"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Nicholas de Monchaux – Spacesuits: Fashioning Apollo

All’interno dei percorsi che parlano di urbanistica digitale, includo spesso una pubblicazione apparentemente anomala, un libro di Nicholas de Monchaux in cui si parla delle tecnologie utilizzate per l’ingegnerizzazione delle tute spaziali durante la missione Apollo.

Nicholas de Monchaux
Spacesuits: Fashioning Apollo
MIT Press

Nicholas de Monchaux insegna al MIT dove è responsabile dell’architettura, è partner dello studio di architettura modem e fondatore della società di tecnologia del design Local Software, professore di architettura e design urbano, e Craigslist Distinguished Chair in New Media alla UC Berkeley, dove è stato anche direttore del Berkeley Center for New Media. Con i suoi lavori di progettazione ha partecipato alla Biennale delle Americhe, alla Biennale di Architettura di Venezia, alla Triennale di Architettura di Lisbona, al SFMOMA, allo Yerba Buena Center for the Arts, allo Storefront for Art and Architecture e al Museum of Contemporary Art di Chicago. È Fellow dell’Accademia Americana di Roma.

Il suo libro è “una storia architettonica e urbana” delle tute Apollo Spacesuit, ha vinto il premio Eugene Emme dell’American Astronautical Society ed è stato selezionato per l’Art Book Prize.

Nel 1968, l’allora vicepresidente degli Stati Uniti H.H. Humphrey nel tentativo di giustificare il denaro speso dall’amministrazione per la ricerca spaziale dichiarava:

«Le tecniche che porteranno l’uomo sulla Luna
saranno le stesse
di cui avremo bisogno
per ripulire le nostre città».

Le dinamiche che riguardano i tentativi di applicazione delle ricerche spaziali ad altri ambiti, sono oggetto del capitolo 19 del libro, intitolato “Cities and Cyborgs”. Ne ho scritto un pochino più nel dettaglio qui.
Per approfondire, dello stesso autore consiglio questo articolo, dal titolo “Space Suit And the City”.

 

 

Summertime

A Pilgrimage With No Shrine

The full German title of today’s book is Die Ringe des Saturn: Eine englische Wallfahrt — “The Rings of Saturn: An English Pilgrimage” — and it was written by W.G. Sebald, a German-born writer, essayist, poet, and literary scholar who lived much of his life

Read More »
music and theatre

Ma se io avessi previsto tutto questo

Francesco Guccini è stato una figura importantissima per la mia crescita e per il mio sviluppo personale. Sono cresciuta in una casa in cui il rapporto con la musica è stato quantomai particolare, almeno durante la mia infanzia, e l’avevo scoperto grazie all’intervento di due

Read More »
Summertime

Paths of the Mirror

Alejandra Pizarnik (1936–1972) was an Argentine poet, translator, and writer of Russian Jewish descent, and one of the most intense and influential voices of mid‑20th‑century Latin America. Born Flora Alejandra in Buenos Aires, she studied philosophy and literature but left academia to devote herself to

Read More »
Share on LinkedIn
Throw on Reddit
Roll on Tumblr
Mail it
No Comments

Post A Comment

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

RELATED POSTS

A Pilgrimage With No Shrine

The full German title of today’s book is Die Ringe des Saturn: Eine englische Wallfahrt — “The Rings of Saturn: An English Pilgrimage” — and it was written by W.G. Sebald, a German-born writer, essayist, poet, and literary scholar who lived much of his life

Read More

Ma se io avessi previsto tutto questo

Francesco Guccini è stato una figura importantissima per la mia crescita e per il mio sviluppo personale. Sono cresciuta in una casa in cui il rapporto con la musica è stato quantomai particolare, almeno durante la mia infanzia, e l’avevo scoperto grazie all’intervento di due

Read More

Paths of the Mirror

Alejandra Pizarnik (1936–1972) was an Argentine poet, translator, and writer of Russian Jewish descent, and one of the most intense and influential voices of mid‑20th‑century Latin America. Born Flora Alejandra in Buenos Aires, she studied philosophy and literature but left academia to devote herself to

Read More