"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

M’aggio affittato nu camello, m’aggio accattato nu turbante…

Caravan petrol, caravan petrol,
caravan petrol, caravan petrol,
caravan…
M’aggio affittato nu camello,
m’aggio accattato nu turbante,
nu turbante a’ Rinascente
cu o pennacchio rosso e blu…
Cu u fiasco ‘mmano e o tammuriello
cerco o petrolio americano,
mentre abballano e beduine,
mentre cantano e ttribbù…

Comme sì bello
a cavallo a stu camello
cu o binocolo a tracolla,
cu o turbante e o narghilè…
Uè, si curiuso
mentre scave stu pertuso,
scordatello, nun é cosa:
cà o petrolio nun ce sta…
Allah! Allah! Allah!
ma chi t’ ha ffatto fa’?
Comme sì bello
a cavallo a stu camello
cu o binocolo a tracolla
cu o turbante e o narghilè!

Cu o fiasco ‘mmano e cu o camello,
cu e gguardie annanze e a folla arreto
‘rrevutà faccio Tuleto:
nun se pò cchiù cammenà…
Jammo, é arrivato o pazzariello!
s’é travestito ‘a Menelicche,
mmesca o ppepe cu o ttabbacco…
chi sarrà st’Alì Babbà?

Comme sì bello
a cavallo a tu camello…(ecc.)

Allah! Allah! Allah!
ma chi mm’ha ffatto fa’?
Comme so’ bello
a cavallo a stu camello,
cu o binocolo a tracolla,
cu o turbante e o narghilè!

Qualcuno di voi forse ricorderà la canzone di Renato Carosone Caravan petro’, di cui incollo il testo qui accanto per i più distratti…
Ecco, non paghi della lezione, giungere in Italia… ma che sto facendo? Lasciamo la parola a qualcuno con una penna migliore, che ha scritto della cosa su Repubblica.

Salviamo Val di Noto dalle trivelle dei petrolieri

di ANDREA CAMILLERI

Caro direttore, i milanesi come reagirebbero se dicessero loro che c’è un progetto avanzato di ricerche petrolifere proprio davanti al Duomo? Rifarebbero certo le cinque giornate. E i veneziani, se venissero a sapere che vorrebbero cominciare a carotare a San Marco? E i fiorentini, sopporterebbero le trivelle a Santa Croce? I rispettivi abitanti che ne direbbero di scavi per la ricerca del petrolio a Roma tra i Fori imperiali e il Colosseo, a piazza De Ferrari a Genova, sulle colline di Torino, a piazza delle Erbe, a piazza Grande, lungo le rive del Garda?
Non si sentirebbero offesi e scempiati nel più profondo del loro essere? Ebbene, in Sicilia, e precisamente in una zona che è stata dichiarata dall’Unesco "patrimonio mondiale dell’umanità", il Val di Noto, dove il destino e la Storia hanno voluto radunare gli inestimabili, irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco, una società petrolifera americana, la "Panther Eureka", è stata qualche anno fa autorizzata, dall’ex assessore all’industria della Regione Sicilia, a compiervi trivellazioni e prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. In caso positivo (positivo per la "Panther Eureka", naturalmente) è già prevista la concessione per lo sfruttamento dell’eventuale giacimento.
In parole povere, questo significa distruggere, in un sol colpo e totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra d’arricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e indispensabile per tutti. E inoltre si darebbe un colpo mortale al rifiorente turismo, rendendo del tutto vane opere (come ad esempio l’aeroporto Pio La Torre di Comiso) e iniziative sorte in appoggio all’industria turistica, che in Sicilia è ancora tutta da sviluppare.
Poi l’inizio dei lavori è stato fermato, nel 2003, dal Governatore Cuffaro su proposta dell’allora assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, di Alleanza nazionale, in prima fila in questa battaglia.
Ma è cominciato quel balletto tutto italiano fatto di ricorsi all’ineffabile Tar, rigetti, annullamenti, rinnovi, sospensioni temporanee, voti segreti, vizi di forma e via di questo passo ( ma anche di sotterranee manovre politiche che hanno sgombrato il campo dagli oppositori più impegnati).
E si sa purtroppo come in genere questi balletti vanno quasi sempre tristemente a concludersi da noi: con la vittoria dell’economicamente più forte a danno degli onesti, dei rispettosi dell’ambiente, di coloro che accettano le leggi. E i texani, dal punto di vista del denaro da spendere per ottenere i loro scopi, non scherzano.
Vogliamo, una volta tanto, ribaltare questo prevedibile risultato e far vincere lo sdegno, il rifiuto, la protesta, l’orrore (sì, l’orrore) di tutti, al di là delle personali idee politiche?
Per la nostra stessa dignità di italiani, adoperiamoci a che sia revocata in modo irreversibile quella contestata concessione e facciamo anche che sia per sempre resa impossibile ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e distruggere, in ogni parte d’Italia, i nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili.

(7 giugno 2007)

Repubblica ha istituito una petizione, che sta riscuotendo fortunatamente un certo successo, da firmare a questa pagina. Vi invito caldamente a prendervi parte.

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6 Comments
  • utente anonimo
    Posted at 10:13h, 10 June Reply

    GRAZIEEEEEEEEEE….

    Carmela ….dal Val di Noto

  • Shelidon
    Posted at 09:16h, 11 June Reply

    Dovere.

  • Njord
    Posted at 13:11h, 11 June Reply

    m’aggio di qui, m’aggio dilà…uhee Paisà! Ch’é sii juto pure tu in miezzo o desierto?! …e i ffoto, ne hai fatte?!

    ;-)

  • Shelidon
    Posted at 14:27h, 11 June Reply

    ueh, testina, esagera minga che capissi nagòt… :-p

  • babilonia61
    Posted at 14:51h, 11 June Reply

    ..grazie Shelidon, già fatto, la cosa non può passare inosservata…

    Un abbraccio.

    Felicità

    Rino, da queste belle parti

  • Shelidon
    Posted at 15:27h, 11 June Reply

    Grazie a te, Rino: ho scoperto la petizione proprio visitando il blog di una delle tue commentatrici, quindi in un certo senso se non fosse stato per te…

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