"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Ultimates #35

Potere Supremo #8 (Ultimate Power #8, da Ultimate Power #8 del dicembre 2007). Tempo fa, leggendo l’immonda saga di Loeb e Bianchi su Wolverine, mi domandavo "esiste qualcosa di peggio di Jeph Loeb?"
La risposta credo sia "Jeph Loeb su Ultimates" (ma leggete Onslaught Reborn se volete qualcosa di davvero immondo).
Che cosa succede in questo numero? Quello che succede in tutti gli altri: i personaggi si picchiano tra di loro. Attratto dal potere di Wanda (e il perché non l’ha ben capito nessuno), un altro Squadrone Supremo compare sulla terra dello Squadrone Supremo e inizia a picchiarsi sia con gli Ultimates che con gli Ultimate X-men che con gli Ultimate Fantastic Four che con lo Squadrone Supremo di partenza. A parte Thor che picchia Hyperion nudo, insomma, una cosa deprimente. Peggiorano le cose l’introduzione e le note di chiusura di… chi diavolo è l’editore di Ultimates? Cristiano Grassi? Non solo la sua prosa è orribile, non solo non trova niente da dire sull’albo (e di questo si potrebbe anche non fargliene una colpa), ma quel poco che dice è sbagliato. Destino è responsabile della tragedia verificatasi sulla terra dello Squadrone Supremo? Ma neanche per idea: nello scorso numero si vedeva chiaramente che Nick Fury aveva assoldato Destino per manomettere le sonde ad insaputa di Richards, ma si diceva anche piuttosto chiaramente che il responsabile del disastro era il tizio che interroga Reed. Un Destino innocente o quasi, ancora una volta, come spesso capita nell’universo Ultimate. E che dire del commento riguardo al ritorno di Destino dalla terra dei Marvel Zombie? Destino non c’è mai stato? Ma neanche per idea! Destino è ancora là, semmai, dato che questo è un bot. Siamo seri: li leggi gli albi che curi? Nel numero di Ultimate Fantastic Four in cui avveniva tutto questo, gualmente disegnato da Land, Destino era chiaramente quello vero: si era appena scambiato e riscambiato l’anima con Richards. Siamo seri, già l’albo è una pena… l’unica cosa che si salva è qualche battuta: la Cosa che urla "rivoglio indietro i miei soldi" dopo aver scoperto di essere stato truffato avendo combattuto non contro il vero Destino ma contro un robot, o l’Uomo Ragno aggrappato a Hulk che chiude l’albo dicendo "dì a zia May che farò tardi per cena". Ma in generale tutto è noia decompressa.

Visione #4 (Ultimate Vision #4, da Ultimate Vision #4 del luglio 2007). Se Ultimates è noia ben disegnata e con qualche uomo nudo, Ultimate Vision è noia ben disegnata e con un paio di tette meccaniche. Un po’ poco per piacermi, francamente, nonostante non abbia particolari preferenze preconcette tra un uomo nudo e un paio di tette. L’intera questione di Gah Lak Tus mi ha sempre fatto ridere, e qui si dimostra priva del pathos e del mordente che il personaggio dovrebbe avere anche nella sua versione Ultimate. Dima mi fa rivalutare la Elsie-dee recentemente ricomparsa su Exiles, il che è veramente tutto dire, e Tarleton è veramente orrendo. Dov’è finito poi tutto il tormento della Visione originale? Si è perso come una formica tra le tette di questa roba uscita da una parodia porno di Metropolis. Quando una storia di fantascienza dell’universo Marvel sarà finalmente una storia di fantascienza?

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Memoirs of Hadrian

Marguerite Yourcenar (1903–1987) was a Belgian-born French novelist, essayist, poet, and translator who became the first woman elected to the Académie française in 1980. No, I’m not kidding. Her full name was Marguerite Antoinette Jeanne Marie Ghislaine Cleenewerck de Crayencour; “Yourcenar” began as a pen

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Anne Michaels is a Toronto‑based Canadian writer who first gained attention as a poet before becoming internationally recognised for her fiction. Her writing is poetic and meditative, blending philosophical reflection on history, trauma, and ethics, and she’s best known for her debut novel Fugitive Pieces

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Born Konstantinos Petrou Kavafis in Alexandria in 1863, the poet known as C.P. Cavafy is regarded as the greatest modern Greek poet, though he spent much of his life in the cosmopolitan world of Alexandria. He wrote only about 200 poems, many of them published

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