Dynamo @ Padova | 11-13/04/2018

Post originariamente scritto per il blog di Strategie Digitali il 16 Aprile 2018. Come vi dicevamo, abbiamo avuto il piacere di essere ospiti per tre giorni nelle sedi di Orienta+Trium a Padova, durante le quali abbiamo introdotto un gruppo di professionisti all’utilizzo di Dynamo. Al contrario di quanto facciamo solitamente, non ci è possibile esporre […]

Post originariamente scritto per il blog di Strategie Digitali il 16 Aprile 2018.


Come vi dicevamo, abbiamo avuto il piacere di essere ospiti per tre giorni nelle sedi di Orienta+Trium a Padova, durante le quali abbiamo introdotto un gruppo di professionisti all’utilizzo di Dynamo.

Al contrario di quanto facciamo solitamente, non ci è possibile esporre per filo e per segno i 48 script che facevano parte del pacchetto. Se non siete riusciti a partecipare, comunque, non vi preoccupate: vogliamo ugualmente condividere qualcosa con voi.

Ma prima…

Perché un corso in aula?

Affronto l’argomento perché è una domanda che ci è stata fatta. Come mai abbiamo scelto di tenere un corso in aula, di fatto limitando il numero di persone che potevano partecipare, anziché un corso on-line.

Abbiamo vari motivi per preferire questa formula. Esistono già ottimi corsi on-line che introducono a Dynamo. Preferiamo il contatto con l’aula, per eventualmente rimaneggiare il programma rispetto alle esigenze delle persone che abbiamo di fronte. Solitamente introduciamo, verso la fine delle giornate, un momento di slam, in cui i partecipanti possono proporre un problema e insieme cerchiamo di risolverlo. E poi, a parte tutto, a Padova si mangia veramente bene.


1. Warm Up

Uno dei nostri riscaldamenti preferiti prende come ispirazione il Loopcamp, un’installazione realizzata da Malka Architecture al Burning Man qualche anno fa. L’installazione ci consente di introdurre l’argomento dolcemente, partendo dal tracciamento del cerchio fino al posizionamento degli elementi. Quest’anno siamo riusciti ad aggiungere un twist: la generazione casuale delle altezze.


2. Il Dataset

Il dataset che ci state vedendo usare da qualche tempo a questa parte è Casa Gilardi di Luis Barragan, ultima opera del premio Pritzker messicano. Indipendentemente dalle qualità del progetto, dal punto di vista tecnico la casa costituisce un dataset delizioso: sufficientemente piccolo ma abbastanza cesellato nei dettagli per poter dimostrare la capacità di Revit di misurarsi con modellazioni che richiedono cura.

Usiamo il dataset per diversi scopi, alcuni dei quali non sarebbero piaciuti a Barragan: un nostro script riveste la facciata cieca con una porzione di listelli modellati in uno stile più simile a qualcosa che piacerebbe a ShOP. Sperando che ci perdoni.

Il controllo della geometria con Dynamo non è solo un esercizio di stile e non attiene solo a forme complesse: in alcune circostanze, anche forme molto semplici porterebbero a un inutile lavoro manuale perché esulano da ciò che Revit si aspetta. Portiamo l’applicazione di pannelli non di sistema a facciate che presentano elementi di risulta triangolari o pentagonali.


3. La storia

Ci piace introdurre Dynamo mettendolo in prospettiva. Per questo abbiamo parlato di Robert Aish e Generative Components (ora è gratis, lo sapevate?), passando per Grasshopper, prima di arrivare a Ian Keough e alla nascita di Dynamo.

Ma accanto a questo tipo di inquadramento, è necessario farne un altro. Quando usare Dynamo e perché? Ripetizione dei task, velocità e precisione sono solo alcuni dei motivi emersi e ringraziamo Kelly Cone per aver condiviso con noi la sua teoria generale dell’implementazione e le sue “tre C”. Potete leggere il suo pensiero qui. Siete ancora curiosi sull’argomento? Potete leggere l’articolo di Nathan Miller sulla figura del Computational Designer e/o la risposta di Konrad Sobon sul rapporto tra BIM management, progettazione e computational design a questo indirizzo. Oppure guardate questo contributo di Perkins + Wills all’eccezionale San Francisco Dynamo User Group, del quale avremo l’onore di essere ospiti questo Agosto.


4. Le applicazioni

Le applicazioni che abbiamo esplorato in questi pochi giorni sarebbero troppe da elencare tutte, e poi non vi verrebbe la voglia di partecipare al prossimo incontro. Abbiamo fatto un po’ di sollevamento pesi con le liste, trasferito parametri e visto come si comporta Dynamo sia con Google Drive (ne abbiamo già parlato qui) che con Excel, scoprendo alcune chicche circa il mantenimento – o meno – del formato dei campi, visto uno script per controllare la nomenclatura delle tavole e, soprattutto, per uscire da Revit e portare a casa uno dei compiti più tediosi di tutti i tempi: rinominare i pdf. Infine si è parlato di nuvole di punti, rapporto con Inventor, e abbiamo fatto una selezione di altri software che è possibile agganciare a Revit tramite Dynamo: ne avete una versione parziale a questo indirizzo.

Uno degli script cui ci siamo dedicati è un oggettino semplice ma estremamente utile che chiamiamo Showroom Creator. Esattamente come si farebbe nel mondo fisico, nel mondo virtuale automatizziamo la creazione di uno spazio in cui tutti gli elementi utilizzati nel progetto vengono esposti in fila, uno dietro l’altro, per una più agevole consultazione, anche visiva. Nei progetti particolarmente grandi, composti da più di un file linkato, lo showroom ha anche una funzione gestionale: viene utilizzato dal BIM Coordinator per verificare la coerenza degli elementi tra i vari file che compongono il modello.

Il workflow completo si compone di quattro parti:

  • piazzamento semplice di famiglie “non hosted”;
  • piazzamento di famiglie di sistema che richiedono due punti (es: muri);
  • piazzamento di famiglie basate su due livelli (es: colonne);
  • piazzamento di famiglie che richiedono l’individuazione di un “boundary” (es: pavimenti e controsoffitti);
  • piazzamento di famiglie ospitate (es: porte e finestre).

Abbiamo deciso di regalarvi il primo.
Potete scaricarlo a questo indirizzo. Buon divertimento e alla prossima.

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