"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Sherlock, il ritorno

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Eccolo. È tornato. La serie tv più breve e stuzzicante del 2010 è tornata con una seconda stagione altrettanto breve e altrettanto stuzzicante: lo Sherlock Holmes dei giorni nostri (un favoloso Benedict Cumberbatch, uomo da 600 parole al minuto) torna in compagnia del suo dottor Watson (Martin Freeman, presto o tardi Bilbo sul grande schermo), sempre alle prese con avventure liberamente tratte dalle opere di Conan Doyle ma, questa volta, ricalcanti più da vicino le loro fonti d’ispirazione. Li affiancano alcuni personaggi da un solo episodio, prima in testa Lara Pulvier nel ruolo di Irene Adler (episodio 1, A scandal in Belgravia, ricalcante da vicino il racconto Scandalo in Boemia), già vista in True Blood, Spooks e nell’improponibile Robin Hood di qualche tempo fa. La segue Russel Tovey (episodio 2, The Hounds of Baskerville, vera e propria versione moderna del Mastino originale) ed è quasi un inside joke vederlo interpretare il giovane rampollo perseguitato dal mastino, dopo averlo visto per tre stagioni nel ruolo di licantropo in Being Human. Deliziosi dettagli a parte (primo fra tutti l’espediente del cappello), la serie merita la visione anche solo per la regia frenetica, per la colonna sonora mostruosamente azzeccata, per l’uso spregiudicato delle sovraimpressioni e degli zoom. Un must di questa stagione, peccato mortale non vederlo.

Kathleen Jamie on Attention and Corridors

Kathleen Jamie is a Scottish poet and essayist, born in 1962, known for her prose and poetry about landscape, place, and everyday life. Findings is her essay collection of personal reflections, first published in 2005, and it moves through nature and cities, archaeology, hospitals, family

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