BIM4Heritage: una prospettiva britannica (1)

Si è fatto un gran parlare di BIM per il patrimonio storico di recente, tra esigenze di particolari clienti, il convegno di Firenze e il corso di BIM Execution Planning che sto tenendo in queste giornate di fine giugno. Ho recuperato quindi un po’ di bibliografia, talvolta recente e talvolta ormai datata: casi studio, proposte […]

Si è fatto un gran parlare di BIM per il patrimonio storico di recente, tra esigenze di particolari clienti, il convegno di Firenze e il corso di BIM Execution Planning che sto tenendo in queste giornate di fine giugno. Ho recuperato quindi un po’ di bibliografia, talvolta recente e talvolta ormai datata: casi studio, proposte di standard, buone pratiche. Tra i diversi filoni che si ritrovano sull’argomento, oltre a una scuola statunitense che è punto di riferimento sul rilievo e diverse esperienze eccellenti italiane, spicca una serie di pubblicazioni curate, tra il 2016 e il 2018, dal COTAC britannico, il Council on Training in Architectural Conservation. Trovate le loro pubblicazioni a questo indirizzo.

Tra i testi che abbiamo utilizzato in aula e che consiglio vivamente come strumento di riferimento, le due parti del loro Integrating HBIM Framework Report, entrambi del febbraio 2016, ovvero:

  • Part 1: Conservation Parameters;
  • Part 2: Conservation Influences.

Sono entrambi testi precedenti alla ISO 19650, molto è accaduto dal 2016 ad oggi e non solo sul fronte normativo. Sono comunque testi straordinariamente rilevanti, specialmente il secondo, per l’approccio disciplinare specifico che adottano nel fornire linee guida per l’utilizzo del BIM in contesto di valore storico-culturale.

Conservation Parameters

Il primo documento si occupa, fondamentalmente, di mettere a sistema l’intervento in contesto storico con il Construction Industry Council Framework, con le attività tradizionalmente delineate attraverso le 8 fasi britanniche (da 0 a 7) e sistematizzate in specifiche di processo come il RIBA Plan of Work. Le integrazioni esplicite con altre linee guida sono quelle con:

  • le ICOMOS Education and Training Guidelines del 1993;
  • il BS 7913: 2013, Guide to the conservation of historic buildings;
  • i Conservation Principles pubblicati da Historic England nel 2008.

In particolare, lo fa rimappando le fasi con le seguenti:

  • 0: Identification of Asset Strategy, normalmente Strategy;
  • 1: Research Significance and Value + Legislation Preliminary Survey, normalmente Brief;
  • 2: Determining Options, normalmente Concept;
  • 3: Identifying + Determining Survey Needs, normalmente Definition;
  • 4: Determining Intervention, normalmente Design;
  • 5: Physical Intervention, normalmente Build + Commission;
  • 6: Handover, normalmente Handover + Closeout;
  • 7: Operation, Maintenance and Future Evolution, normalmente Operation + End of life.

Se avete dei dubbi circa le fasi britanniche, ne ho scritto qui.

Per ciascuna fase, le linee guida BIM4heritage specificano puntualmente alcune azioni aggiuntive, in un prospetto che è di certo meno accattivante di quello del RIBA dal punto di vista grafico, ma almeno altrettanto utile.

Viene quindi fatta una mappatura degli usi del modello rilevanti per ogni fase, da leggersi in congiunzione con il Plan of Work.

Evoluzione delle Fasi

0: Identification of Asset Strategy

È la fase in cui il cliente si interroga sulla strategia di gestione dell’edificio esistente: si tratta di un bene da preservare, è un bene che ha subito o dovrà subire cambio di destinazione d’uso?

Gli usi del modello in questa fase sono principalmente di pertinenza del cliente e sono:

  • il monitoraggio di immobili a rischio;
  • la registrazione dello stato di fatto a valle di una calamità;
  • integrazione con il masterplan in contesti di sviluppo più ampi;
  • necessità di impostare strategie preventive di gestione delle calamità;
  • impostazione di politiche strategiche.

