"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Questo pazzo pazzo mondo

Quest’oggi, facendo il mio quotidiano giro per i quotidiani (scusate il bisticcio) del web, mi sono trovata qui dove, alla pagina degli spettacoli, campeggiavano di fila questi primi tre articoli:

  1. La Bellucci come Benigni, Veronesi attacca i critici – "Ho dovuto lottare con De Laurentiis per fare gli episodi su matrimonio gay e fecondazione assistita. Altro che trucco per fare audience". Dopo l’esordio boom di Manuale d’amore 2 (solo Pinocchio di Benigni fece meglio nel primo weekend), il regista Giovanni Veronesi sceglie Affari per sfogare la rabbia: "I critici mi stroncano perché non mi perdonano il successo"
  2. Coppie gay – Polemiche su ‘Un medico in famiglia’, Lino Banfi risponde su Affari: "Una storia omosessuale per capire i sentimenti"
  3. DemocraticoArmani trasmette per la prima volta una sfilata in diretta online. Il commento: da Vasco a Hillary, tutti sul web…

Il primo articolo, saltando le parti sul successo del film o sulla carriera del regista, recita più o meno così:
«[…] Giovanni Veronesi è pieno di rabbia. Con chi? Con la critica. I critici di alcuni quotidiani italiani hanno stroncato il film, che invece sta piacendo, e quanto!, al pubblico. C’è chi ha parlato di un uso strumentale di temi delicati e progressisti: come i matrimoni tra omosessuali – il tema del terzo episodio del film, interpretato da Rubini e Albanese – o come la procreazione assistita, focus del secondo episodio, con la Bobulova e Fabio Volo. C’è chi ha detto che l’episodio del sesso torrido tra la fisioterapista Monica Bellucci e il paziente su sedia a rotelle Riccardo Scamarcio, è troppo facile, patinato. O che l’ultimo episodio, interpretato da Verdone, riconduce tutto in modo fin troppo rassicurante alla famiglia, dopo l’amore torrido con la ventenne… Raggiungiamo al telefono Veronesi. Dire furibondo è poco. […] c’è chi ha scritto che il film è falsamente progressista, in realtà conservatore. E anche di peggio.
«I critici non mi hanno mai voluto bene. E qualche volta le loro obiezioni le ho capite, mi avrebbero anche trovato d’accordo. Ma stavolta no. E’ un gioco al massacro e io non ci sto. Anche perché i critici sono importanti: sono gli unici interlocutori che ho, le uniche persone che vedo in faccia. Il pubblico per me è una entità enorme e senza volto. Non li conosco. Invece i critici sì. Sono di solito persone intelligenti, con i quali si può parlare. Ma stavolta sono davvero imbestialito. […] Ti rimproverano di avere usato dei temi “progressisti” in modo strumentale. Per fare più audience. E questa poi è la più grossa di tutte! Ma lo sai o no la fatica che ho fatto a convincere De Laurentiis a fare gli episodi del matrimonio gay e della fecondazione assistita? E se il film andava male, lo sai o no le palate di fango che mi sarebbero arrivate addosso? Io sono quello che ha rischiato, in prima persona. Se non volevo rischiare sceglievo l’amore tra genitori e figli, come forse farò nel prossimo ‘Manuale’, e tutti si sarebbero riconosciuti. Invece no. Ho rischiato di perdere il cinquanta per cento degli italiani, che sui Pacs e la fecondazione assistita non la pensano come me. Ho lottato con De Laurentiis. Ho rischiato di far ridere meno. E lo sai cos’è che penso? Che ci fosse un pregiudizio contro, fin da prima del film? Che ai progressisti dà noia che il film l’abbia fatto io e non un altro, uno ‘canonico’ della sinistra. Dà noia che l’abbia prodotto De Laurentiis, e che ci abbia pure fatto i soldi. Se l’avesse fatto uno con tre lire e incassandone due, sarebbe stato il loro beniamino. Perché non dicono che ho lavorato un anno e mezzo, che ho convinto attori da brivido a partecipare al progetto, che ho fatto ridere con temi seri?”. E alla fine, dice: “Non voglio entrare tra quelli che fanno il cinema d’autore. Io voglio fare commedie. Non trash: perché Gloria Guida non ha mai fatto l’amore con uno su una sedia a rotelle, come nel mio film. Né trash, né cinema d’autore. Solo commedie. Come una volta facevano Germi, Risi e Monicelli. Con le dovute distanze, nel mio piccolo. Ma ricordandomi che anche loro sono stati stroncati dai critici. Questi critici che oggi sono antichi, e hanno perso il contatto con la gente

