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La fine

O, per lo meno, la fine della mia vita sociale.

fallout shelter

Carnival of Clockwork (coming soon)

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Dragon Age Inquisition: Trespasser DLC

Oh hell yes.

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The Flash

The Flash

La prima stagione di The Flash è tutta una questione di resistenza. La resistenza dello spettatore, principalmente, che deve averne abbastanza per sottostare a quella che, negli esordi, sembra la Smallville di Barry Allen.

Ragazzino non brufoloso (ma solo grazie ai miracoli del trucco), Grant Gustin aveva già fatto la sua comparsa nei panni di Barry Allen in Arrow (s02 e08 The Scientist e s02 e09, Three Ghosts), ma allora interpretava un “semplice” scienziato forense di Central City. Certo, agli appassionati DC non poteva sfuggire il nome, in una serie che già ci aveva abituato a stare molto attenti ai nomi dei personaggi (per assonanza, si veda Malcolm Merlyn, o per esatta corrispondenza, si veda Slade Wilson). Ma sicuramente i meno informati tra noi non sospettavano che dal finale di Three Ghosts stesse nascendo una serie autonoma sul velocista scarlatto. A molti parve una cattiva idea. In tanti ne furono entusiasti. Il pilot di The Flash sarebbe andato in onda l’anno successivo (il 7 ottobre 2014), registrando 6.42 milioni di spettatori. Incredibile, per essere la serie su un tizio che corre in calzamaglia. A questo punto si potrebbe pensare a una serie sull’uomo in pantofole e vestaglia che alcuni di voi conoscono e rispettano. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

Ora, come si diceva, The Flash è tutta una questione di resistenza: dopo un pilot francamente godibile, benché affossato dall’effetto Smallville, la serie affonda in un magma fatto di drammi adolescenziali che sembrano usciti da un manga di quart’ordine (il ragazzino innamorato della sorellastra, Candice Patton) e cattivi degni piuttosto fedeli ai fumetti originali ma che trasposti sul piccolo schermo sembrano usciti da un episodio di Yattaman. Parlo di gente del calibro di Captain Cold, alias un Wentworth Miller che negli ultimi otto anni non deve aver fatto altro che addominali, di sua sorella The Golden Gilder a.k.a. quella Peyton List di Mad Men, del suo degno compare Heathwave ovvero Dominic Purcell, giusto per completare la rimpatriata di Prison Break. E questi sono quelli senza poteri. Ma la DC si è sempre retta sul principio “The more, the merrier”, e questa trasposizione televisiva non fa eccezione: al dinamico trio, si affiancano quindi i cosiddetti meta-umani, gente come Barry, cui un incidente durante l’attivazione dell’acceleratore di particelle agli S.T.A.R. labs ha regalato mirabolanti superpoteri. Ecco che si uniscono alla festa personaggioni come Danton Black, l’uomo multiplo in versione DC, Kyle Nimbus dalle esalazioni mortali (e mi trattengo perché sono una signora), Bette Sans Souci ovvero il kamikaze non a perdere in versione riveduta e corretta. E altri ancora sono in agguato: Wally West, interpretato da quel Keiynan Lonsdale appena visto in Insurgent, o Jay Garrick ovvero Teddy Sears, l’uomo dagli occhi azzurri di Torchwood. Stando ai personaggi che si stanno affastellando, la seconda stagione di Flash rischia di essere come quella famosa squadra di Exiles composta da sole versioni alternative di Wolverine.

Insomma, se non vi piacciono le serie con tanti personaggi, questa è la prima cosa cui dovrete resistere.

E non parlo solo del sovraffollamento in sé, ma anche e soprattutto del fatto che nella prima parte della serie ogni supercattivo ha una sua puntata, e tutti gli eventi che conducono alla sua cattura seguono uno schema la cui ricorrenza è quasi operistica: il cattivo fa la sua mossa, Flash tenta di fermarlo e le prende, allora ci si riunisce in laboratorio e, magari spronati da una qualche mossa stupida del cattivo (tipo rapire la ragazza), Barry Allen corre e trionfa. E da capo. E da capo. E da capo. Resistere, quindi. Resistere, resistere, resistere.

Resistere, anche perché alcuni di questi supercattivi balordi spiccano, all’interno del gran marasma, per originalità (poco) o (più spesso) per il particolare talento di chi li interpreta.
È il caso di Andy Mientus, che riesce a dare una forza tutta speciale al suo Pied Piper nonostante gli tocchi andare in giro vestito come un incrocio tra Voldemort e Harry Potter.
È il caso di Jesse James a.k.a. The Trickster, magistralmente interpretato da un meraviglioso e folle Mark Hamill in The Tricksters (e17). Vi regalerà uno dei momenti più nerd degli ultimi trent’anni (e chi ha scritto la musica di accompagnamento a quella scena dovrebbe vincere un Golden Globe solo per quello). E se questo è quello che ha in serbo per noi nella nuova trilogia, ne vedremo delle belle. Ma questa è decisamente un’altra storia.
È il caso di Victor Gaber (vi ricordate il suocero di Eli Stone?) e Robbie Amell (Stephen Jameson, The Tomorrow People), che hanno probabilmente il miglior personaggio meta-umano di tutta la serie, cui vengono giustamente dedicati due episodi: Nuclear Man (e13) e Fallout (e14), ma che ritorneranno successivamente.

Tutto qui, quindi? Bisogna semplicemente resistere attraverso una pletora di supercattivi da fumetto?
No.
Magari fosse solo quello.
Perché non sono solo gli antagonisti a risultare uno scoglio quasi insormontabile: sono anche e soprattutto i comprimari. A partire dalla stupidissima Iris West, la sorellastra di cui sopra, che impesta la serie con i suoi drammi sentimentali e che, per completare il cliché del tipico personaggio femminile insopportabile da fumetto, fa la giornalista e ovviamente si fissa sul voler indagare Flash. Fuori dal laboratorio. Dentro al laboratorio invece vi toccherà sopportare gli occhioni (con due quintali di eyeliner su un look inspiegabilmente acqua e sapone) di Danielle Panabaker, che non azzecca un’espressione neanche quando tutto ciò che deve fare è addormentarsi ubriaca. Ad affiancarla, un personaggio francamente interessante ma che in principio vi troverete a dover sopportare, ovvero Cisco Ramon, nerd che più nerd non potrebbe essere e interpretato da un esordiente Carlos Valdes. Resistete: il suo personaggio si svilupperà in modo interessante e vi verrà in soccorso, citando Ritorno al Futuro e Terminator, quando le cose si faranno veramente ingarbugliate.

