrispondere all’esatta trasposizione della realtà e non deve oscillare tra i 10 o 50mm di tolleranza a seconda dei casi. Ragionare rispetto a un livello di accuratezza risulta chiaro solo a tecnici che operano nel campo del rilievo; per tutti gli altri resta un grande mistero.
    Poi, non parliamo di quando si presenta il dover interpretare il rilievo per la creazione del modello digitale… Si apre un macro-tema ancora più enorme. Far capire che stiamo facendo delle scelte per discretizzare il reale è un grande scoglio, come se non si fosse ma fatto lo stesso in CAD.
    E mi sembra sempre assurdo quando a impugnare questi concetti siano tecnici con tanta esperienza o i vertici di una grossa committenza.

    1. Grazie Umberto, concordo che ci sia confusione e che manchino le basi. Il mio commento circa l’approccio Finlandese in realtà lo pensava in confronto a quello statunitense, che nelle specifiche del rilievo mi è sempre sembrato molto meglio strutturato. Credo che ci dedicherò la prossima “pillola”.

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