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MK5 (1)

Durante questa edizione del MasterKeen a Lecco – ormai la quinta nella nostra avventura per la formazione di BIM Specialist che siano competenti, acuti, arditi e adattivi – ho adottato un approccio nuovo, sperimentale, un approccio ardito. Il corpo del corso si è naturalmente composto del consueto pacchetto di formazione relativo ai software (Revit, Dynamo, […]

Durante questa edizione del MasterKeen a Lecco – ormai la quinta nella nostra avventura per la formazione di BIM Specialist che siano competenti, acuti, arditi e adattivi – ho adottato un approccio nuovo, sperimentale, un approccio ardito. Il corpo del corso si è naturalmente composto del consueto pacchetto di formazione relativo ai software (Revit, Dynamo, Navisworks, ReCap) e relativo al processo (BIM ai vari livelli, partendo dal concetto di Model Uses e passando attraverso la definizione di LOD per arrivare ai nodi principali dell’interoperabilità quali IFC e COBie). Una delle definizioni della formazione quando è veramente efficace, tuttavia, è la possibilità dello studente di imprimere una sua direzione al proprio percorso. All’inizio del corso quindi, quando ho come di consueto aperto le danze, ho fornito un elenco di titoli di approfondimento appartenenti a diversi percorsi tematici: computational design, materiali innovativi, smart cities, robotica, realtà virtuale e aumentata, sociologia e collaborazione, geometrie descrittive e virtualizzazione. Questo l’elenco, per chi fosse curioso: una miscela di narrativa e saggistica, fiction e documentari, puzzle e adventure, tra libri, film e videogiochi.

Tra questi titoli, gli studenti hanno operato una selezione, determinando quattro percorsi tematici da cui sono scaturite altrettante lezioni monografiche, più una introduttiva:

  • realtà virtuale e aumentata, con il contributo del game designer torinese Gabriele Gallo;
  • Robotica;
  • Computational e generative design o, per dirla con le parole di Arturo Tedeschi, Algorithmic Aided Design;
  • Smart Cities, Hyperlocal e GIS.

A introdurre gli argomenti, una breve digressione per mettere in prospettiva l’approccio del nostro settore all’innovazione tecnologica e i trend dell’architettura di dopodomani (letteralmente: i trend del 2019).

MK5_01 - Introduzione

Storicamente, l’edilizia è un settore che resiste al cambiamento. Come mi ha fatto giustamente osservare il collega Alberto Pola, che non potrò mai ringraziare abbastanza per la riflessione, l’edilizia si comporta a tutti gli effetti come un settore primario: il settore secondario, in cui viene inserita l’edilizia, è il settore delle industrie ma la nostra, per quanto basata non solo sullo sfruttamento di risorse naturali, serve a rispondere a un bisogno primario di sopravvivenza (il secondo livello della piramide di Maslow, il bisogno di riparo e di sicurezza, è ancora nella sfera dei bisogni primari).

Come i settori primari, il nostro livello di digitalizzazione è molto basso. Se ricordate, ho già sfruttato questo spunto per rubare protocolli all’agricoltura: le guide per un project implementation plan sviluppate dalla FAO per la digitalizzazione delle cooperative agricole sono ottimi punti di partenza per un piano di implementazione del BIM in uno studio di progettazione. Ancora di più se si tratta di un’impresa di costruzioni, perché si misura con limiti squisitamente fisici.

Alla luce di queste considerazioni, parlando di innovazione tecnologica è necessario fare un’altra osservazione: storicamente l’uomo si rivela incapace di prevedere con successo quali tecnologie avranno successo o meno. La letteratura e la saggistica sono costellate di esempi fallimentari: nel 1909 un articolo del New York Times prevedeva che in un secolo avremmo visto la diffusione di biciclette volanti collegate a palloni aereostatici, negli anni ‘50 l’ingegnere missilistico Darrell C. Romick prevedeva la nascita di una stazione orbitale non troppo diversa dalla International Space Station, ma ospitante 20.000 abitanti e nel 1989 Robert Zemeckis ci aveva promesso che nel 2015 avremmo avuto la possibilità di comprare uno hoverboard. Da quest’ultima delusione, alcuni di noi non si sono ancora ripresi. Nell’affrontare quindi queste proiezioni, specialmente quando azzardano delle cifre, è necessaria cautela.

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Premettendo questo, ecco tuttavia i settori in cui si prevede che possa svilupparsi la nostra industria, con relativa sfida per noi BIM specialist.