Ma soprattutto e sopra tutto, dovete resistere per rispetto a uno straordinario Tom Cavanagh, già padre profeta di Eli Stone, che vi stupirà con l’interpretazione straordinaria di un personaggio ben costruito e ben scritto, che vostro malgrado non potrete non amare. Un personaggio ricco di chiaroscuri, complesso, francamente non facile da rendere senza sfociare nel cliché dello scienziato pazzo (che non è) e, soprattutto, senza cadere in contraddizione. Perché il dottor Harrison Wells è un personaggio che riesce contemporaneamente a essere alleato e antagonista, mentore e nemesi, con una linearità e una coerenza logica straordinaria e quasi impossibile da spiegare. Maestoso in episodi come Out of Time (probabilmente il mio preferito). Straordinario anche quando si trova a misurarsi con il doppio ruolo di Harrison Wells e Eobard Thawne. Un personaggio come non si vedeva da tempo, condotto da un attore che sembra entrato in perfetta simbiosi.

Resistere, resistere, resistere.
Vi troverete a guardare l’ultimo episodio a bocca letteralmente aperta.
Ad aspettare la nuova stagione.
E vorrete persino dare una chance a Legends of Tomorrow.

Come me.

Canta che ti PAS 1192 (2): specifiche per l’information management

Se dovessi azzardare una suddivisione della “torta” BIM per indice di popolarità, in modo totalmente arbitrario e probabilmente ottimistico, ecco come mi sentirei di suddividerla.

I popularity in BIM

Popolarità della (I) in BIM

Molto facile trovare modellatori. Sempre più facile, almeno nel Regno Unito, trovare costruttori su un 48% di operatori già attivi in BIM. La specie che sembra scarseggiare è curiosamente relativa all’ambito più proficuo e redditizio, perché per ogni Zaha Hadid (cui servono esperti modellatori per realizzare forme complesse) migliaia di geometri sfornano manualmente ogni giorno altrettante tabelle di computo. Le informazioni non sono popolari. Spesso purtroppo si parla di BIM come sinonimo di modellazione 3d.

Questo non potrebbe essere più sbagliato.

Ma scambiarsi informazioni all’interno di un processo progettuale collaborativo è difficile, specie in un mondo fatto di gente che parla per acronimi e si rifà a normative straniere. Chi si muove nel settore avrà sentito parlare, almeno una volta, di BS 1192:2007PAS 1192-2:2013, ma anche tra i professionisti del settore si tende a fare confusione tra i due documenti

Se non avete che cinque minuti da dedicare a questo argomento, è perfettamente inutile che ve li porti via: non dedicateli a me, ma dedicateli a guardare questo video di The B1m, che si pone l’ambizioso obiettivo di spiegare il PAS 1192-2 in 5:11 minuti.

..

Se viceversa avete ancora qualche minuto da spendere, e vi trovate nella condizione di dovervi chiarire una volta per tutte questo mondo fatto di codici e documenti, stringiamoci in un atto di solidarietà e cerchiamo, una volta per tutte, di fare chiarezza in questo intricato mondo. Scopriremo che non si tratta di complicate restrizioni, come siamo abituati a pensare in Italia, ma di preziosissimi aiuti per impostare in modo corretto ed efficiente un processo progettuale collaborativo, dal pre-concept fino al cantiere. E oltre.


 

BS:1192 vs PAS:1192 – Chi è chi

Quando si parla di protocolli per la progettazione in BIM, spesso si incontra un po’ di confusione tra questi due documenti, e a ben poco serve l’estensione apportata al famoso triangolo Brew – Richards (riportata qui sotto, per completezza).

BIM maturity level

Il famoso triangolo Brew – Richards per i livelli di maturità del BIM con indicati, nell’estensione sottostante, i documenti di riferimento per le varie fasi.

Nello schema sopra riportato, il British Standard 1192:2007 si trova alla prima riga della voce standards e abbraccia tutti i livelli “conosciuti” di maturità del BIM, dal più semplice dei CAD fino al livello 2. BS sta per British Standard. PAS sta per Publically Available Specification. A pagina III del PAS 1192-2, i britannici tengono a sottolineare la differenza:

This PAS is not to be regarded as a British Standard.

Se si desidera schematizzare la relazione tra BS 1192:2007 e i vari PAS 1192, si potrebbe dire che la BS 1192:2007 è un codice professionale (Code of Practice) che norma, a livello generale, la produzione collaborativa di informazioni relative all’ambito dell’architettura, dell’ingegneria e delle costruzioni (Collaborative production of architectural, engineering and construction information). L’acronimo BIM ricorre nel documento un totale di 0 (zero) volte. Viceversa il relativo PAS 1192-2, muovendosi nel rispetto dei British Standard, è un documento pubblicato dal British Standard Industry ma sponsorizzato dal Construction Industry Council, il cui scopo è specificare i requisiti necessari al conseguimento del BIM livello 2. La parola BIM ricorre nel documento circa un centinaio di volte (una media di circa 1,5 volte per pagina). In sintesi, il BS 1192:2007 è il cappello normativo sotto al quale i PAS 1192 espongono come raggiungere i propri obiettivi BIM rispettando le linee stabilite negli standard.


 

PAS:1192 – A cosa servono (e quanti sono)

I PAS al momento disponibili sono:

  • PAS 1192-2:2013, Specification for information management for the capital/delivery phase of construction projects using building information modelling;
  • PAS 1192-3:2014, Specification for information management for the operational phase of assets using building information modelling;
  • PAS 1192-4, non pervenuto: quello che si vede spesso indicato come PAS 1192-4 è in realtà un BS 1192-4:2014Collaborative production of information Part 4: Fulfilling employer’s information exchange requirements using COBie, riguardo al quale mi sono già dilungata a sufficienza;
  • PAS 1192-5:2015, Specification for security-minded building information modelling, digital built environments and smart asset management.
PAS composizione del titolo

PAS (Publically Available Specification): Composizione del codice

Livello 2 e Livello 3 possono entrambi ricorrere ai PAS 1192-2 e PAS 1192-3, rispettivamente per le fasi di progettazione/costruzione e di gestione dell’edificio. I fondi destinati alle fasi cui fa riferimento il PAS 1192-2, destinato al mondo di progettisti e costruttori, ricadono nel mondo del Capex (Capital Expenditure), ovvero le spese per il capitale: indipendentemente dal mondo dell’edilizia, si tratta delle spese per sviluppare o fornire asset durevoli per il prodotto o il sistema. Viceversa il PAS 1192-3 ricade nel mondo dell’Opex (Operating Expenditure), ovvero le spese di gestione e manutenzione.