Premesso che non sono d’accordo con la lettura politica di Veronesi, penso che il problema di un altro. Trattare un amore omosessuale in un film sull’amore e non in un film appositamente dedicato, significa trattare l’amore omosessuale come qualcosa di completamente normale, che non ha bisogno di un genere a parte e su cui si può fare dramma, commedia, azione, qualsiasi cosa si possa fare su una storia d’amore eterosessuale. E non va bene. Molto meglio fracassare gli zebedei degli spettatori con un film cosidetto "impegnato" (orrore e raccapriccio) che avvicinarli al tema magari anche un po’ a tradimento, a piccole dosi, con naturalezza come si farebbe con una cosa naturale. E qui si arriva al secondo articolo, che tratta un tema sicuramente di minor profilo (perché, obiettivamente, chi di noi sano di mente ne aveva sentito parlare?): Lino Banfi: "La coppia gay in ‘Un medico in famiglia’? Servirà a capire…"
Vediamo un po’ a capire cosa. Dice l’articolo:
«Nonno Libero icona della libertà? Lino Banfi, il divo nazionalpopolare, il nonno d’Italia, che diventa il punto di riferimento di chi pensa che la famiglia non sia necessariamente un uomo, una donna e i bimbi nella station wagon? Pare proprio che sia così. Banfi, settant’anni, mezzo secolo di spettacolo, quarantacinque anni di matrimonio senza contare il fidanzamento, simpatie politiche moderate, tradizionaliste, insomma di centrodestra, sta per abbattere un’altra frontiera del costume italiano.
«A marzo andrà in onda sulla Rai la quinta serie di Un medico in famiglia, di cui l’attore pugliese è protagonista assoluto. E si vedranno per la prima volta, nella televisione italiana, due omosessuali vivere insieme. Formare in qualche modo una famiglia, con una bambina. Protagonisti saranno Oscar, interpretato da Paolo Sassanelli, e Max, un pediatra interpretato da Alessandro Bertolucci. Formeranno una coppia di fatto. Vivranno con la figlia che Oscar ha avuto in precedenza, Agnese.
«Le polemiche si sono scatenate subito. Dopo l’anticipazione pubblicata da Sorrisi e Canzoni si sono schierati in molti. Alessandra Mussolini per prima. “Sembra che la Rai debba indottrinare gli italiani. Il messaggio che passa è che si debba stare dalla parte della famiglia composta da persone dello stesso sesso, rispetto a una famiglia ‘normale’. Ormai è diventato discriminante essere normali, essere eterosessuali. Io sono contrarissima a queste cose: comincerò a chiamare canale”.
«In realtà l’episodio non coinvolge direttamente Lino Banfi come attore: ma è lui il punto di riferimento del Medico in famiglia. E’ il suo sorriso bonario l’immagine del serial più rassicurante della tv italiana. Almeno fino a ieri. Raggiungiamo Banfi al telefono: “Alessandra Mussolini è una grande amica, ma ha le sue idee, che rispetto. Io non sono coinvolto come attore in questo episodio particolare, quindi di tutta la polemica ho saputo solo oggi”, dice ad Affari l’attore pugliese. Che però non si nasconde, e difende la scelta degli sceneggiatori: “Non vorrei che, come sempre, si traessero delle conclusioni prima di avere visto il film. Oscar è sempre stato gay, non è una novità. E non è una novità che abbia una figlia. Mi sembra naturale che, quando Oscar si innamora di un medico, e quando vanno a vivere insieme, si rapportino con lei. Non si sta parlando dell’adozione da parte delle coppie gay: già è assai difficile adottare un bambino per le coppie eterosessuali, immaginiamoci per le coppie gay. Qui si sta parlando di mantenere il rapporto con una figlia che già c’è.
E a chi dice che la fiction tocchi un tema "pruriginoso" per inseguire qualche punto di audience in più, Lino Banfi risponde: “Assolutamente no, non è questo che fa audience. E poi, secondo me è importante cercare di capire. Cercare di capire i sentimenti degli altri, le ragioni degli altri. Guardi, io ho fatto una fiction che è andata in onda lo scorso novembre, ‘Il padre delle spose’, in cui ero il padre di una ragazza che si sposa con la sua compagna. In quella fiction sono assolutamente responsabile di tutto: la ho prodotta, la ho voluta, la ho difesa. L’altro giorno, in treno, un signore mi ha fatto i complimenti. E mi ha detto: ‘Io ho un figlio di ventidue anni, che la sera in cui abbiamo visto la fiction mi ha confessato di essere gay. Che devo fare?’, mi ha chiesto quel signore. Cerchi di capire suo figlio, gli ho detto. Come nel film. Magari noi attori, con le storie che raccontiamo, possiamo servire proprio a questo. A spingere le persone a capire, e non a giudicare”.»