  1. Realtà virtuale e realtà aumentata. Nelle parole di Toyōo Ito, «nell’era moderna, abbiamo due corpi: un corpo reale collegato al mondo tangibile e un corpo virtuale connesso a un mondo virtuale» (Tarzans in the Media Forest). Al tema abbiamo dedicato la giornata 2.
  2. Ecosistemi di dati. Si stima che il 95% dei dati di un modello BIM vadano perduti durante il ciclo di vita del progetto prima e dell’edificio poi: nodi cruciali sono le fasi di analisi (talmente cruciali che la PAS 1192-2 stessa prevede la possibilità di parlare di BIM Level 2 anche quando gli strumenti di analisi sono scollegati dagli strumenti di authoring), di fabbricazione e di facility management. Parte delle sfide nel BIM consistono nel trovare nuovi flussi di interoperabilità tra questi strumenti e gli strumenti di authoring. Senza questi flussi, il nostro lavoro non ha senso.
  3. Building Information Modelling. La fatidica data X circa l’obbligatorietà del BIM da decreto dovrebbe scattare tra pochi giorni. Tuttavia non è questo ciò che intendo quando parlo del BIM come trend di dopodomani: non dimentichiamo che nel 2019 scatterà l’obbligo del BIM per le opere pubbliche superiori a 100 milioni di euro. A oggi non esistono appalti di quella cifra. L’appalto che maggiormente si avvicina è la realizzazione del raddoppio della linea pugliese Corato-Andria, del valore di 70 milioni circa, mentre per la progettazione il carnet più alto è ben lontano dalla soglia: per la riqualificazione e adeguamento normativo del complesso ospedaliero di Foggia offre 9 milioni, mentre le altre opere (inclusa la progettazione per il nuovo inceneritore di Pero) offrono cifre di gran lunga sotto la soglia. L’obbligatorietà di cui si riempiono la bocca alcuni venditori di software e di servizi non è quindi il motore corretto del cambiamento, né peraltro un motore reale.
  4. Costruzione modulare. Il vantaggio della prefabbricazione, della costruzione off-site, della progettazione per moduli è indiscusso. Tuttavia il settore sembra resistere all’adozione di questi sistemi. I motivi sono troppo complessi per essere analizzati in questa sede: si rimanda alle ricerche dell’università di Brescia, recentemente molto attive sul tema. Il rapporto tra i software di BIM authoring e software per l’ottimizzazione degli elementi modulari può apparire semplice: il nostro Revit opera per componenti, quindi reagisce volentieri a sistemi modulari standardizzati. Il workflow non è così semplice, perché lo studio dei componenti da fabbricare (come si è detto) non può essere spinto con software di authoring che operano sulla scala dell’edificio quindi, tipicamente, si ricorre a Inventor. Si segnala Project Frog, un applicativo di interoperabilità tra Inventor e Revit sviluppato con Forge.
  5. Un nuovo calcestruzzo. Si stima che da qui ai prossimi quindici anni coleremo sul pianeta una quantità di calcestruzzo pari a 15.000 dighe di Hoover. La stessa diga di Hoover che è stata definita da Andrew Anagnost, CEO di Autodesk, un’opera che oggi non potremmo più permetterci in termini di sostenibilità ambientale. Eppure stiamo progettando di realizzarne altre 15.000. A livello di sostenibilità, una delle soluzioni verso le quali si sta lavorando è la realizzazione di nuovi materiali, adattivi, intelligenti, auto-operanti. Nelle parole di Mario Carpo, oggi possiamo progettare e costruire con materiali che hanno proprietà variabile a livello molecolare, se non sub-molecolare
  6. Droni. Uno degli elementi che ricorre spesso quando parlo di innovazione tecnologica riguarda le caratteristiche necessarie a una tecnologia per affermarsi (sia essa distruttiva o meno): tra queste, oltre alla facilità di utilizzo e l’accessibilità economica, ricorre la presenza di norme che ne facilitino l’adozione. Nel caso dei droni, questa parte sta venendo a mancare, con pesanti conseguenze sulla diffusione dell’innovazione stessa. Indipendentemente da questo, la nostra sfida odierna risiede nel trovare modi sempre più efficienti di processare i rilievi a nuvola di punti per trasformarle negli elementi di un modello informativo. Parte di questo argomento è stato affrontato nella giornata 4, parlando di algoritmi.
  7. Robotica. I dati che ci parlano della diffusione dei robot parlano di incrementi esponenziali, ma questo incremento non sembra aver ancora toccato l’industria delle costruzioni, al pari dell’agricoltura. La loro integrazione costituisce probabilmente un elemento di efficienza, ma fino ad oggi si rimane nel campo della sperimentazione. L’argomento è stato oggetto della terza giornata monografica.
  8. Cloud e Tecnologia mobile. Il settore delle costruzioni investe meno dell’1% in soluzioni IT. La scarsa diffusione dell’Information Technology rischia di essere un problema non da poco se dichiariamo di voler operare in ambiente BIM (la “I”, per rivelare un segreto conosciuto a pochi, è la stessa). Inoltre, la cosa al cloud degli strumenti di authoring non sembra volersi fermare, che l’infrastruttura tecnologica sia pronta o meno. Dovremo farci i conti.
  9. Uso del GPS. Quando si tratta dell’uso del GPS nelle costruzioni, specialmente nella gestione di un cantiere, gli ostacoli sono principalmente due: la mancanza di digitalizzazione dei tradizionali piani di gestione e la scarsa precisione dello strumento stesso. Negli ultimi anni, una cordata di produttori di tecnologia tra cui Samsung è riuscita a raggiungere una precisione al centimetro e nel prossimo anno si stima che il lancio di un centinaio di nuovi satelliti a uso civile vada a incrementare ulteriormente la precisione.
  10. Tecnologia indossabile. Per l’authoring ma soprattutto per la realizzazione in cantiere, si sta assistendo a un’integrazione delle tecnologie indossabili nelle nostre vite. Si tratta, al momento, di strumenti per lo più non quotidiani e sulla cui effettiva efficienza si può dibattere, ma realtà come Daqri devono rimanere sul radar di chi si occupa di edilizia.

Ogni giornata si è aperta con un percorso sviluppato dagli studenti, una breve lezione frontale e una serie di attività di rinforzo. Ma avrò modo di mostrare tutto questo, incluse le presentazioni degli studenti, nei prossimi articoli.

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