"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Philiph Roth è ovunque

Philiph Roth è ovunque, e per la gioia del mio amico telematico Robert Liberazione di ieri pubblicava questo articolo che, sempre per la sua gioia, riporto. Poi non dica che non gli dedico mai i post. *__^

"Il lamento di Portnoy" di Philip Roth: la masturbazione diventava romanzo – Renzo Paris

Il lamento di Portnoy di Philip Roth uscì quarant’anni fa, nel 1967, e fu subito un successo internazionale. Il protagonista, il trentatreenne Alex Portnoy, seduto nello studio del suo analista tedesco, si esibì in un lungo allegro atto d’accusa contro la sua cultura ebraica e l’intera sua famiglia, formata da una madre debitamente ossessiva nella sua religiosità conformista, da un padre sofferente di stitichezza e inquadrato quasi sempre alle lunghe sedute in bagno e una sorella grassottella. Fin da piccolo il nostro eroe vide nell’immagine della madre tutte le altre donne e in loro l’immagine della madre. Questo fu il suo grande peccato freudiano, che lo portò a esercitarsi fino a diventare un vero professionista nell’arte della masturbazione. Alex recita, sproloquia, ironizza davanti a un analista silenzioso. Non c’è attimo della sua vita riguardante il sesso che non sia rivisitato in maniera fintamente drammatica. La madre di Alex lo vorrebbe un uomo riuscito dal punto di vista dei soldi, mentre il padre sembra un fallito in quel suo fare il tappetino davanti a sua moglie, che lo controlla alla perfezione. Naturalmente lo vorrebbe anche un perfetto ebreo, frequentante la sinagoga, pronto a distinguersi nei confronti del modo di vita americano. Alex fa di tutto per essere un adolescente pulito, corretto, bravo a scuola, ma per la madre rimane pur sempre un irresoluto, un mollaccione, che invece di studiare per accumulare denaro se lo trastulla in bagno, impedendo a tutta la famiglia di servirsene all’occorrenza. L’analista, paziente, ascolta le sue disavventure amorose con donne dove intravede pur sempre la micidiale madre. Fino a imbattersi in una libertina, che lo spinge a fare l’amore a tre con una prostituta romana, dalla quale teme di essersi beccato le peggiori malattie veneree. L’assatanata di sesso però vorrebbe essere sposata proprio da lui e lo ricatta, minacciando un suicidio plateale, da una finestra di un albergo ateniese. Di inetti oblomoviani come Alex è piena la letteratura del Novecento, ma mai nessuno si era spinto così in avanti nell’autoanalisi selvaggia. Ne viene fuori un ritratto dell’America della fine degli anni Sessanta al vetriolo, senza risparmiare l’ebraismo da cui proviene. Alex non ha nessuna voglia di diventare uomo sposandosi e mettendo su famiglia, non gli interessa la religione. Ha un lavoro che lo soddisfa, una specie di volontariato moderno nei confronti dei neri, della parte più povera e sofferente della società americana. Proprio non sopporta i sorrisini di sua madre quando diventa un personaggio di successo e non sente di avere proprio nulla da rimproverarsi. Il motore di tutto il lungo lamento è il pisellino del protagonista, che scandalizzò i lettori americani al punto da costringere l’autore ad abbandonare la sua città, visto che veniva considerato un pazzo. Roth ha sempre coniugato nei suoi romanzi la letteratura alla vita, con esiti davvero esilaranti per quel modo di raccontare altamente comunicativo e allegramente ironico. A ben vedere ha scritto sempre lo stesso romanzo, ma Lamento di Portnoy spicca per la vitalità narrativa. Si tratta di un romanzo che ha agito nell’immaginazione dei sessantottini di più di Eros e civiltà e dell’ Uomo a una dimensione di Marcuse, molto di più de La rivoluzione sessuale di Reich. La rivoluzione sessuale di Alex era quella di tutta una generazione di rivoltati che vedevano nella religione ebraica qualcosa di molto simile a quella cattolica, di cui volevano liberarsi. Allora la repressione sessuale era all’ordine del giorno. Oggi un trentenne stenta a riconoscersi in quei temi, proprio perché, subito dopo, il sesso è diventato l’argomento principe della pubblicità. Chi è stato educato dalle cassette porno, può anche sorridere dinanzi alle lagnanze di Alex, ma non può non vedere in lui un suo antenato. Oggi forse la depressione di Alex lo porterebbe a partire, lancia in resta, contro le fabbriche del sesso, come un personaggio del francese Houellebecq, ma certo mai puntando alla riscoperta di una interiorità misticheggiante. I romanzieri italiani che portano il segno di Roth non sono pochi, fino a Alessandro Piperno. Ma quello che da noi non abbiamo, nonostante la diffusione del linguaggio televisivo, è proprio lo slang di quel romanzo, comprensibile a tutti. Lo slang da noi ancora non esiste a pieno, come del resto una certa cultura psicanalitica. Anzi si è sempre guardato con diffidenza a Freud e a Jung nel nostro paese cattolico e ignorante. Oggi Alex avrebbe più di settant’anni ma sono sicuro che da qualche parte in America è sempre lì, a sproloquiare da solo sulle sue successive avventure. Roth non aveva bisogno di scrivere la continuazione del Lamento . Lo ha fatto con i suoi successivi romanzi, sia pure cambiando nome, fino all’ultimo, dove parla della morte. Un vero scrittore scrive sempre lo stesso libro, ispirandosi alla sua biografia, mentre oggi la maggioranza dei giovani romanzieri italiani sono catturati dalle differenti identità, evitando accuratamente di confrontarsi con i propri dolori. Roth ha inventato un "romanzo personale" in un’epoca che iniziava a dirsi post-moderna, dalla cui lettura il lettore non è mai uscito indenne. Il filo è pur sempre la sessualità, quella masturbazione che fu dei grandi, da Lucrezio a Leopardi, che ancora oggi, al solo nominarla, arriccia il naso a molti. Quella pratica sessuale è legata a filo doppio all’immaginazione, che non ambiva al potere, come quella dei sessantottini, ma che riportava con i piedi per terra, a fare i conti con la famiglia e la cultura d’origine. Vi pare poco?

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3 Comments
  • coaloalab
    Posted at 14:07h, 24 May Reply

    Grazie Chérissime Amie.

    In qualche modo – e scusa se tifo per il mio giornale “Il Sole” – sono i temi discussi dal grandissimo Luigi Sampietro tempo fa (vedi miei post). Mi piace, comunque, che si parli dello scrittore americano, uno dei pochi “celebri” che sappia scrivere!

    A presto

  • Shelidon
    Posted at 14:28h, 24 May Reply

    Purtroppo è un bel po’ che non riesco a prendere in mano l’inserto della domenica… e nel servizio di rassegna stampa cui sono iscritta Il sole non è compreso. Fare l’abbonamento per leggere solo l’inserto della domenica un po’ mi secca. Comunque non temere, ogni tanto mi arriva qualche eco, come dal tuo blog.

    A presto.

  • coaloalab
    Posted at 16:01h, 24 May Reply

    Dovrò provvedere!

    Non puoi farne a meno, soprattutto quando scrivo le mie piccole cose!

    A tra poco, sto leggendo

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