1: Research Significance and Value + Legislation Preliminary Survey

Prima di procedere alla pianificazione di un intervento, l’intervento in contesto di valore storico-culturale prevede un percorso preliminare di assessment che deve necessariamente essere particolarmente coscienzioso.

In questa fase, gli usi del modello sono:

  • la definizione dell’importanza e del valore dell’immobile, sotto una pluralità di punti di vista che non si esauriscono in quello economico o non si limitano al livello di vincolo;
  • la verifica su coerenza ed esistenza di materiale d’archivio, che dovrà essere messa a sistema con il rilievo;
  • un’indagine sullo sviluppo storico e sulle evoluzioni che l’immobile ha subito nel tempo;
  • la messa a sistema di indagini precedenti;
  • l’inserimento dell’immobile nel suo contesto;
  • la creazione di un registro delle manutenzioni.

2: Determining Options

L’intervento in contesto storico richiede necessariamente quella che in Italia si era tentato di introdurre come documento delle alternative progettuali. In questa fase, gli usi del modello si spostano da ciò che è strettamente di competenza del proprietario ad una collaborazione tra committente e responsabile della progettazione nella fase preliminare.

All’interno del modello possono quindi confluire:

  • parametri legislativi;
  • vincoli di natura ambientale;
  • informazioni relative al contesto, specie in condizioni di intervento più ampio del singolo immobile;
  • parametri di efficienza energetica;
  • parametri per il miglioramento dell’accessibilità, la prevenzione degli incendi e il miglioramento della sicurezza in genere;
  • esigenze in termini di sostenibilità.

3: Identifying + Determining Survey Needs

A valle dell’identificazione delle esigenze preliminari, si innesta la fase di specifica del rilievo, durante la quale devono essere raffinate sia le informazioni necessarie e da raccogliere, sia il livello di tolleranza e di accuratezza, per i quali il framework di riferimento è solitamente quello dello US Institute for Building Documentation. L’approccio è completamente rovesciato rispetto alla situazione in cui il rilievo viene specificato a monte di tutto, come strumento di definizione della natura dell’intervento: data la grande quantità di informazioni che è possibile raccogliere durante un rilievo, e le diverse tecniche di indagine che queste comportano, è solo naturale che anche la fase di rilievo abbia necessità che vengano definiti degli usi.

Gli obiettivi possono essere di varia natura, e determinare l’incorporazione di diverse categorie di informazioni all’interno del modello, tra cui:

  • criteri prestazionali dei materiali e dettagli circa il loro degrado;
  • muffe, rischi di condensa e altre amenità;
  • ristagni d’acqua, infiltrazioni, perdite;
  • difetti nell’isolamento;
  • malfunzionamento negli eventuali impianti elettrici e meccanici;
  • fratture, fessurazioni, passaggi d’aria e altri spifferi;
  • perdite di calore e presenza di ponti termici;
  • la successione delle fasi di costruzione;
  • le possibili interferenze sotterranee con:
    • preesistenze archeologiche;
    • sottoservizi.

4: Determining Intervention

A valle di un rilievo ben fatto, questa è la fase in cui si definisce l’intervento e, quindi, quello che oggi chiameremmo livello di fabbisogno informativo per la parte di modello che afferisce all’intervento di consolidamento o di restauro, o alle addizioni necessarie per il cambio di destinazione d’uso.

