Artifacts – Atto I e II

Tredici sono gli artifatti del titolo, introdotti per la prima volta in Witchblade – Trinità Infranta (sì, dai, forse prima o poi recensirò anche quello), e ovviamente il mondo si divide in tre categorie: quelli che ne rispettano e temono il potere e che vogliono tenerli separati, come il Guardiano e Michael Finnegan, incaricato di […]

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Tredici sono gli artifatti del titolo, introdotti per la prima volta in Witchblade – Trinità Infranta (sì, dai, forse prima o poi recensirò anche quello), e ovviamente il mondo si divide in tre categorie:

  1. quelli che ne rispettano e temono il potere e che vogliono tenerli separati, come il Guardiano e Michael Finnegan, incaricato di far sì che gli oggetti non si incontrino mai;
  2. quelli che li vogliono e li vogliono tutti, per dominare il mondo e solite puttanate assortite, come il misterioso mandante della cyborg Aphrodite IV, già vista nell’omonimo volumetto di Witchblade;
  3. quelli a cui del tutto non frega assolutamente niente.

Se appartenete a quest’ultima categoria, consiglio di non continuare la lettura, perché come ho detto sono tredici, e sto per elencarveli tutti.

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Witchblade

La più famosa creazione dell’universo Top Cow, la lama magica che si trasforma in bracciale che si trasforma in armatura che si trasforma in qualunque cosa riesca ad esaltare le tette della sua detentrice, la poliziotta Sarah Pezzini, per un breve periodo ha rischiato di passare nelle mani dell’inutile bionda Danielle Baptiste, ma forse i sondaggi hanno rivelato che la sopportiamo tanto quanto uno stormtrooper sopporta degli ewoks nei pantaloni dell’armatura.

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Darkness

La forza delle tenebre con i suoi sconci e sboccati animaletti, che si tramanda di padre in figlio uccidendo il precedente ospite e che al momento risiede nell’ex killer mafioso Jackie Estacado.

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l’Angelus

Non meno gentile di Darkness pur essendo entità della luce, spappola il cervello di tutti i suoi ospiti tranne l’attuale, la sopracitata Danielle (sì, i sondaggi evidentemente non erano così schiaccianti), ed è madre di Witchblade laddove Darkness ne è, chiaramente, il padre. Comanda una schiera angelica che al confronto i 99 folli di Kill Bill sono l’esercito della salvezza.

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la Lancia del Destino (spear of destiny)

Arma nelle mani della Magdalena, a sua volta arma nelle mani della Chiesa, a sua volta arma nelle mani… ok, lasciamo perdere. L’attuale magdalena è Patience, di cui ho parlato non molto tempo fa a proposito della sua nuova serie, e sembra essere tornata nei ranghi della chiesa, più o meno, dopo un periodo di ribellione.

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la Spada del Sangue

Precedentemente nelle mani di Michael Finnigan, e ora nelle manine di Ian Nottingham, ex di Sarah Pezzini (vedi com’è piccolo il mondo, e con un mondo così piccolo c’è qualcuno che spera gli artifatti non si incontrino).

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la Pietra del Ghiacciaio (glacier stone)

Attualmente nelle mani di Michael Finnigan, è stata introdotta precisamente durante Trinità Infranta, e si può considerare il primo degli artifatti creati per questo story-arc: trasforma il suo detentore in un gigante del ghiaccio (sì, come quelli di Thor), una sorta di golem il cui scopo nella vita è impedire che gli artifatti si riuniscano.

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la Pietra del Fuoco (stone of ember)

Naturale avversaria della pietra del ghiacciaio, trasforma il suo detentore in un drago sputafuoco il cui sogno proibito è riunire i trecici artifatti, ed è al momento in possesso della psicopatica Glorianna Silver.

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il Vaso di Pandora (Pandora’s Box)

Altrimenti nota come la pietra d’ossidiana o l’anello di Odino, è uno strumento del caos strettamente legato alle pietre del ghiacciaio e del fuoco, al momento nelle mani di una certa Alina Enstrom.

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l’Estasi (the Rapture)

Una bellissima entità sulfurea che consuma il suo ospite trasformandolo in un’autentica schifezza ambulante che sarebbe ottima compagna del Goglotiano di Dogma: al momento è appiccicata ad un prete scomunicato evaso dall’inferno, tale Tom Judge, non ignoto ai lettori degli ultimi numeri di Darkness.

