"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Non poteva non essere bella

Come urlava Tom Hanks per le strade di New York dopo aver ascoltato la descrizione di Meg Ryan seduta in un caffé, lo sapevo, lo sapevo! Non poteva non essere bella.

In questo caso, non poteva non essere bella l’ultima sfida al pudore di Peter Jackson, il primo capitolo di una trilogia tratta da un libro lungo un quarto di quello da cui ha tratto la precedente, un libro che con suddetta precedente trilogia condivide personaggi e luoghi eppure un libro estremamente diverso, sia per tono generale che per spirito e descrizione di alcuni tra i personaggi condivisi. Un libro sulle cui differenze rispetto al Signore degli Anelli sono disponibili pile e pile di saggi più o meno appropriati di personaggi più o meno competenti. Ora, in realtà esistono milioni di motivi per cui avrebbe potuto non essere bello: a cominciare da un Thorin che nel trailer appariva molto poco nanico (per tacere di Kili, il vampiro di Being Human), ma sono voluta partire estremamente positiva, decidendo che mi sarebbe piaciuto, su consiglio di Peter David, che rispetto a John Carter tempo fa aveva avuto modo di scrivere:

I murmured to myself repeatedly right before the film began, “Please be good, please be good, please be good.” Why? Because “please don’t suck” just wasn’t gonna get it done.

Ecco. Mi aspettavo di trovare il solito Peter Jackson: con le sue proditorie aggiunte, i suoi tocchi di kitsch, le sue invenzioni inutili, le sue scene tamarre e tutto quanto il resto. E tutto questo c’è, e tutto quanto il resto. Grandiosi scenari, una palette di colori assolutamente perfetta e giustamente differente rispetto a quella utilizzata nel SdA, una mano di John Howe che emerge in tutto la sua ricchezza soprattutto per quanto riguarda gli scenari sotterranei, dalla sontuosa dimora dei nani sotto la montagna alle caverne dei troll. E poi ancora un trucco che, salvo le eccezioni sopra nominate riguardo alle quali mi dilungherò in seguito, ben rende onore ai caratteristi infilati nei panni stretti dei tanti, troppi nani. Una superba interpretazione, come sempre, di Ian McKellen nei panni dello scherzoso eppure già turbato Gandalf, ma soprattutto un’interpretazione splendida da parte di Martin Freeman, che risulta un Bilbo assolutamente perfetto. Persino Hugo Weaving a caccia di orchi, infilato per l’occasione in una tamarrissima armatura rossiccia, in questa occasione risulta più credibile nei panni di re Elrond. Sarà che mi sono abituata? Sarà che ha perso peso? Di certo occorre tempo per abituarsi a Richard Armitage nei panni di Thorin, cui viene impressa una proporzione decisamente troppo poco nanica e cui viene lasciato il ruolo che fu di Aragorn (gesta eroiche e faccia da figo). Come di certo nemmeno il tempo riuscirà a farmi abituare ad Aidan Turner nei panni di Kili, cui temo venga affidata un po’ la parte di Legolas (gesta eroiche e faccia da scemo). Ma non è importante, perché Radagast è il mago più figo della storia dei maghi fighi, il profilo del drago all’inizio è una vera chicca di WTF come solo Peter Jackson poteva fare, Howard Shore sforna un lavoro onesto riprendendo i propri temi (con l’eccezione della nuova colonna portante dalla canzone dei nani), Gollum è insieme inquietante e splendidamente tragico, l’arrivo delle aquile una vera eucatastrophe. Certo, qualcuno potrà non gradire che il negromante venga integrato nella trama in questo modo, o che il film cominci con Elijah Wood che si aggira sullo sfondo (ma io, che voglio essere positiva, dico che avrei preferito se anche nel Signore degli Anelli si fosse limitato a fare la stessa cosa). Qualcuno potrà non gradire il Bianco Consiglio o il re stregone di Angmar visibile senza motivo. Qualcuno potrà non gradire la battaglia tra i giganti di pietra o il modo in cui è stata gestita la scena dei troll. Qualcuno potrà non gradire l’effetto Cloverfield sul drago. Qualcuno potrà non gradire l’invenzione dell’orco albino. A loro posso solo domandare se non riescono a farsi emozionare dalla canzone dei nani attorno al fuoco, dalla corsa di Bilbo sventolando il proprio contratto di scasshobbit, dal modo in cui Radagast tiene la zampa al suo riccio, dalle mani di Galadriel attorno a quelle di Gandalf, dallo sguardo di Gollum lasciato orfano dal suo tessssoro. E se la risposta è no… oh, beh.

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2 Comments
  • progmistress
    Posted at 14:23h, 15 December Reply

    Bellissima recensione! Io ancora non ho visto il film (andremo a vederlo dopo Natale), ma sono sicura che il tuo punto di vista corrisponda alla realta’ molto piu’ delle stroncature che ho letto in questi ultimi giorni sulla stampa USA. Tantissimi auguri di buone feste a te e ai tuoi cari! come vedi, non ti ho dimenticata, e spesso visito il tuo blog. Un abbraccio, Raffaella.

  • shelidon
    Posted at 14:39h, 15 December Reply

    Tanti auguri anche a voi, Raffaella! Sono curiosa di sapere se condividerai il mio giudizio, quando l’avrai visto. Fammi sapere, e buone feste.

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