Si tratta della fase in cui la restituzione dell’esistente in un modello rispecchia gli obiettivi dell’intervento, che hanno guidato il rilievo e che da esso (si spera) sono stati confermati. Vi si incorporano quindi:

  • gli stili architettonici, i dettagli strutturali e in generale tutto ciò che, codificato in un modello informativo tramite un pensiero parametrico, consente non solo la restituzione dello stato di fatto ma una miglior comprensione delle regole sottese allo stesso;
  • le destinazioni funzionali degli spazi;
  • le prestazioni dei materiali e i dettagli del degrado raccolti nel rilievo;
  • dettagli circa i nuovi materiali necessari all’intervento;
  • le specializzazioni disciplinari necessarie all’intervento, che confluiranno nel breakdown del modello e nella segregazione delle informazioni;
  • requisiti specialistici e di fornitura;
  • requisiti di efficienza energetica a valle dell’intervento;
  • definizione preliminare di ciò che sarà necessario mantenere monitorato, durante e dopo i lavori.

5: Physical Intervention

La fase di cantiere vera e propria in cui viene realizzato l’intervento e che comprende anche l’ordine, la produzione e l’installazione di eventuali elementi di consolidamento e/o necessari al cambio di destinazione d’uso.

In questa fase si mantiene tutto ciò che è stato definito nella fase precedente, con eventuali aggiunte di specifici usi che solitamente vedono la realizzazione di ulteriori modelli più piccoli o di modelli di backup, per realizzare ad esempio:

  • prototipi di fabbricazione;
  • porzioni che richiedono interventi specialistici;
  • prove colore;
  • modelli per la fabbricazione.

6: Handover

Si tratta della fase in cui avviene il passaggio di mano dell’immobile (e del modello) dal costruttore al proprietario/gestore. In quella che sarà la ISO 19650, viene ribadita la cesura completa tra il modello realizzato fino a questo momento, il modello di progetto, e il modello che sarà utilizzato per la gestione dell’immobile. In questo documento il ragionamento è ancora embrionale e forse manca il coraggio di definire che si tratta di un modello diverso.

Le informazioni specificate in questa fase sono naturalmente orientate al resto della vita dell’edificio e riguardano:

  • i requisiti per mettere e mantenere in servizio lo stabile;
  • genericamente le informazioni necessarie alla sua gestione;
  • il set di attributi che sarà necessario a mappare, conservare e analizzare i dati derivanti dalle ispezioni periodiche.

7: Operation, Maintenance and Future Evolution

Trattandosi di un bene storico, chiaramente non si parla di fine del ciclo di vita ma solo di gestione e future nuove evoluzioni. Le informazioni contenute in questa fase sono tutte quelle della precedente e quelle che ci si aspetta di trovare ricominciando il ciclo.

Integrazione con la BS7913: 2013

Il British Standard 7913 del 2013 (Guide to Conservation of Historical Buildings) propone un diagramma di flusso procedurale che presenta la conservazione di un bene storico come un processo in fasi:

  1. Individuazione delle forze promotrici del cambiamento;
  2. Collezione dei punti di vista di stakeholder e altri attori informati circa l’immobile in questione;
  3. individuazione delle opportunità di intervento e delle opzioni a disposizione;
  4. Sviluppo del brief e delle proposte di progetto;
  5. Definizione di un accordo circa la soluzione ritenuta migliore;
  6. Lavorazioni vere e proprie;
  7. Revisione di quanto fatto;
  8. Definizione dei processi di manutenzione ordinaria.

Oltre ad essere particolarmente interessante come la conservazione del bene si basi su un costante e ciclico interrogarsi circa la sua destinazione d’uso attuale, in un processo di miglioramento continuo assolutamente analogo a quello del lavoro in qualità, queste fasi possono essere ricondotte alle precedenti, talvolta incorporandole e altre volte facendole ricondurre ad una fascia specifica.

