"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Paranorman

Prometteva bene. Prometteva molto bene, nonostante io non sia per nulla appassionata di questa animazione digitale moderna che – mode *vecchietta* /ON – piace tanto a voi giovani. Prometteva bene per tutta una serie di motivi, a cominciare dalla tecnica di animazione molto meno digitale del solito, passando per il soggetto, per arrivare a certe scenette che nel trailer sembravano fosse lecito sperare di trovarsi di fronte a qualcosa di macabro e spiritoso. Ahimé, avevo torto. E il perché è proprio difficile da spiegare.

Norman è un bambino come tanti altri, se non fosse che vive in una città da secoli sotto l’ombra della leggenda di una strega, impiccata tre secoli prima. Gli altri bambini lo considerano (giustamente) uno spostato, sua sorella (giustamente) si vergogna di lui come una ladra e i suoi genitori si domandano come mai non possa essere un bambino uguale a tutti gli altri (anche se questa, in realtà è una cosa abbastanza normale). L’unica che lo capisce è sua nonna. Sì. Ma c’è un piccolo problema anche in questo, perché la nonna di Norman è morta, da anni. Un inizio assolutamente geniale ci svela quindi cosa c’è di sbagliato in Norman: il bambino sostiene di poter vedere i morti, di poter parlare con loro, e la sua svita si noda… ehm… la sua vita si snoda attraverso una giornata fatta di mafiosi annegati nel cemento, di paracadutisti infilzati negli alberi, di cani segati in due e di gatti spiaccicati. A tutti loro piace Norman e Norman è amico di tutti, dato che sono praticamente gli unici amici che ha. Fa eccezione Neil, un altro disadattato emarginato dalla società perché grasso e un po’ scemo, che vive con un fratello il cui ruolo nella vita è abbastanza oscuro a tutti tranne che alla sorella di Norman (voce di Anna Kendrick, per gli estimatori del genere). La vita scorre quindi normale, tra una punizione ed un insulto scritto sull’armadietto della scuola, quando Norman riceve la visita dello zio Prenderghast (voce di John Goodman), fratello della madre, che lo informa di una sconvolgente verità: ogni anno, nell’anniversario della sua morte, la strega tenta di risvegliarsi ed è compito della dinastia dei Prenderghast portare avanti l’oscuro incantesimo che la tiene incatenata alla sua tomba, leggendo un particolare libro sul luogo della sua sepoltura. Certo, tutto andrebbe bene se lo zio non morisse all’improvviso e il compito non venisse affidato proprio a Norman. I morti risorgono. La strega si risveglia. Scoppia un casino. Ma proprio quando tutto sembra perduto, Norman ha una visione: il giudice (voce di Theoden) che condanna a morte la strega e la strega, di fronte a lui, è una bambina che sa parlare con i morti. Carino, vero? Oh, beh. No. Il film non ha davvero deciso quale sia il suo target, ed alterna sketch decisamente adulti ad un ritmo molto molto lento, più adatto a parlare a bambini al di sotto degli otto anni, ed alcuni tra gli spunti più interessanti del film misteriosamente non vengono sviluppati: Norman è discendente della strega, il cui vero nome era Agata Prenderghast, e ne ha ereditato poteri e ruolo nella società, ma perché non viene esplicitato? E’ un mistero misterioso. Ma sicuramente non è una storia di puro orrore. E, sempre sia dannato il 3d, si concentra un po’ troppo sulla profondità degli effetti speciali e delle scene d’azione, trasformando quella che avrebbe potuto essere una pellicola deliziosa in una baracconata da cinema di Gardaland.

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1 Comment
  • Pingback:Shelidon › The Brave
    Posted at 14:30h, 19 December Reply

    […] Come sapete, e come ho recentemente ripetuto parlando di Paranorman, non sono una grande estimatrice delle tecniche di animazione digitale. Tutt’altro. Per […]

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