"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

The Lost Seven #2

20120618-102700.jpg

Dopo un’attesa quasi sufficiente a farmene completamente dimenticare l’esistenza, esce il secondo volume di The Lost Seven, il manga che – in un’epoca in cui sembra andare di moda – prende la favola di Biancaneve e ne usa i nomi per un’avventura alla Final Fantasy: sette guerrieri erranti del clan Brai decidono di affrontare l’ignominia derivata dall’aver abbandonato le tradizioni del loro popolo, fuoriescono dalla tribù e si schierano con la giovane Biancaneve per sconfiggere Queen Rose, strega dello specchio che controlla i demoni. Poi ovviamente (?) Biancaneve muore, i guerrieri sconfiggono la malvagia strega ma vengono dispersi, il loro capo – creduto morto – è scagliato ai confini del mondo ed i prodi sei si danno alla vita sedentaria e tranquilla, e vissero tutti felici e contenti.
Beh.
Più o meno.
La storia riprende dieci anni dopo, con il ritorno di Tanrou, la scoperta della figlia della regina, Red Rose, e la promessa di aiutarla a riconquistare il suo castello dalle grinfie dell’imperatore demone, per redimersi. Dopo un numero in cui Tanrou e Hagun tentavano di rimettere insieme i sette, questo numero ci accompagna più a fondo nel mondo che Ko Ya-Sung crea per la sua avventura. Un mondo sicuramente non originale e molto simile ad altri esperimenti come quelli di Kaori Yuki, nato da fiabe e tradizioni occidentali, fiabesche e religiose, frullate dalla testa di un giapponese e guarnite con elementi tipici del seinen: la fanciulla che vuole combattere, il guerriero con un gigantesco spadone, il demone clown ed i mistici tatuaggi. Proprio da questi ultimi sembra voler prendere le mosse l’intreccio: sono loro, generati dall’uccisione della strega, a guidare le azioni di Tanrou contro i demoni, e da loro rinasce Queen Rose sotto forma di Prin-Rose, modellata dalle arti dell’unico a non riflettersi nello specchio Sephirot. Siete confusi a sufficienza, adesso?

Summertime

A Pilgrimage With No Shrine

The full German title of today’s book is Die Ringe des Saturn: Eine englische Wallfahrt — “The Rings of Saturn: An English Pilgrimage” — and it was written by W.G. Sebald, a German-born writer, essayist, poet, and literary scholar who lived much of his life

Read More »
music and theatre

Ma se io avessi previsto tutto questo

Francesco Guccini è stato una figura importantissima per la mia crescita e per il mio sviluppo personale. Sono cresciuta in una casa in cui il rapporto con la musica è stato quantomai particolare, almeno durante la mia infanzia, e l’avevo scoperto grazie all’intervento di due

Read More »
Summertime

Paths of the Mirror

Alejandra Pizarnik (1936–1972) was an Argentine poet, translator, and writer of Russian Jewish descent, and one of the most intense and influential voices of mid‑20th‑century Latin America. Born Flora Alejandra in Buenos Aires, she studied philosophy and literature but left academia to devote herself to

Read More »
Share on LinkedIn
Throw on Reddit
Roll on Tumblr
Mail it
No Comments

Post A Comment

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

RELATED POSTS

A Pilgrimage With No Shrine

The full German title of today’s book is Die Ringe des Saturn: Eine englische Wallfahrt — “The Rings of Saturn: An English Pilgrimage” — and it was written by W.G. Sebald, a German-born writer, essayist, poet, and literary scholar who lived much of his life

Read More

Ma se io avessi previsto tutto questo

Francesco Guccini è stato una figura importantissima per la mia crescita e per il mio sviluppo personale. Sono cresciuta in una casa in cui il rapporto con la musica è stato quantomai particolare, almeno durante la mia infanzia, e l’avevo scoperto grazie all’intervento di due

Read More

Paths of the Mirror

Alejandra Pizarnik (1936–1972) was an Argentine poet, translator, and writer of Russian Jewish descent, and one of the most intense and influential voices of mid‑20th‑century Latin America. Born Flora Alejandra in Buenos Aires, she studied philosophy and literature but left academia to devote herself to

Read More