Historic England Conservation Principles Policies and Guidance

Allo stesso modo, il testo si preoccupa di mettere a sistema i principi enunciati nel documento guida del 2008, pubblicato da quella che all’epoca si chiamava English Heritage e che oggi prende il nome di Historic England. Questi principi sono:

  1. L’ambiente storico è una risorsa condivisa;
  2. chiunque dovrebbe poter contribuire a sostenere l’ambiente storico;
  3. è vitale comprendere il significato e l’importanza dei luoghi;
  4. i luoghi di particolare significato dovrebbero essere gestiti in modo che mantengano il loro valore;
  5. decisioni che riguardano il cambiamento dovrebbero essere ragionevoli, trasparenti e coerenti con ciò che ha portato il bene ad assumere la rilevanza che ricopre oggi;
  6. è essenziale documentare e imparare dalle decisioni prese in passato.

A partire da questi principi, sarebbe possibile estrarre ulteriori usi del modello, principalmente nel campo dell’analisi dati e della simulazione, a supporto del processo decisionale sul patrimonio storico. Ma questa è un’altra storia.

UNESCO: Disaster Risk Management Cycle report

Un ulteriore documento preso a riferimento per la declinazione del BIM nell’intervento su contesti di valore storico, artistico e culturale, è stato il Disaster Management Cycle Report pubblicato dall’Unesco, emesso periodicamente e di cui trovare una delle versioni più interessanti a questo indirizzo.

In particolare, ci si concentra su due fronti: la prevenzione incendi e la prevenzione alluvioni.

Prevenzione incendi in contesto storico

Per quanto riguarda la prevenzione al fuoco, le informazioni necessarie non deviano troppo dalla stessa applicazione in altri contesti e, al limite, l’effetto è da ricercarsi sul breakdown del modello. Si tratta di:

  • definizione di materiali e della loro origine;
  • assessment di vulnerabilità funzionale;
  • definizione di rischi e potenziali minacce;
  • definizione degli interventi di retrofitting necessari;
  • assessment del grado di preparazione della gestione nell’affrontare un’eventuale emergenza;
  • definizione del supporto e degli interventi a seguito di una eventuale calamità.

Prevenzione alluvioni in contesto storico

L’approccio al problema viene suddiviso in due macro-ambiti, uno strettamente legato all’immobile e uno che ne vede l’integrazione con dati provenienti da un sistema informativo territoriale.

Per quanto riguarda l’integrazione con il GIS, le informazioni ritenute rilevanti sono:

  • il posizionamento specifico dell’immobile, naturalmente;
  • il grado di allerta ambientale sul territorio;
  • identificazione aggregata delle fonti di pericolo;
  • informazioni per l’assessment della vulnerabilità;
  • informazioni statistiche per determinare il livello di rischio e il potenziale o la potenziale frequenza della minaccia alluvionale;
  • incidenza storica di eventi analoghi a quelli individuati nell’identificazione aggregata delle fonti di pericolo;
  • livello di preparazione del territorio a rispondere a particolari emergenze.

Sul modello in sé, le informazioni ritenute rilevanti sono dati specifici dell’edificio.

ICOMOS Education and Training Guidelines

L’ultimo documento preso in considerazione e integrato all’interno del framework sono le linee guida per la formazione dell’International Council for Monuments and Sites, reperibili a questo indirizzo.

Sono riassumibili nei seguenti punti:

a) Investigare un bene storico per identificare la sua importanza emotiva, culturale e d’utilizzo;
b) Comprendere la storia e la tecnologia di un bene in modo da definirne l’identità, pianificarne la conservazione e interpretare correttamente il risultato di ogni indagine;
c) Comprendere il contesto del bene, il suo contenuto e il suo intorno, sia in relazione ad altri edifici che in relazione a spazi aperti e al paesaggio;
d) Reperire e incorporare ogni fonte di informazioni rilevanti che sia disponibile per il sito sotto esame;
e) Comprendere analizzare il comportamento del sito come sistema complesso;
h) Conoscere, comprendere e applicare le convenzioni e le raccomandazioni di UNESCO, ICOMOS e altri enti preposti alla conservazione del bene comune.

Il testo esaminato all’epoca è presente nelle linee guida come Annex A, ma sul sito dell’International Council potete trovarne versioni più recenti.

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