PAS 1192 _ fruitori

PAS 1192:2 vs PAS 1192:3 I diversi fruitori

PAS 1192 _ 4d tempo

PAS 1192:2 vs PAS 1192:3 Il fattore 4d (ovvero quando entra in gioco chi)

PAS 1192 _ 5d investimenti

PAS 1192:2 vs PAS 1192:3 Il fattore 5d (ovvero costi di realizzazione vs costi di manutenzione)


 

BS 1192:2007 – I principi di base di un processo collaborativo

All’interno del documento di British Standard, vengono sistematizzati i principi della progettazione collaborativa, a prescindere dal BIM. A livello di processo, viene indicato che metodi e procedure vanno concordate e sottoscritte dalle varie parti in causa durante la fase di pre-construction e comprendono:

  • definizione di ruoli e responsabilità, con particolare accento sul ruolo di coordinamento tra le varie discipline;
  • adozione di convenzioni stringenti circa la nomenclatura e la codifica degli elaborati come degli elementi di progetto con particolare accento su:
    • la struttura dei nomi (si veda ad esempio, poco sopra, lo schema circa la struttura dei codici PAS);
    • il significato dei codici utilizzati, siano essi codici standard o codici specifici di progetto;
    • la nomenclatura dei contenitori (le cartelle, ad esempio, ma non solo).
  • adozione di codici specifici per il progetto e definizione delle coordinate spaziali (definite nell’annesso normativo A e banalmente costituite da posizionamento dell’origine e orientamento per il CAD tradizionale, coordinate di georeferenziazione per il BIM);
  • definizione e adozione del cosiddetto CDE (Common Data Environment) tra le varie parti, ovvero un sistema – possibilmente in cloud – di archivio e gestione dei documenti;
  • definizione della struttura e della gerarchia dei dati all’interno del Common Data Environment, con relativi criteri di archiviazione e convenzioni di nomenclatura.

Come già detto, ma mai detto abbastanza, questi principi esulano dal BIM e dovrebbero governare qualunque processo collaborativo, sia esso effettuato tramite CAD, tramite Excel o tramite incisioni su tavolette d’argilla.


 

PAS 1192-2:2013 – Tradurre il tutto in BIM

Per implementare il processo sopra indicato in un contesto di BIM livello 2, si inizia a parlare di documenti quali Bim Execution Plan, Master Information Delivery Plan, Construction Programme, Project Implementation Plan e altre amenità. Mi perdonerete se faccio loro riferimento utilizzando la nomenclatura inglese, spero, e mi perdonerete se non faccio loro riferimento utilizzando i rispettivi acronimi: trovo che l’utilizzo degli acronimi in ambito BIM (eccolo, il padre di tutti) stia raggiungendo livelli di feticismo e autocompiacimento francamente ridicoli.

Bulding Information Exchange - Documents Diagram

Relazione tra i vari documenti coinvolti nella gestione delle informazioni di progetto

1) Construction Programme

Per Construction Programme si intende un programma dei lavori, nel senso più temporale del termine: il programma deve prevedere scadenze per le varie fasi, sia di progettazione che di costruzione, ed è il documento madre, la specifica di tutte le specifiche, a fronte del quale deve essere confrontato il Master Information Delivery Plan.

2) Master Information Delivery Plan

Sulla base delle indagini effettuate dalla catena dei fornitori (siano essi progettisti o costruttori), viene sviluppato un programma di consegna delle rilevanti informazioni: questo programma viene confrontato con il programma generale dei lavori, per verificare che le informazioni rilevanti vengano consegnate in tempi adeguati.

2a) Task Team Information Delivery Plan

Una tabella, compilata dai vari responsabili dei vari gruppi, che va poi a confluire nel Master Information Delibery Plan.

Task Information Delivery Plan

La base per un Task Information Delivery Plan così come riportata nel template per un Post Contract-Award BIM Execution Plan a cura del Construction Project Information Committee britannico

3) BIM execution plan

Più appropriatamente detto BIM project execution plan (per distinguerlo dai BIM execution plan relativi alle implementazioni aziendali), è probabilmente il documento più importante dell’intero processo e contiene:

  • le informazioni di progetto;
  • un elenco delle informazioni richieste al committente (Employer Information Required);
  • il vero e proprio Project Implementation Plan di cui al punto 4;
  • gli obiettivi principali del processo collaborativo;
  • le principali scadenze, o milestone;
  • le strategie di consegna del modello (es: condivisioni periodiche vs. collaborazione in tempo reale).

Una prima versione del BIM execution plan dovrebbe essere condivisa prima della stesura definitiva del contratto. Il Construction Project Information Committee mette a disposizione due diversi template per le due diverse fasi:

3a) Project Implementation Plan

Cuore del BIM execution plan, è la risposta diretta alle varie indagini e contiene tutti i passi che devono essere effettuati per poter realizzare il progetto nei tempi e nei modi richiesti dal BIM Execution Plan e dal Master Information Delivery Plan. Può assumere varie forme, a partire da un elenco di task in forma tabellare. Può contenere diverse voci, dall’acquisto di Hardware e Software fino all’implementazione del personale.

 

 

La prima cosa che dovrebbe saltare all’occhio da questo albero e dai relativi documenti coinvolti, è che il PAS 1192-2 suggerisce di anticipare le fasi di pianificazione delle informazioni alle fasi di stesura del contratto anche in sede di procurement, per accertare le competenze dei potenziali fornitori. Si tratta quindi di chiedere, in fase di offerta, un piano di come si intende rispondere alle scadenze e alle richieste evidenziate nei documenti di specifica.

Queste indagini vengono fondamentalmente condotte tramite tre tipi di documenti:

4a) Supplier Resource Assessment Form

Parte dei documenti di “indagine” che devono essere restituiti compilati, può essere costituito da un semplicissimo form che mappi le risorse e il loro livello di competenza. È importante notare l’approccio individuo-centrico del processo: i professionisti non sono figure prive di identità e di nome, ma individui specifici di cui viene indicato nome, ruolo e competenza.

Supplier Resource Assessment Form

Il Supplier Resource Assessment Form è un documento in cui le risorse devono essere identificate in modo specifico, perché costituiscono parte dell’offerta: l’approccio di molti studi italiani, che vedono il professionista come un individuo senza nome intercambiabile a piacimento, contravviene in modo esplicito le indicazioni fornite nel PAS.

Anche in questo caso è disponibile un template on-line.

4b) Supplier IT Assessment Form

Richiede di indicare, oltre ai contatti di reperibilità del Project Leader, i contatti del CAD/BIM Manager e quelli dell’IT Manager che quindi deve essere direttamente coinvolto nei processi relativi allo scambio di informazioni del progetto, anziché essere un semplice tecnico sistemista come spesso accade in Italia. Per ogni tipo di informazione, poi, devono essere indicati il formato, il metodo di distribuzione e i diritti di riproduzione. Le informazioni indicate nel template del Construction Project Information Committee sono:

  • i disegni cartacei;
  • i disegni cartacei sotto forma di schizzo;
  • i rilievi;
  • i documenti di note e commenti;
  • i file necessari per la stampa dei disegni;
  • gli eventuali modelli BIM/CAD bidimensionali;
  • i modelli BIM/CAD tridimensionali;
  • le visualizzazioni 3d;
  • i documenti di specifiche;
  • le tabelle (schedules);
  • gli elenchi di quantità (bill of quantities);
  • le comunicazioni tra i professionisti;
  • i verbali delle riunioni;
  • gli appunti giornalieri (diaries);
  • le relazioni (reports);
  • le indagini e i sopralluoghi (surveys);
  • informazioni relative alle indagini e le sonde effettuate in cantiere (site investigations);
  • piani di spesa;
  • cronoprogrammi;
  • richieste di informazioni;
  • gli aggiornamenti rispetto alle voci di intervento da capitolato (change orders);
  • le istruzioni inviate da parte dell’architetto;
  • valutazioni;
  • fotografie;
  • video;
  • documenti di appalto;
  • pacchetti di appalto;
  • offerte di appalto;
  • le risposte alle offerte di appalto.

