Un BIM Execution Plan per la ricostruzione

Questo sabato 18 aprile, avrò il piacere di dare il via ad un ciclo di quattro lezioni in cui si vedrà la stesura collettiva di un BIM Execution Plan, il piano d’esecuzione di un progetto BIM. In particolare svilupperemo il nocciolo del piano, ovvero la parte relativa a: definizione ad alto livello di obiettivi e […]

Questo sabato 18 aprile, avrò il piacere di dare il via ad un ciclo di quattro lezioni in cui si vedrà la stesura collettiva di un BIM Execution Plan, il piano d’esecuzione di un progetto BIM. In particolare svilupperemo il nocciolo del piano, ovvero la parte relativa a:

  • definizione ad alto livello di obiettivi e usi del modello;
  • individuazione delle loro ricadute sulle diverse discipline;
  • definizione dettagliata dei livelli di sviluppo per le categorie di oggetto coinvolte negli usi;
  • individuazione delle tecniche di authoring, analisi e documentazione più adatte agli usi;
  • definizione degli output più adatti al conseguimento dell’uso.

Per l’occasione, si è scelto un tema di grande attualità: la riconversione di un edificio scolastico secondo nuovi parametri di educazione sanitaria e distanziamento sociale.

Indipendentemente dal corso, vorrei prendermi cinque minuti per parlarvi del perché e di che cosa mi attendo di poter condividere con voi a valle di questa attività.

Mettetevi comodi.

Perché l’edilizia scolastica?

Nella gestione delle emergenze, c’è un punto cruciale ben noto a chiunque abbia mia lavorato a contatto con la Protezione Civile, con l’esercito (non importa il Paese) o con qualunque altra organizzazione che si occupa di gestione delle crisi: che aspetto avrà l’alba del giorno dopo. E se state pensando “è presto per preoccuparsi del dopo”, o addirittura “non sappiamo se ci sarà un dopo”, avete centrato esattamente uno dei punti cruciali del problema. Se i team di gestione dell’emergenza si occupano di assicurarsi che quel domani ci sia, è necessario che qualcuno lavori anche all’assicurarsi che il domani non sia peggio di oggi.

Ricordate la nostra visita ad Amatrice per il Forma Mentis Innovaction Award di quest’anno? Anche in quel caso trattavamo un tema simile, ovvero quello della ricostruzione, e i nostri ragazzi stanno continuando a lavorarci, nonostante l’emergenza, naturalmente con una serie di nuovi spunti alla luce delle quali sembra impossibile non riconsiderare il nostro approccio alla progettazione di uno spazio pubblico.

Ed è proprio questo il punto.

La richiesta di rispettare il cosiddetto distanziamento sociale è solo uno dei dettami che ha trasformato le nostre vite, in questo momento, ma è uno di quelli che sembra destinato a rimanere con noi molto a lungo, anche all’uscita della prima fase di questa gestione dell’emergenza.

Il ruolo dei progettisti in questo momento è enorme: sono in gioco la sicurezza nei cantieri, un problema prioritario per non bloccare il Paese, ma anche la logistica e il funzionamento di tutti quegli spazi la cui progettazione efficiente passa necessariamente per uno studio dei flussi e dell’interazione tra le persone. Ne ha parlato il BIM manager di One Works al convegno di Firenze, non più tardi di settimana scorsa, facendo eco a quanto detto dal suo titolare Giulio De Carli in un’intervista del 7 aprile. Sono tutti settori per i quali non posso che chiamare alle armi i colleghi.

C’è un problema in particolare, tuttavia, che non credo possa essere rimandato perché, parlando di pensiero strategico, ci si gioca il futuro del Paese non a brevissimo né a breve termine, ma sulla media durata. Si tratta della scuola. In questo momento abbiamo la responsabilità di garantire non solo istruzione ma anche momenti di sviluppo e crescita, intellettuale e sociale, ai nostri ragazzi. E purtroppo chiunque si illuda di poter tornare alla normalità entro qualche mese è tragicamente in negazione.

Si parla quindi di equipaggiare le scuole per poter garantire il servizio anche nell’ipotesi che alcune delle attuali misure di sicurezza permangano.

Stiamo parlando di mascherine, quindi, e della famosa distanza di un metro, ma anche di sanificazione e di un’educazione sanitaria mirata. Ne hanno parlato di recente sia Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, che Lucia Azzolina, ministro della Pubblica Istruzione. Parte di questi ragionamenti trovano spazio nel decreto legge nr22 dell’8 aprile 2020, in particolare nell’Art.2: Misure urgenti per l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020/2021 che mette le basi per il proseguimento della didattica on-line anche nel prossimo anno. Ma in molti hanno sollevato la necessità di approcciare il problema in modo più radicale: ha sollevato il problema Cristina Grieco, dirigente scolastico e assessore della regione Toscana, e lo stesso ministro Azzolina ha dovuto ammettere che «è uno dei tanti scenari a cui stiamo lavorando».

Per il pubblico impiego, secondo il ministro per la pubblica amministrazione Fabiana Dadone, la strada tracciata sembra chiara.

«Necessità di contingentare l’accesso agli spazi comuni, mense, aree di attesa, con la previsione di una ventilazione o aerazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta all’interno di questi spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza»

Perché per la scuola dovrebbe essere diverso?

Il piano d’esecuzione

Su questi spunti, come vi dicevo, ho quindi deciso di basare la redazione di un piano d’esecuzione per un ipotetico progetto di riconversione delle strutture scolastiche. Non potremo concentrarci su tutto ma, facendo leva sulle singole esperienze degli iscritti al corso, spero di riuscire a toccare almeno alcuni punti cruciali, tra cui:

  • la verifica sul dimensionamento degli spazi;
  • l’analisi dei flussi tramite modellazione basata su agenti;
  • l’adeguamento impiantistico;
  • la ridefinizione parametrica dei layout;
  • l’inserimento di strumenti di misurazione o sensoristica dedicati, quali ad esempio quelli di rilevazione della temperatura corporea.

Molto dipenderà dalle competenze specifiche e dalle suggestioni del gruppo.

E poi?

E poi non lo so. Lavorando bene, spero che alcuni degli spunti sviluppati nel piano d’esecuzione possano essere la base per lanciare altrettante iniziative di sviluppo e coding (chiamiamole pure hackathon, se vogliamo) che ci consentano di sviluppare alcuni strumenti mancanti per l’analisi e la riconfigurazione dei nostri spazi.

Vi segnalo nel frattempo che stanno fiorendo altre iniziative che mirano ad occuparsi di come avrà risposto il mondo esaurita la fase acuta della crisi: Paola Pierotti ci ha recentemente proposto la piattaforma D.O.P.O. (Design-Oriented Postpandemic Opportunities), da un’idea di Flavia Brenci, Maurizio Carta e Mosé Ricci, e mi sento di segnalare anche Idea Sospesa, la cui chiamata si chiude il 25 aprile.

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