"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Black Butler

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Semplicemente delizioso come non se ne vedevano da tempo: era da Angel Sanctuary che non si vedeva una miscela così perfetta di ambientazione dark, personaggi ambigui e trame complottiste e, chi mi conosce lo sa, quando paragono qualcosa ad Angel Sanctuary significa che mi sta veramente piacendo. Black Butler (黒執事, Kuroshitsuji per gli amici, per tutti quelli che vogliono fare i fighi e per tutti coloro che l’hanno conosciuto prima tramite l’anime) è forse la prima opera veramente originale di Yana Toboso, a meno che non siate coraggiosi a sufficienza da affrontare Rust Blaster, la storia di un umano e di un vampiro che frequentano una scuola mista per vampiri e umani e… sì, so cosa state pensando, sono d’accordo. Dicevo, Black Butler è la prima opera veramente originale di Yana Toboso e narra la storia del giovane Earl Ciel Phantomhive (シエル・ファントムハイヴ), ultimo della sua casata dopo che un misterioso e truculento omicida ha assassinato i suoi genitori: quale miglior situazione per giurare vendetta e stringere un patto con un demone? E se il demone in questione è un affascinante spilungone dai mille talenti, prototipo del perfetto maggiordomo, personalmente potrei pensare a stringere il patto anche senza sete di vendetta e genitori assassinati. Sebastian Michaelis (セバスチャン・ミカエリス) sa fare tutto: dal giardinaggio alla cucina, senza trascurare lo spirito di improvvisazione che ogni buon maggiordomo deve avere, specie se i suoi collaboratori sono gente come Bardroy (バルドロイ), il cuoco piromane unabomber, Finnian (フィニアン), il giardiniere con il pollice verde di Attila, o Mey-Rin (メイリン), la cameriera con serie malformazioni ai centri dell’equilibrio. Ma la cura della casa non è tutto. Ciel conduce una seconda attività, per conto della Regina, e nel tenere sotto controllo la malavita londinese fa decisamente comodo avere al proprio fianco un maggiordomo diabolico.

note to self

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