Grassetti e corsivi non sono miei, il sottolineato sì.
Ora, premesso che Lino Banfi non è decisamente il mio attore preferito, trovo particolarmente interessante la sua affermazione sottolineata. "Non è questo che fa audience". Ed è vero. Mi piacerebbe sapere in che mondo vivono i critici. Conosco decine di persone che guardano Un medico in famiglia e che non sono il tipo di persone particolarmente attratte dal tema della famiglia, così come chi desidera un film impegnato non va a vedere Manuale d’amore. Non si tratta di strumentalizzazione da parte della produzione, ma di ghettizzazione da parte della critica. Sono lievemente stanca di trovare alla Fnac la sezione "cinema gay/lesbo" (già, è vero: The Rocky Horror Picture Show non ha dignità di musical e Brokeback Mountains non ha dignità di film d’amore, lo sapevate?) e di sentir parlare di nuove categorie per il festival di Venezia, di trovarmi un nuovo scaffale in fumetterial. Si segnalano i fumetti porno per evitare che ci si possa imbattere per caso ed esserne offesi. Non sarà mica la stessa cosa?

Ah, quasi dimenticavo: nel terzo articolo sulla nuova sfilata di Giorgio Armani non si parla di omosessualità. In fin dei conti il settore della moda ha già i suoi bravi cartelli apposti all’ingresso.

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10 Comments
  • brianzolitudine
    Posted at 08:51h, 23 January Reply

    Essere gay, oggi, fa molto fico. Per Veronesi, andrò a vedere il film, così mi faccio una idea in prima persona.

    P.S. Non mandarmi a q. p. , ma lo sai che il blog stava meglio col font piccolo? Gli dava una immagine più raffinata e critica, coerente con i contenuti. Se vuoi ritornare a taglia 10 hai la mia benedizone.

  • FiammaViola
    Posted at 10:39h, 23 January Reply

    a proposito di film, io sono andata a vedere “alla ricerca della felicità” e mi ha fatto schifo, medito pure di scriverci un post… (anche se devo studiare per storia II ;)) voglio sapere cosa ne pensi tu se vai a vederlo, mi raccomando…

    ah, ho saputo il voto della pensilina: è un 30 :D e 28 in architettura tecnica II… sono in estasi!il tuo progetto invece, tutto ok?^_____^

  • Shelidon
    Posted at 11:19h, 23 January Reply

    @ Brian: io ti odio, lo sai, sì? ;-p

    Per quanto riguarda la faccenda dell’essere gay che farebbe molto fico, posso garantirti che farà anche fico se sei un artista, ma se hai velleità di una vita “normale” tanto fico non fa…

    @ Fiammaviola: non andrei a vedere un film di Muccino neppure per Will Smith, non credo proprio che lo vedrò…

    complimenti per il voto! io sono ancora i ballo per i pannelli: è un concorso di idee e finisce che gli dedico sempre e solo gli scarti di tempo…

  • brianzolitudine
    Posted at 18:10h, 23 January Reply

    Now I like it! :)

  • FiammaViola
    Posted at 11:36h, 24 January Reply

    a me invece ricordati di me era piaciuto davvero tanto… :)

    ah, a metà febbraio probabilmente salgo a Milano, tu abiti li vero?

  • Shelidon
    Posted at 17:35h, 24 January Reply

    Eh sì, sono stanziale nella capitale della nebbia, dove infuria la strega e il naviglio scorre placido…

    Cosa vieni a fare di bello?

  • FiammaViola
    Posted at 13:11h, 25 January Reply

    ci abita una mia cara amica e ci torno molto volentieri perchè Milano è la mia città preferita :) so che per molti è difficile capirlo, ma ho un rapporto speciale XD e poi ci sono un sacco di mostre interessanti, quella di Tamara, quella su Nefertiti, quella su Paul Klee e quella di design alla triennale ;)

    oltre il fatto che sono fanatica di H&m :P

    hai qualche posto da consigliarmi a livello di architettura?:)

  • Shelidon
    Posted at 16:52h, 25 January Reply

    Posso consigliarti degli itinerari architettonici, se mi dici a che periodi sei più interessata! Abbiamo molti gioiellini nascosti. *__^

  • FiammaViola
    Posted at 17:44h, 25 January Reply

    =) al moderno sopratutto..! nelle mie precedenti visite ho visto il duomo (vabbe scontato ;P), il cenacolo, il castello sforzesco, Palazzo reale, la triennale, S. Ambrogio e poi S. Lorenzo con le colonne ^____^

    poi un museo sicuramente, anche se non ricordo quale fosse…!

  • Shelidon
    Posted at 22:17h, 26 January Reply

    Ok, ti preparo qualche itinerario!

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