A mio parere, di tutti i documenti richiesti questo è il più interessante verso un mondo in cui siano proibite le tabelle in AutoCAD e i capitolati in Photoshop.

Inoltre, nella voce relativa al modello CAD/BIM, è necessario indicare ad esempio le strategie che verranno seguite rispetto alle misure (il fantomatico grado di precisione richiesto, ad esempio), la filosofia adottata rispetto agli standard internazionali e specifici del progetto, ma anche le politiche aziendali adottate rispetto all’uso di strumenti on-line, informazioni circa la LAN, il sistema operativo utilizzato sulle macchine, la velocità di connessione, la possibilità di stampare e fare scansioni in grande formato.

4c) Supplier BIM Assessment Form

Un riassunto dei due precedenti.


Employer’s Information Requirements – tutto parte dal committente

In fase di appalto, sia esso un assegnazione d’incarico progettuale o comprenda anche l’esecuzione dei lavori, è il committente a dover fare il primo passo fornendo una serie di specifiche e di informazioni necessarie alla stesura del BIM execution plan. Anche per queste informazioni esistono dei template on-line. A livello generale, le specifiche si suddividono in:

  • Tecniche;
  • Gestionali;
  • Commerciali.

Il minimo richiesto nel PAS 1192-2 comprende:

  • A livello di Information management:
    • definizione dei livelli di dettaglio (LoD) nelle diverse fasi;
    • specifico training richiesto ai fornitori (esplicitamente dichiarato come difficile da rendere obbligatorio);
    • pianificazione dei flussi di lavoro e delle relative restrizioni all’accesso dei dati (la cosiddetta data segregation);
    • richieste in termini di coordinamento e clash-detection;
    • outline dei processi collaborativi e dell’apporto richiesto ai vari fornitori;
    • richieste in termini di previdenza sociale e sicurezza sul lavoro (il cosiddetto H&S, ovvero Health and Safety);
    • protocolli di sicurezza informatica richiesti;
    • specifiche circa le informazioni da includere (o escludere) nei modelli BIM;
    • specifiche circa eventuali restrizioni di peso circa i file di modello e, più in generale, i file che vengono scambiati (es: limite di capienza delle caselle e-mail, dimensione dell’ftp o di altro Common Data Environment, ecc.)
    • piano di conformità;
    • definizione del sistema di riferimento da utilizzare nei modelli (coordinate spaziali, georeferenziazione ecc.);
    • un elenco dei diversi software coinvolti nel progetto, con relativa versione richiesta.
  • A livello di Commercial Management:
    • principi per l’allineamento degli scambi di informazioni, delle fasi di lavoro e degli obiettivi (es: definizione della settimana lavorativa, gestione dei fusi orari ecc.);
    • obiettivi strategici delle informazioni contenute nei modelli;
    • un elenco dei diversi software coinvolti nel progetto, con relativa versione richiesta;
    • un Responsibility Matrix Setting, ovvero una suddivisione per disciplina delle varie parti responsabili per le varie parti del modello;
    • un elenco degli standard e dei documenti di specifica utilizzati nel progetto;
    • un elenco specifico di ogni modifica apportata agli standard (interessante notare come il PAS riconosca questa realtà anziché cercare di combatterla come vorrebbero alcune frange estremiste dei teorici BIM).
  • A livello di Competence Assessment:
    • dettaglio circa le competenze specifiche che i fornitori devono essere in grado di… beh, fornire;
    • Past Performance Questionnaires (questionari atti a indagare circa le precedenti esperienze del fornitore), Performance Evaluation Programs (programmi per verificare le effettive capacità del fornitore), questionari di qualunque natura;
    • specifiche circa il modo in cui verranno valutate le offerte (specialmente in sede di appalto).
revit standard - LOD Level of Detail

schema dei LOD: una delle informazioni richieste al cliente


 

La risposta della catena produttiva

A seguito di specifiche ben determinate in fase di pre-contratto, il resto del processo è semplice (almeno a parole). A ciascun fornitore è stato chiaramente indicato cosa sarà chiamato a produrre e in quale fase: il cliente o il suo project manager (pull) si interfaccia con la catena dei fornitori (push) in un flusso di lavoro organico e continuo.

PAS1192_2 Supply Chain

Il flusso di lavoro e di scambio delle informazioni in sede di BIM level 2 così come delineato nel PAS 1192-2


Estendere il Common Data Environment

Un Common Data Environment tradizionale si suddivide tipicamente in quattro spazi:

  • uno spazio dedicato al caricamento dei file da parte dei fornitori (es: dove il consulente illuminotecnico carica la pianta di un controsoffitto);
  • uno spazio in cui il project manager carica i documenti coordinati (es: il coordinated ceiling plan, in cui il progetto del consulente è stato coordinato con quello degli altri);
  • uno spazio in cui vengono pubblicati i documenti approvati (es: il coordinated ceiling plan ufficialmente approvato da architetto e cliente);
  • uno spazio di archivio, per lo storico di progetto.

Quando si tratta di BIM, questo quadro deve essere esteso. Non si tratta più infatti di procedere per successive consegne al termine di ogni fase, ma di coinvolgere più fitte fasi di interscambio e di far sì che anche le figure di specialisti e fornitori normalmente esterne allo scambio di questi dati vengano coinvolte e partecipino al Common Data Environment. In parole povere, i file di progetto non si fermano alla fase di appalto, mentre la dura realtà del cantiere corre selvaggia durante le fasi di costruzione, per poi venir recuperati tramite rilievo nell’utopica fase di as built, ma vengono costantemente mantenuti aggiornati e costituiscono una base affidabile pronta per essere consegnata nelle mani del Level 3.

PAS 1192_common data environment

Organizzazione di un Common Data Environment per lavorare in BIM livello 2: il rettangolo centrale evidenzia le parti richieste nel British Standard (il resto è PAS)

 


Documenti di riferimento:

Elenco sintetico dei template citati nell’articolo:

 

Dedicated…

 

Magic Tree

 

 

Dedicated to all those scary giants with yellow helmets.

Dragon Age Inquisition: Jaws of Hakkon DLC

Since I’ve talked about The Descent, the last and unexciting DLC of Dragon Age Inquisition, I might as well talk about the previous module, expecially since I’ve referred to it multiple times in comparison to the following one.

