"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

La sindrome dello shopping

Come promesso, ho letto il libro della nostra commessa. E come promesso, spendo due parole a riguardo.

Innanzitutto, cosa non è questo libro? Beh, questo libro non è un romanzo, come recita la copertina. Figlio naturale del blog da cui nasce, è più che altro una raccolta di episodi, di aneddoti con un filo logico interno ma, a parte gli episodi di apertura e chiusura, nessuna sequenzialità cronologica. Carenza nella struttura e nell’architettura del libro? No. O almeno è quello che penserei se non fossi a conoscenza del blog: l’espediente narrativo di presentare storia e personaggi in modo non lineare, ma procedendo avanti e indietro nel tempo, trasforma quello che forse sarebbe un romanzo godibile ma dimenticabile nell’antologia che vorrebbe essere, il famoso “stupidario della moda” ma anche il “libro sul difficile compito della vita” oltre che, aggiungo, un’amara riflessione pirandelliana sull’assurdità del nostro vivere. Ma è proprio questo il punto. Espediente letterario o retaggio spurio avanzato nel transito non completo da una forma (il blog) all’altra (il libro)? Domanda di non facile risposta leggendo il libro. Perché se a tratti sembra una scelta, quella di ripetere l’incipit ad ogni episodio in varie forme legandolo in una connessione naturale a ciò che sta per essere raccontato, d’altro lato a volte si ha l’impressione che ci sarebbe stata la volontà di rendere il tutto più lineare, ma che in qualche modo e in qualche punto la volontà si sia ritirata lasciando un prodotto sospeso tra due forme e tra due intenti.
E ugualmente lasciata in sottofondo rimane la riflessione pirandelliana di cui sopra, la stretta relazione più volte accennata tra il mondo del teatro e quello dello shopping, tra l’ansia di apparire e l’ansia di scomparire, tra le difficoltà del vivere e la necessità di acquistare qualcosa, qualunque cosa, per scacciare l’amarezza,tra l’impossibilità apparente di afferrare i propri sogni e il desiderio di acquistare quella cosa, quella cosa in grado di trasformare la vita. Una riflessione più volte gettata tra le righe e spesso sviluppata ben oltre l’accenno, ma che sembra non evolvere e non concludersi. Forse perché una risposta alla domanda “cosa diavolo prende a certe signore” non esiste, o se esiste solo Pirandello in persona la saprebbe esprimere. O forse perché l’organicità con cui mi sarebbe piaciuto vedere sviluppato questo aspetto mal si confà alla prima caratteristica del libro, la disorganicità latente, che pure mi è piaciuta. Che stia diventando anch’io una madame incontentabile? Ma no. Il libro è delizioso e deliziosamente agghiacciante, divertente e sconcertante, un ottimo esempio di quell’umorismo pirandelliano citato dall’autrice stessa. Eppure non sarebbe stato fantastico trovare un’alchimia per cui gli episodi slegati fossero uniti da un discorso lineare sulla mente bacata dell’uomo moderno? Un’idea che lascio alla bella commessa, magari per un secondo volume o per un futuro La sindrome della pagella.

Ok, ma cos’è questo libro? Una carrellata di ritratti e personaggi, dalla cleptomane di carta igienica a Calogero l’addetto allo sportello informazioni, dalla coinquilina Lea a Veronica con il suo Pippo, dal fidanzato che “è ancora troppo piccolo” alla gentile Magda con il suo sgabuzzino in affitto, dall’impiegata delle poste agli incorreggibili genitori. Personaggi in cerca d’autore? Macché. Personaggi in cerca di una “maglietta per fare un po’ festa, ma non proprio festa, solo un po'”. Personaggi che, se non fossero comici, sarebbero terrificanti. Ma in fondo, ci racconta Francesca, non è proprio questo l’umorismo?

Consigliato a chi ha sempre pensato che ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato dentro di noi ma che, in fondo, andasse bene lo stesso.
Consigliato a chi almeno una volta nella vita ha avuto a che fare con gli stravaganti desideri di qualche cliente (parola di architetto).
Consigliato a Damiani, a Francesca e Federica, a Santafé. E, perché no, anche a tutti gli altri.

Ah, a proposito, sono quasi cascata dal letto nel trovarmi tra i ringraziamenti finali. Troppo onore!

La sindrome dello shopping
di MariaFrancesca Venturo
Newton & Compton
189 pagine, Softback – € 12,90

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