Devil e i cavalieri Marvel #2

Lo confesso: dopo un primo numero che mi aveva pienamente soddisfatta, questo secondo numero mi ha lasciato scettica e un po’ freddina. Sarà per l’inutilissimo combattimento con Capitan America, un cliffhanger da primo numero che nel secondo si rivela espediente pretestuoso e ingiustificato. Sarà per la storia di Ahmed Jobrani, che si dipana a rilento […]

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Lo confesso: dopo un primo numero che mi aveva pienamente soddisfatta, questo secondo numero mi ha lasciato scettica e un po’ freddina. Sarà per l’inutilissimo combattimento con Capitan America, un cliffhanger da primo numero che nel secondo si rivela espediente pretestuoso e ingiustificato. Sarà per la storia di Ahmed Jobrani, che si dipana a rilento e che infine giunte all’ennesimo cliffhanger. Sarà che in questo caso ho trovato un po’ meno curati i disegni di Paolo Rivera, lontani dalla cura al dettaglio e alle ambientazioni che caratterizzavano il primo numero. Apprezzo invece il taglio dato alla vicenda, un taglio leggero e solare che, per dirla con le parole dello stesso Mark Waid giustamente riportate nelle note di chiusura da Giuseppe Guidi:

«Mi piace l’atteggiamento positivo di Matt, amo il paradosso di un uomo che di sera fa il vigilante e di giorno l’avvocato. Mi piace il noir urbano che si respira nelle sue storie, ma soprattutto adoro i suoi poteri, sui quali mi concentrerò a lungo. Come avrete notato, Matt ha cambiato la sua condotta di vita. Invece di lacerarsi nella depressione e nel dolore per quanto gli è accaduto in precedenza, decide di tapparsi le orecchie, ignorare il passato e rtornare a essere l’arguto e spiritoso eroe di un tempo.»

Un eroe in negazione, insomma. Vedremo se questa negazione porterà da qualche parte o se sarà solo un colpo di spugna sulla lavagnetta nella continuity del personaggio.
Il titolo della storia (Red, White, Black and Blue) ovviamente si riferisce alla bandiera americana ed a Capitan America, ma alcuni di voi forse ricorderanno un altro albo che giocava sulla stessa idea, ovvero Truth: Red, White and Black, una miniserie in sette volumi in cui Robert Morales ci raccontava la storia di un esperimento governativo in cui una squadra di soldati di colore veniva sottoposta ad un esperimento che tentava di ricreare il super-siero che aveva reso Steve Rogers quello che è, con risultati prevedibilmente devastanti ed un unico sopravvissuto.
Inutlerrima invece la storiella in appendice all’albo, un riempitivo futile di Shane McCarthy con disegni di Martin Redmond.

Daredevil #2: Rosso, Bianco, Nero e Blu! (Red, White, Black and Blue!, ottobre 2011)
Astonishing Tales #4: Demoni (Demons, luglio 2009)

Meno fredda mi ha lasciato la storia del Punitore, e non tanto per la storia in sé, che procede in odo lineare e senza scossoni, nella banalità. Anche i disegni di Cecchetto peggiorano leggermente e, venuta meno l’atmosfera notturna, inizia a pesare l’idea tutta Bonelli di dare a comprimari e protagonisti le fattezze riconoscibili di noti attori. Cosa quindi si salva di questa storia? Interrogatorio. E, in questo senso, ho apprezzato moltissimo l’iniziativa Panini di pubblicare dopo una storia tecnicamente parte del primo numero, lasciando il tempo all’interrogativo di crescere anziché rivelare immediatamente un tassello nei confronti del quale non si era ancora sviluppato interesse. E, in questo frangente, sicuramente lo stile di Cecchetto paga.
Certo, non mi rassicura affatto il cliffhanger (di nuovo) con l’avvoltoio. Di tutta la gente, proprio l’Avvoltoio? Andiamo…

The Punisher #2: Tempi Bui (Bad Times, ottobre 2011)
The Punisher #1: Interrogatorio (Interview, settembre 2011 e non ottobre come scritto nell’indice)

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Per quanto riguarda Ghost Rider invece (e ancora non ho avuto il coraggio di andare a vedere il film), la storia è talmente mal narrata che sono dovuta andare in rete per rendermi conto che no, non mi ero persa nessun importantissmo tassello pubblicato su altre testate. Chi cazzo è la Ghost Rider femmina e perché, in una sorta di rigurgito shojo, la Marvel ogni tanto si sente in diritto e in dovere di propinarci versioni femminili dei personaggi? Non bastava la donna ragno? O Shuri, la Pantera Nera con le tette? O Sunpyre, la sorella inutile di Sunfire? Giusto per non voler menzionare She-Hulk. Evidentemente non bastavano, perché eccoci qui, sconcertati e confusi, mentre una tizia con il teschioin fiamme e le tette picchia gente mai vista prima e che mai più rivedremo, almeno fino a che Mephisto non si presenta con l’intenzione di salvare il mondo. Per la marmotta che confeziona la cioccolata, attendiamo il prossimo numero.

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