Dragon Age DLC - Frostback BasinNew and old scenarios: the Hinterlands and Creswood just had a baby

First of all, Jaws of Hakkon is to be considered an expansion in the most literal of ways. Did you like the Hinterlands area? Did you like Crestwood? Did you like the forest around the Temple of Mythal? Well, just imagine: Crestwood and the Hinterlands just had a baby, and asked Mythal to raise it. The Frostback Basin is a wide area quite similar to the Hinterlands, with its quests, its landmarks, its own Ocularia and, unfortunately, its shards. It has bright red leaves, giant mushrooms and a swamp that will make Dragon Age Awakening‘s Blackmarsh Undying look like Wonderland.

Here the fauna is so bad that Scout Harding has to advise you, in spite of her fear of heights, to make camp on trees, Ewok-style, but have no fear: your camps will not be the strangest settlements in the area. You’ll find Tevinter ruins, giant tuning forks to mark your way, and an authentic Avvar camp, much dissimilar to the keep you ravaged in the Fallow Mire during the main game.

Overall, the game would be worth its while only to have this additional area to explore. As with Crestwood, you get to see the change from day to night.

Dragon Age DLC - Thane Svarah Sun HairCharacters: Inquisitor Ameridan and his merry friends

Along with some old characters such as Scout Harding, who has lots of dialogues and stays at camp for you to talk with her, for a change, Jaws of Hakkon introduces some new characters that are worth mentioning.

First of all, there’s Thaine Svarah Sun-Hair, the leader of your Avvar clan. She suffers from some not-so-good writing, it’s true: she doesn’t seem to care if you go ahead and kill one of her Gods, and the explanation she offers for that is not satisfactory at all, for instance. Aside from that, she has the charisma of one who fought with her hair on fire (hence her nickname) and unfortunately she seems to be a much more charismatic leader than your Inquisitor will ever be. Alongside her, a whole pantheon of Avvar figures, from the Augur and her apprentice (a beautiful sub-plot) to the Huntmaster, down to Trainer Arrken (who will be very happy if you beat your hosts senseless during Hakkon’s Trials in the Arena). Also it’s very difficoult not to mention  Storvacker, the proud (?) bear of the hold whom I was very proud to acquire as an agent.

However, the most intriguing characters of this DLC are not from the present but from the past. The challenge was not easy: you are on the trails of the previous Inquisitor and Bioware had to make it interesting, even if the Inquisition is not that fascinating (in my opinion, anyway). They worked in a very clever way, and succedeed: the light gets shred on Inquisitor Ameridan little by little, mostly through recovered memories, which means voice recordings. You begin to know him through the eyes of his beloved, the elven dreamer Telana. You learn about her death, and his disappearance. You follow his trail up to the Wall of Ice and when you finally let it go (sorry, I couldn’t resist), you get to meet him in person. It’s hard not to care about his story, and when you think it’s finished, you collect the final memories and you realize what this has been about: the Second Blight, the betrayal of elves, the Exalted Marches. This events lead back when it all started, when the Thedas we know was shaped. It’s interesting even if you’re not an elvish fanboy. And Hakkon knows I’m not.

Creatures and bosses: hordes of barbarians and a whole new dragon

Alongside these friendly Avvars, you’ll get a much less friendly and much more sparkling variety of enemies: the tribesmen who call themselves “the Jaws of Hakkon”, or Hakkonites. They will constitute your main opponent in this area, when you’re not busy fighting giant spiders and other enormous creatures. They have the Spellbinder (mage), the Bruiser (stealth thief), the Defender (warrior) and the Bowman (ranged thief). As with your regular Apostate, I recommend taking down the Spellbinder first.

Everything in this area is of extremely high level, which can be very good news if you are of high level as well, since it will give you Xps where nothing else does it. You’ll encounter Level 27 Poison Spiders, Gurguts and Lurkers. Should this not be enough, you can go hunting non-aggressive species such as SnoufleursTuskets and Bogfishers. If you are a fan of the latter, I strongly recommend you talk to Havard-Pierre d’Amortisan and embark in the Nox Morta quest. You’re going to love it.

The most important creature of this DLC, however, is Hakkon Wintersbreath himself: your eleventh High Dragon (and incidentally the one you need to unlock the Dragonslayer achievement in one single playthrough, due to the infamous bug). As the name suggests, (s)he’s a Level 25 ice dragon to which the Hakkonites have bound the soul of the ancient Avvar god of winter. (S)he will fight as every other dragon does, calling dragonlings and trying to stun you. (S)he’s not so hard to take down, and can make for a very entertaining fight.

 

Dragon Age DLC - Achievement FirestarterDragon Age DLC - Achievement Legend MarkedAchievements

There’s four of them: two are story-markers, and the other two are optionals. The Firestarter one (destroy all the Winter Shards and light all the fires in the Old Temple, for 15 Origin Points) is not so easy to get and personally I missed it. The Old Temple area has a time element to it, much similar to the one in the Winter’s Palace, except that here you don’t get kicked out from a party but you freeze to death. And, since I’m Orleasian, I didn’t take it as seriously.

The other optional achievement is Legend-Marked, and it’s about impressing the Avvars and is not dissimilar to what you have to do in order to trade with the Dalish Camp. It’s a bronze trophy of 30 Origin Points.

Story and interaction with the main plot

As I said, the story is a nice and well-balance mix of drama (Ameridan’s story), politics (Avvars and their involvement) and wit. Unfortunately, we still have the shadows of Mass Effect over us, therefore the DLC has no connection whatsoever to the main scenario: you just have a couple of War Table missions and your advisor’s remarks are priceless, expecially if you decide to acquire the bear as Cullen’s agent, but you don’t get to speak with anybody about anything and no additional dialogues are unlocked.

Also, some would expect special interactions from Solas and Cole, giving that a great part of JoH is about spirits and dreams. Still, there’s something nice from Solas, expecially when you visit Ameridan’s shrine: everybody seems to forget about Fen’Harel, apparently.

Well, we won’t.

Just wait for a post-ending DLC to come out, and you’ll see if we forgot about Fen’Harel.

Dragon Age Inquisition: The Descent DLC

dragon age DLC the descent (1)

Well, I wasn’t pleased with the previous DLC but overall it was palatable: it provided a whole new area with its own quests, its own local tribe, its own requisition, its own environment and its own lore. Hell, it even provided you with its own dragon. And, if you are a “lore” kind of player, it provided you with some insight on the previous Inquisitor’s story. Though it wasn’t mind-blowing, and certainly it was a tad too expensive for all that it provided, Jaws of Hakkon wasn’t bad.

I certainly can’t say the same about The Descent.

dragon age - shaped valtadragon age - liutenant rennNew and old characters: how to build up cliches and not to develop what you have

Jaws of Hakkon choose to use Scout Harding. A lot. Even if it didn’t make much sense her being involved so much this time while she has never been involved in your explorations before.
It was a gift to all those Harding lovers out there, but still it made sense. Alongside, it gave much more vividness to the scholar, a character who was just one stone’s throw away from being shallow and already seen. Alongside them, we had the previous Inquisitor himself, and his lover Telana: the echoes of their memories alone was enough to make their characters interesting. That is, of course, until you actually meet them. The hype is well built, even through those annoying “catch the floating memory” quests. In fact, their story and their involvement in the Blight, leading straight to the Exalted March and the current situation of elves, was much more interesting than Hakkon himself.

