Clash detection – i tre livelli del BIM

Dato che recentemente ci siamo scontrati con questo problema per uno studio di architettura mio cliente, riporto i prospetti che ci hanno aiutato a chiarirci le idee, nella speranza che siano di aiuto anche a qualcun altro. Quando si parla di clash detection in BIM, vengono individuati tre categorie di clash (da non confondere con […]

Dato che recentemente ci siamo scontrati con questo problema per uno studio di architettura mio cliente, riporto i prospetti che ci hanno aiutato a chiarirci le idee, nella speranza che siano di aiuto anche a qualcun altro.

Quando si parla di clash detection in BIM, vengono individuati tre categorie di clash (da non confondere con i livelli: vedi più avanti). Se la prima categoria è ovvia, le altre due possono risultare un po’ meno intuitive.

 

Hard, Clearance e Workflow: i tre tipi di clash nel BIM
Hard, Clearance e Workflow: i tre tipi di clash nel BIM

Hard Clash, ovvero impiantisti allo stato brado. È il clash più comune, e si verifica quando due oggetti sono fisicamente in conflitto. Un condotto dell’aria condizionata che attraversa una trave appartiene a questo tipo di clash. Generalmente si richiede che questi clash vengano sempre risolti nel modello, sin dalla fase di Concept, e generalmente essi vengono risolti spostando uno dei due elementi. Può anche accadere che il conflitto venga risolto sostituendo uno degli elementi con un elemento che consenta di risolvere il conflitto in cantiere. In questo caso, si può parlare di Hard Manageable Clash, ovvero un conflitto noto che verrà risolto in fase di realizzazione. Questa risoluzione, a seconda del protocollo cui si aderisce, può non essere accettata. Il tipico esempio, è la sostituzione di un condotto dell’aria condizionata con un manicotto flessibile. In questo caso è comunque necessaria un’alterazione del modello (la sostituzione del componente) ed è consigliabile mantenere viva la segnalazione apponendo un qualche tipo di mark.

Il classico esempio di Hard Clash: quando gli impiantisti non si parlano (un portacavi attraversa un condotto dell’aria condizionata)

 Si parla di Clearance Clash (o Soft Clash), quando due oggetti non si compenetrano fisicamente, ma la loro prossimità è tale da renderne impossibili o eccessivamente difficoltosi il montaggio e/o la manutenzione. Può trattarsi ad esempio di una gola per illuminazione a controsoffitto troppo stretta, che non consente di montare o sostituire le lampade, di un vetro che non è possibile pulire, di un profilo che non è possibile avvitare. Generalmente si richiede che questi conflitti vengano risolti in fase di Schematic o, al più tardi, di Design Development e naturalmente si tratta di conflitti estremamente difficili da individuare. Per quasi tutte le discipline impiantistiche, è richiesto che gli spazi di tolleranza vengano modellati. Il come rimane problema del BIM coordinator.

 

Un tipico esempio di Clearance Check: l’architetto non ha senso pratico (una trave impedisce di pulire la parte superiore del vetro)

La quarta e più spinosa categoria di clash è la 4d o Workflow Clash. È un conflitto di tipo temporale e si verifica quando due oggetti dell’edificio sono progettati in modo da collidere o sovrapporsi in fase di montaggio. La sua risoluzione potrebbe essere responsabilità del progettista, ma più spesso è responsabilità del direttore lavori, e coinvolge informazioni che non sono presenti all’interno del modello, come i percorsi di ingresso delle merci o i luoghi di deposito dei materiali. Difficilmente è richiesto che questi conflitti vengano risolti prima della gara d’appalto.

Una classica Time Collision: l’interior designer ha manie di grandezza
(il tavolo deve per forza essere portato nella stanza prima del montaggio della vetrata)

 A queste categorie di clash si sovrappone trasversalmente il concetto di Collision Level, che gestisce quando e come i diversi tipi di clash devono essere risolti dalle diverse discipline. Il livello 1 è quello con massima criticità e deve essere risolto immediatamente all’interno del modello. Il livello 2 ha alta criticità ma può essere risolto in fase di riunione di coordinamento. Il livello 3 comprende collisioni importanti ma in continuo divenire ed è quindi accettabile che vengano risolte solo in chiusura di una fase. Bisogna ricordare che queste categorie sono applicate a un BIM collaborativo, una situazione in cui il modello viene condiviso regolarmente tra le varie discipline, e non semplicemente consegnato in chiusura di fase.

La tabella che segue è solo un esempio di come i due diversi concetti si possono intersecare. A seconda del tipo di progetto, il Level 1 può coinvolgere le sole discipline impiantistiche, mentre il Level 2 generalmente coinvolge i componenti d’arredo, fissi o mobili. Curiosamente (per non usare altri avverbi), mi è recentemente capitato di vedere che in alcuni paesi gli spazi di manovrabilità per i disabili vengono considerati Level 3.

Come segnalare i clash e vivere felici
Premesso che siamo in un Paese libero e non normato, quando a BIM, ciascuno è libero di segnalare i clash come meglio crede, anche lanciandosi la pasta della pizza in perfetto stile Gassman e Tognazzi nei Nuovi Mostri. Tuttavia, è sempre preferibile che il metodo di segnalazione sia coordinato e condiviso tra le varie discipline. Sotto il tab Collaborate, il “nostro” Revit ci fornisce lo strumento Interference Check, che consente di selezionare a coppie le categorie (in modo non molto diverso dalle due tabelle di esempio) e genera un report attraverso il quale è possibile selezionare i vari elementi che generano interferenza e agire sugli stessi. Il report è anche esportabile, per documentazione o segnalazione, in un (s)comodissimo formato html. Il che, naturalmente, è molto poco BIM.
Molti scelgono di utilizzare le nuvole di revisione, scambiandosi un modello che contiene delle cosiddette viste di coordinamento. Nonostante questo sia un metodo leggermente più BIM del primo (e non ci vuole molto a essere più BIM di un file html esterno al modello), è un metodo che personalmente trovo piuttosto “analogico”, perché non si lega agli oggetti del modello ma rimane relativo alla vista, con tutte gli imprevisti e le possibilità di incomprensione del caso.
Strumenti specifici di coordinamento come Solibri Model Checker o  Tekla BIMsight consentono di agganciare la segnalazione del clash agli specifici oggetti coinvolti e credo che questa dovrebbe essere la strada da seguire anche nel caso software come questi non facciano parte del workflow previsto. Un possibile workaround per consentire all’informazione del clash di rimanere agganciata all’oggetto anche all’interno del “nostro” Revit potrebbe essere quella di creare un parametro testuale condiviso “Clash Warning”, applicato a tutti gli oggetti del modello. In questo modo, non solo potrebbe essere possibile creare delle schedule che visualizzino tutti i clash segnalati, ma per i più tradizionalisti sarebbe comunque possibile mettere in tavola le informazioni, taggando gli elementi con un’etichetta che vada a pescare proprio il parametro “Clash Warning”. Con un semplice filtro, sarà anche possibile evidenziare tutti gli elementi con un commento al campo “Clash Warning”, per un colpo d’occhio che catturi l’attenzione anche dell’impiantista più pigro.
Ma, naturalmente, anche lanciarsi la pasta della pizza può rivelarsi efficace.

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