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la Ruota delle Ombre (wheel of shadows)

Attualmente in possesso di Sabine, una guerriera dell’Angelus che aspira al trono della luce e che, nella serie autonoma di Danielle Baptiste, è stata sconfitta e bandita all’inferno.

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la Pietra del cuore (the heart stone)

Artifatto misterioso il cui detentore potrebbe essere la negromante Abby Van Alstine o l’antico demone Mali, o entrambi. O la zia di Peter Parker, magari.

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la Moneta di Salomone (coin of Solomon)

Sotto il controllo del mandante di Aphrodite, che lo cede alla cyborg, dovrebbe conferire somma sapienza e grande saggezza, ma francamente mi pare renda solo megalomani psicopatici.

Li ho detti tutti? I più attenti tra voi, i più saggi, i più ferrati in matematica mi diranno di no. Ma ovviamente, come le ninroot di Oblivion o le differenze nei giochini della Settimana Enigmistica, è il tredicesimo artifatto quello più difficile da trovare. Anche se, stando al logo, è Frank Castle.

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Comunque… in Italia al momento sono usciti due volumi non particolarmente corposi nella collana 100% Panini, recentemente piuttosto devota all’universo Top Cow, e raccolgono in tutto otto delle tredici parti della miniserie originale.
Artifacts – Atto I

  • Prologo (Artifacts #0, maggio 2010)
  • Parte 1 (Artifacts #1, luglio 2010)
  • Parte 2 (Artifacts #2, settembre 2010)
  • Parte 3 (Artifacts #3, novembre 2010)
  • Parte 4 (Artifacts #4, dicembre 2010)

Artifacts – Atto II

  • Parte 5 (Artifacts #5, gennaio 2011)
  • Parte 6 (Artifacts #6, marzo 2011)
  • Parte 7 (Artifacts #7, maggio 2011)
  • Parte 8 (Artifacts #8, giugno 2011)

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Se sopravvivete al gigantesco spiegone del primo volume, la serie vi narra la vicenda della piccola Hope, figlia di Sarah Pezzini e di Darkness (sì, c’è dell’incestuoso, in tutto ciò, ma che ci volete fare, so’ ragazzi), affidata a Julie Pezzini, la sorella della detective e rapita da Aphrodite, probabilmente ancora alterata per il micidiale spiegone di cui sopra. La famiglia si riunisce, quindi: mamma Pezzini, papà Estacado, quasi papà Gleason, zia Baptiste. Da sterminarli tutti. In ogni caso, gli artifatti vengono radunati (e spiegati almeno un’altra quindicina di volte, la battaglia comincia e chiiiiiiissà quale sarà il misteriosiiiiissimo tredicesimo artifatto. Scritto da Ron Marz e disegnato da Michael Broussard (atto I) e Whilce Portacio (atto II), questo primo tie-in di casa Top Cow avrebbe potuto decisamente essere meglio, ma sembra aver preso tutto il peggio e niente di buono dai tie-in di casa Marvel. In attesa del terzo e ultimo volume, posso solo dirvi che per il momento eviterei questo acquisto in favore di altri più stimolanti volumetti (e ne stanno uscendo un certo quantitativo, ultimamente, anche volendo rimanere all’interno dell’universo Top Cow). L’unica cosa sfiziosa di questi volumi, al momento, sono le ministorie e le antologie finali sugli artifatti.
Nel volume 1:

  • Witchblade, con disegni di Marc Silvestri;
  • Darkness, con disegni di Dale Keown;
  • Angelus, con disegni di Bart Sears;
  • la Spada del Sangue, con disegni di Whilce Portacio.

Nel volume 2:

  • la Pietra del Fuoco, con disegni di John Tyler Christopher;
  • la Lancia del Destino, con bellissmi e delicatissimi disegni di Mukesh Singh (quello di Shadow Hunter);
  • la Moneta di Salomone, con disegni di Kalman Andrasofszky (Dio mi perdoni, l’avrò scritto giusto?);
  • l’estasi, con disegni di Jeremy Haun (quello di New Excalibur).

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