On the contrary, The Descent leaves all known characters on the surface (except of course for your choosen party, who will have little or no interaction anyway) and chooses to introduce two new characters who will accompany you: Shaper Valta, from Orzammar’s Shaperate and Liutenant Renn, from the infamous Legion of the Dead (voiced by no less than Metal Gear Solid’s own Snake, David Hayter). Valta is a scholar, and believes in some crazy theory about why we are there. Renn is a soldier who doesn’t believe in anything until he sees it. They have some unexplicit flirt thing going on. And that’s pretty much all there is to know about them. It will be very difficoult to love them, since you scarcely talk to them. Valta will be the one to introduce you to all the lore you will find during your cathabasis into the Deep Roads, so you will probably find her mostly annoying by the end of the game. And it’s a pity, since Jaws of Hakkon had found such a smart way of throwing lore at you without resulting in information dumping.

And what about your companions? Well, all you will get are some one-liner from your random partners. No significant interactons from Blackwall, even if you bring him down there before all that Grey Warden revelation. No significant interaction from Varric either, except some puns about Renn’s storytelling and some gloomy moral about the Deep Roads. And that certainly was disappointing, considering how clever Bioware has been in DA-2 DLCs Legacy (where you got significant addition in content if traveling with Anders and Varric).

dragon age - achievement - giant slayerCreatures and bosses: the all-new old darkspawn, cybernetic dwarves and other stuff

Being set in the Deep Roads, the very first enemies you will encounter are darkspawn. They are the kind of Darkspawn you already saw in DA-2 (all the characters and creatures are still going in that direction): those huge armoured genlocks, the jumping discipled, hurlock-alphas and Bethany-killing ogres. Killing one of those ogres will earn you your first achiement, Giant Slayer. Not that you have much choice. But more on that later.

Some other creatures you will meet are some sort of cybernetic dwarves, the Sha-Brytol (literally “Revered Defenders”) who drank lyrium, had their armours melted into their flesh, live under the Deep Roads and will basically beat you senseless. Fights can get very hard and this most definitely isn’t a post-eding DLC: your level will be so high that you will sweat through it and will get no Xp for it. While, again, Jaws of Hakkon is the place where you will finally be able to gain some Xp again after weeks of nothingness, The Descent most definitely isn’t. So consider yourself warned.

dragon age - achievement - stone shapedThe most interesting creature in this DLC should be the Titan, but you don’t get to see one (more spoilers on that later). In spite of him, you have to take down his Guardian, a creature quite similar to that Ancient Rock Wraith you had to fight during DA-2 in order to get out of the Deep Roads, except that his IA and fight mode is a mix between Corypheus in Legacy and the Kayran in The Witcher 2. You basically have to avoid his stone tentacles and keep moving in order not to find yourself over one of his explosive glyphs when it blows up. And of course you have to be careful not to fall over the platform: you’ll be teleported on top with low health just to fall again, over and over.

New and old scenarios: The Deep Roads and what’s beneath them

As already hinted, The Descent is about entering the Deep Roads again. So the first part of your journey will take place in a scenario very similar to the “pimped” Deep Roads we saw in Dragon Age 2. And, just to be clear, I see absolutely nothing wrong with that: I liked the Deep Roads, I like what they did to the scenarios in DA-2 and I didn’t mind A Paragon of Her Kind so much. So that’s probably why I wasn’t disturbed at the news that this DLC would take place down there.

Still, the maps are a disappointing labyrinth, as if they took the Forbidden Oasis and put it underground. Therefore, don’t expect your map to be of much use. To quote Merlin, for every up there is a down, for every high there is a low: you’ll circle around like a madman (or madelf, or madwarf, depending on your own Inquisitor) before you get the hang of it.

Below the Deep Roads, the Uncharted Void awaits. We saw a glimpse of it during Origins, where Caradin kept his Anvil, and it wasn’t much different than your average Deep Road. Here it’s different, and for a very good reason since it turns out we are actully inside a Titan’s belly. And the scenario is awesome, though there’s so much humidity that we probably are in the Titan’s lower intestine (and, now that I think of it, that would make the Sha-Brytols his escherichia coli. One is only left to wonder what is his heart doing all the way down there.

Puzzles: the lyrium-addled mind strikes again

If the Temple of Mythal in the main game was a delight for all those puzzle-lovers out there, don’t expect anything like that in The Descent. All you get is Atari in its purest form, and one great line from the Inquisitor after solving the puzzle and unlocking a chest of equipment.

“Only a lyrium-addled mind would hide secrets behind such madness”

Words of wisdom.

dragon age - achievement - deep roads commander

Story and interaction with the main plot

The Inquisitor is called to investigate strange earthquakes, for no other reason aside from apparently being a friend of Orzammar. So you fight your way down, you fight your boss and then you go back up. The DLC starts as a side mission and ends up as one: no main interation is shown between those “earthquakes” and the Breach aside from some vague line on behalf of Valta, who says that apparently the Titan causing earthquakes was “disturbed by the Breach but is calm now”. No Corypheus subplot. No additional army gained for your final fight to save the world. No Skyhold content. The DLC actually encourages you not to go back to Skyhold: it provides you with your camp, your local wartable with local operations, your merchant, your weapon-making and weapon-enhancing machinery. You won’t even get to talk about it with Dagna, when you get back to Skyhold.

Achievements

There’s four of them: 3 of them are strictly related to the story, while the fourth one is optional and is gained through completing one operation on a special version of the War Table that gets installed in your main camp as soon as you get down to the Deep Roads. As in the main game, I have the feeling these achievements totally lack of imagination. You don’t get achievements for doing crazy stuff, the only challenge they present is boredome (see the infamous “Botanist” achiement that I still don’t have). They merely mark your progression through the story and rarely they record a specific choice you made (“On Burning Wings”). What happened to jewels like “Deep Roads Safari” or “That Thing Has Legs”? Why can’t we have fun achievements anymore? Achievements that are both fun to read and to play, possibly? Pretty please?

As a matter of fact, the “pretty please” applies to everything. This is certainly the kind of DLC that doesn’t make sense in Inquisition, where everything should be built upon on a sense of urgency, of doom upon the world. Hawke could have a Deep Roads Safari, if she wanted. The Inquisitor certainly shouldn’t. Not while there’s Corypheus to fight. And certainly not while there’s still a Dread Wolf to hunt. And one is left to wonder if we are ever going to get some post-ending content after all.

 

Il COBie, questo sconosciuto: verso un BIM per il Facility Management

Lo scorso luglio, è stata rilasciata la terza versione del National BIM Standard per gli Stati Uniti, un progetto che la National Institute of Building Sciences (parte della buildingSMART alliance) sta portando avanti a livello nazionale da diversi anni. Ciò che è importante capire, prima di addentrarsi in quello che a mio avviso è il capitolo più interessante di questa versione revisionata e corretta secondo le ultime direttive ISO/IEC, è che non si tratta di un documento governativo. Il pamphlet, un pacchetto di 50 documenti per un totale di 110 Mb in cartella compressa, costituisce una linea guida che mira a definire lo standard al di là e al di sopra dei formati proprietari, ma non costituisce normativa. La regolamentazione del BIM negli Stati Uniti è affidata ai singoli stati (si vedano per esempio le Design Guidelines and Standards messe a disposizione dallo stato del Wisconsin, o gli Ohio BIM Protocols), mentre a livello federale sono già disponibili protocolli di standard quali quello dell’U.S. Department of Veterans Affairs o il recentemente aggiornato National BIM Overview del GSA.

Ciononostante, il documento di buildingSMART offre alcuni strumenti interessanti, soprattutto in uno dei campi tutt’ora critici della “ruota” BIM: la manutenzione.


Utilizzo di IFC e COBie

Utilizzo di IFC e COBie

Il COBie, questo sconosciuto

Mi era già capitato di parlarne quando il National Bim Report britannico ci aveva informato che persino i nostri colleghi d’oltremanica continuano a fare un uso limitatissimo del formato COBie. Come giustamente dichiarava un saggio anonimo nel documento NBS:

…a lot of effort (and money) has been put
into COBie, but the whole Excel sheet concept
contradicts the fundamental principle of a
common data environment.

Vediamo qual è la risposta che la buildingSMART statunitense ci propone nel tentativo di sbrogliare l’ingarbugliato problema.


Un po’ di storia: il COBie e le sue origini militari

Tanto per cominciare, è sempre bene ricordare da dove nasce il formato.

I primi Business Process Models a supporto del COBie (Construction Operations Building Information Exchange) risalgono ad un U.S. Army Technical Report del lontano 2007, e l’esercito degli Stati Uniti ha continuato a lavorare ai processi pertinenti il ciclo di vita degli edifici fino a quest’ultima versione dell’NBIMS-US™ V3. Smettiamo quindi di sorprenderci se il formato ci appare un po’ rigido.

L’obiettivo della ricerca portata avanti da bSMART è utilizzare il business process modeling che ha portato alla nascita del COBie, ma combinandolo con i principi di management propri della produzione snella, in modo da portare a confronto lo stato dell’arte del BIM con i processi COBie-based. Il confronto, per quanto accademico, si rivela interessante ed è un primo passo verso la soluzione del problema alla base del collo di bottiglia creato dal COBie al termine del processo di progettazione BIM. Come, quindi, prepararsi al peculiare output di dati richiesto dal Facility Management? O, ancora meglio, come preparare il proprio modello in modo da mantenere intatta la “ruota” del BIM?


Premessa: i principi della produzione snella

Per meglio comprendere l’intelligente operazione di bSMART nel tentativo di avvicinarci al COBie, è necessario avere chiari i principi della produzione snella cui accennavo poco sopra.

Il termine, dall’inglese lean production, è stato coniato una quindicina di anni fa dagli studiosi James P. WomackDaniel T. Jones all’interno del loro libro The Machine That Changed the World (Harper Perennial, Novembre 1991), in cui analizzavano i processi virtuosi del sistema di produzione Toyota rispetto a quelli dei concorrenti. Ancora una volta, per inciso, la filiera delle costruzioni attinge a piene mani dal mondo dell’industria automobilistica che, non dimentichiamo, è stata la prima a teorizzare i concetti da cui deriva il nostro BIM.

Ma su quali principi si basa, in sintesi, la teoria della produzione snella?

Intanto è necessario partire una progettazione mirata, chiamata DFX ovvero Design for X. Si tratta di un’espressione utilizzata in ambito industriale ma estremamente attuale se trasferita nell’ambito delle costruzioni e indica un metodo di progettazione che sia già pensato non solo in base al ciclo di vita del prodotto ma anche all’ottimizzazione della sua realizzazione. La cosiddetta progettazione seriale viene disincentivata a favore di una progettazione mirata del singolo prodotto per la specifica esigenza e nello specifico contesto. Alcune declinazioni del Design for X applicato alla produzione industriale sono:

  • Design for Manufacturability (DFM) e Design for Economic Manufacturability;
  • Design for Producibility;
  • Design for Testability;
  • Design for Reliability;
  • Design for Installability (si veda l’annosa questione della Soft Clash Detection);
  • Design for Serviceability;
  • Design for Recycling;
  • Design for Environment;
  • Design for Assembly e Design for Disassembly.

Numerosi di questi approcci sono perfettamente applicabili alla progettazione architettonica. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

Secondo passaggio della produzione snella è la Gestione della Produzione secondo il principio Just in Time (JIT), che sposta il focus dalla logica push (produzione massimizzata di prodotti non ancora venduti) alla logica pull, ovvero alla produzione di quei soli prodotti già venduti o che si prevede di poter vendere nell’immediato futuro.

Terzo e ultimo passaggio è la valorizzazione del prodotto secondo il principio del Total Quality Management (TQM).

Di questi tre passaggi, per quanto siano estremamente attuali a tutti i livelli dell’industria delle costruzioni, bSMART si concentra sul primo, ovvero sul concetto di DFX, e prova a sviluppare un fusso di lavoro mirato al conseguimento di un outpout che sia “COBie-compliant”.


Life-Cycle Phase List

  • Study and Define Needs
  • Develop Design Criteria
  • Study Technical Feasibility
  • Communicate Results Decision
  • Develop Program – Space Program
  • Develop Program – Product Program
  • Prepare Invitation to Bid and Receive Proposal (Pre-Design)
  • Explore Concepts – Design Early
  • Develop Design – Design Schematic
  • Develop Design – Design Coordinated
  • Finalize Design – Design Final
  • Prepare Invitation to Bid and Receive Proposals (Post Design)
  • Respond to Pre-Proposal Inquiries
  • Develop Pre-Construction Plan
  • Identify Discrepancies
  • Prepare Submittal Information – Product Type Selection
  • Prepare Submittal Information – System Layout
  • Organize Submittal Information
  • Perform Submittal Review – Submittal Issue
  • Provide Resources
  • Execute Construction Activities
  • Perform Equipment Testing
  • Inspect and Approve Work
  • Define, Record and Certify Discrepancies
  • Closeout.

L’approccio di buildSMART si basa sul principio che una grande parte di queste fasi, specialmente le fasi preliminari che coinvolgono la committenza, non possano essere svolte direttamente sul modello ma debbano interfacciarsi con successo con input di dati in formato diverso. Per ogni fase del processo, il documento analizza i presunti vantaggi di utilizzare il BIM. Per molte voci, il vantaggio si riduce a un discutibile «Reproduction savings from reliance on electronic documents and the elimination of paper» (sia chiaro che non discuto i vantaggi economici dell’eliminare la carta stampata, quanto il fatto che ricorrere al BIM sia davvero condizione necessaria e sufficiente a far sì che l’utenza e gli operatori smettano di voler stampare i documenti di lavoro). Tuttavia è piuttosto interessante riportare ciò che viene enunciato come vantaggio alla voce Space Program:

  1. Design professionals typically re-enter the Owner’s space requirements into the system they use for space programming. COBie-formatted data permits data to be transferred directly from the Owner to the Architect or Planner’s system
  2. Requirements associated with each space are typically gathered and then documented on Room Data Sheets. COBie format would either eliminate the need to produce room data sheets or support automation of their production
  3. The Architect/Planner sends the Space Program to the Owner’s Representative for review. Currently, this is done by comparing 2 documents. Use of COBie format would permit automated checking.
  4. If the Architect/Planner could automate checking of his work product against the Owner’s requirements, then a rework/re-review cycle could be eliminated.

Gli stessi punti, con formulazioni diverse della frase, vengono ripetuti alla voce immediatamente successiva, Develop program: Product Program.

Ora, io capisco benissimo la necessità di lavorare tutti sullo stesso formato, dal momento in cui il BIM prevede che si lavori tutti sullo stesso “oggetto” chiamato modello (tralasciando il fatto che credo sia possibile, anche senza tradire lo spirito del BIM, far confluire all’interno dello stesso modello diversi formati di file, sotto forma di link).

CAD process

Schema di un tipico processo in CAD: i vari tipi di elaborati procedono secondo un flusso consequenziale.

 

BIM process

Schema di un processo BIM: i vari elaborati non sono altri che “viste” derivate dal database del modello.

Il problema principale del COBie in questo senso è che introduce, e teorizza come virtuoso, un formato di dati esterno ed estraneo al modello, che con esso deve interfacciarsi. La necessità quindi è quella di comprendere le necessità del formato e sviluppare protocolli che consentano l’esportazione rapida dei dati dal modello BIM nel formato desiderato, possibilmente conservando la possibilità di reimportare il feedback del cliente all’interno del modello senza ricorrere a lunghi e laboriosi data-entry completamente manuali.

Il flusso di lavoro così come teorizzato da X-Bim.

Il flusso di lavoro così come teorizzato da OpenBIM nel suo X-Bim Toolkit.

Ora, come qualunque buon informatico potrà dirci, l’operazione di per sé non è affatto complessa: tutto ciò che occorre conoscere è la mappatura dei campi, ovvero quali dati dal modello BIM devono essere fatti confluire in quali campi del formato COBie. Tuttavia, si tratta ancora di un processo che conserva la “variabile impazzita” del documento esterno. In circostanze che prevedono la redazione di un Room Data Sheet ancora prima che venga tirata la prima linea, questo è a mio parere inevitabile almeno fino al raggiungimento della fase “Explore Concepts – Design Early”. A partire da quella fase in poi, tuttavia, diventa una questione di priorità. È tecnicamente possibile infatti, secondo il principio del Design for X, impostare un intero modello perché contenga nelle giuste categorie e con la giusta denominazione tutti i parametri necessari a mantenere all’interno del modello i dati necessari al Facility Management. Anche utilizzando un software proprietario come Revit. Molti dei campi richiesti sono già utilizzati come parametri nella normale progettazione architettonica BIM.

Il Type Worksheet Schema (a titolo esemplificativo) richiede i seguenti parametri. Tra parentesi viene specificato il formato del campo così come richiesto:

  • Name (Alfanumerico)
  • CreatedBy (Contact.Email)
  • CreatedOn (data ISO del tipo 1900-12-31T23:59:59)
  • Category (PickList.CategoryProduct)
  • Description (Alfanumerico)
  • AssetType (PickList.AssetType)
  • Manufacturer (Contact.Email)
  • ModelNumber (Alfanumerico)
  • WarrantyGuarantorParts (Contact.Email)
  • WarrantyDurationParts (Numerico)
  • WarrantyGuarantorLabor (Contact.Email a due cifre)
  • WarrantyDurationLabor (Numerico)
  • WarrantyDurationUnit (PickList.DurationUnit)
  • ExternalSystem (di sistema)
  • ExternalObject (di sistema)
  • ExternalIdentifier (di sistema)
  • ReplacementCost (Numerico)
  • ExpectedLife (Numerico)
  • DurationUnit (PickList.DurationUnit)
  • WarrantyDescription (Alfanumerico)
  • NominalLength (Numerico)
  • NominalWidth (Numerico)
  • NominalWidth (Numerico)
  • ModelReference (Alfanumerico)
  • Shape (Alfanumerico)
  • Size (Alfanumerico)
  • Color (Alfanumerico)
  • Finish (Alfanumerico)
  • Grade (Alfanumerico)
  • Material (Alfanumerico)
  • Constituents (Alfanumerico)
  • Features (Alfanumerico)
  • AccessibilityPerformance (Alfanumerico)
  • CodePerformance (Alfanumerico)
  • SustainabilityPerformance (Alfanumerico)

Molti di questi parametri “non nativi”, possono essere facilmente implementati. Ulteriori funzionalità possono essere fornite agganciando i parametri, anziché a valori alfanumerici, ad un sapiente uso delle fasi (Allowed Value: PickList.DurationUnit).


Design for COBie: perché non farlo?

La risposta a questa domanda è semplice e non risiede né in una particolare difficoltà tecnica o di implementazione, né nella mancanza di uno standard ben documentato. La risposta, come spesso accade, risiede in una mancanza di committenza. Solo di recente mi sono imbattuta in un bando di concorso che richiedeva un modello BIM utilizzabile anche dal Facility Management. Su 8 punti aggiuntivi riservati al BIM, 1 punto soltanto veniva assegnato per i partecipanti che volessero spingersi in questo terreno inesplorato. Ora, volendo ricordare ancora una volta ciò che ha avuto modo di dire recentemente Lorenzo Bellicini del Cresme, il Facility Management costituisce una ghiotta fetta di mercato. Tuttavia questo mercato deve avere la lungimiranza necessaria ed essere pronto a retribuire adeguatamente progettisti e costruttori, per i quali il Design for COBie costituisce un investimento e uno sforzo, almeno in prima battuta, che non conosce precedenti. I Case Studies del  National Institute of Building Sciences parlano di un risparmio considerevole. Non posso fare a meno di domandarmi quando un tale risparmio, visibile solo all’invecchiamento dell’edificio, sarà effettivamente misurabile. Tuttavia, spero che non si debba aspettare così a lungo, e che una larga parte di committenza illuminata inizi a richiedere passi in tal senso. Solo da una richiesta effettiva e concreta da parte del mercato, sarà possibile sviluppare in modo effettivo ed efficace gli strumenti necessari al conseguimento del risultato.

Tuttavia, dato che siamo pionieri, ecco alcuni tool disponibili per chi volesse sperimentare con il formato:

Infine, è disponibile uno spreadsheet Google di buildingSMART : http://www.projects.buildingsmartalliance.org/files/?artifact_id=5445

Happy Birthday, Snoopy