Non che la prima serie mi fosse piaciuta, intendiamoci. L’avevo trovata abbastanza inconcludente, dal punto di vista narrativo, e questo al di là dell’innegabile bellezza dei disegni di Lee e Isanove. E avevo giurato che non mi sarei fatta più fregare. Come potete verificare, le mie promesse quando c’è in ballo un buon disegnatore valgono meno di niente. Figuriamoci poi se c’è in ballo Peter David.
Here we go again, quindi.
La Torre Nera – La lunga via del ritorno #1 e #2 (The Long Road Home, da Stephen King – The Dark Tower: The Long Road Home #1 e #2 del maggio e del giugno 2008).
Alla fine della scorsa serie, Susan bruciava e tutti noi – chi più chi meno – si sacramentava per l’inconsistenza del progetto narrativo. Ora, ricordo che della scorsa serie mi erano comunque piaciuti il tono invasivo e sopra le righe della narrazione, da perfetto western, e quella commistione di questo genere con il fantasy che poi è – almeno per me – uno dei punti più interessanti della saga letteraria. Questi elementi si ritrovano nell’inizio di questa seconda parte della Torre Nera: «Tornando indietro, finiremo dritti fra le braccia della banda di Havrey. Mentre attraversando questa passerella traballante finiremo dritti fra le braccia di Dio, che per prima cosa direbbe: “Dove diavolo avevate la testa, cretini?”». Il tono è fantastico, è vero. Intendiamoci: il soggetto continua a fare acqua da ogni parte, come un’angologia delle elementari di un libro di Stephen King o una fanfiction scritta da qualcuno che avesse padronanza perfetta della storia madre ma nessuna idea. Il problema è proprio questo: nonostante Peter David sia innegabilmente un genio e palesemente si diverta un mondo a scrivere in questo modo, nonostante cerchi disperatamente di cogliere qualunque spunto per fare della buona narrazione e a tratti ci riesca anche, è il soggetto a fare acqua, e non la sceneggiatura. La sceneggiatura, anzi, è decisamente ottima. Se vi piace il tono, naturalmente.
Ci sono riflessioni interessanti, e questo già è buono. Quella sulla guerra e sui bambini, tanto per cominciare, né melensa né didascalica, fatta esattamente con il tono del resto della narrazione, quel tipo di tono di chi – per lasciarsi andare ad una citazione – ha ancora la forza di incazzarsi con la coscienza offesa.
C’è qualche battuta, e anche questo è buono.
Quello che manca è la storia. E il materiale necessario per fare un albo degno di essere chiamato tale perché, dite quello che volete, due mini parti della stessa storia e un raccontino di Robin Furth degno delle peggiori fanfiction sul Signore degli Anelli – benché corredate dalle belle illustrazioni di Isanove – non fanno un albo degno di questo nome. E, per una volta, non me la sento di dare la colpa alla Panini: è proprio il prodotto originale ad essere un carente specchietto per le allodole. Questa serie come la precedente, a quanto pare. Non mi aspetto miglioramenti nonostante i due spunti narrativi ovvero la coscienza di Roland prigioniera del Pompelmo (mi vien da ridere solo a ripeterlo) e Sheemie diventato una specie di Cable lobotomizzato. Non mi aspetto proprio nessun miglioramento. Spero di sbagliarmi.







12 Comments
heraclitus
Posted at 14:15h, 27 Julyi disegni sono davvero molti belli… ;-)
Damiani
Posted at 14:29h, 27 Julyamo davvero i disegni e non posso che condividere le tue remore…questo è un albo che può dirsi tale?
Shelidon
Posted at 21:35h, 30 JulyBah, vedremo come continuerà ad evolversi (o ad involversi) il prodotto. Di sicuro sono perplessa. E altrettanto sicuramente continuerò a comprarlo per i disegni. Terrovvi aggiornati.
utente anonimo
Posted at 17:37h, 26 AugustI disegni sono molto coinvolgenti e ben realizzati, certo, ma io non me la sento di criticare troppo la struttura narrativa. L’albo “La nascita del pistolero” è una trasposizione a fumetti delle vicende narrate nella saga “La Torre Nera”, e i creatori dell’albo hanno deciso di rinunciare ad una chiarezza narrativa a favore di un maggiore impatto artistico ed emotivo. prima di leggere il fumetto è quindi indispensabile aver letto almeno il quarto libro della saga. Questo è un difetto perchè l’albo si rivela dipendente dal resto della saga, ma d’altro canto questo era l’unico modo per dare ai fans della Torre Nera qualcosa in più della semplice trasposizione di una storia già conosciuta. Dopo aver letto la saga si riesce a leggere il fumetto in maniera molto più scorrevole. Devo ancora leggere La lunga via del ritorno e spero che le mie aspettative non siano deluse, visto che anche la storia è inedita.
Tony
utente anonimo
Posted at 12:41h, 27 AugustMi dispiace dirtelo ma se non hai colto nulla da questo fumetto o dal “suo oggetto”, come ami ripetere, la colpa è solo tua. Non sono d’accordo con nessuna delle tue parole e non credo di essere l’unico. A fare acqua è la tua scarsa vena di recensore.
Shelidon
Posted at 22:37h, 27 August@ Tony: purtroppo da un prodotto “altro” rispetto ad un libro tendo ad aspettarmi qualcosa che prescinda da esso e non lo dia per scontato. In questo senso “La nascita del pistolero” ha un po’ fallito, e mi conforto sentendo giudizi simili anche da gente che ha letto i libri. Mi sarebbe piaciuto qualcosa di impostato diversamente e dire che questo fosse “l’unico modo” mi pare un po’ eccessivo. Vedremo cosa riuscirà a fare il comunque ottimo Peter David con questo nuovo ciclo, anche se gli inizi come vedi non mi entusiasmano. Sul grande impatto visivo ed emozionale – ma sempre e solo dal punto di vista estetico – comunque non si discute: sublime.
@ anonimo: grazie, tesoro, dalla tua articolata recensione e dal tuo cospicuo contributo al dibattito trasuda invece una profonda comprensione del prodotto, che getta risolutiva luce sulla mia completa insipienza. Ti prego, torna a trovarmi.
utente anonimo
Posted at 23:24h, 18 SeptemberData ormai per scontata l’innegabile bellezza dei disegni e del tono delle vignette, il mio giudizio sul soggetto non è così negativo. Non do ancora un giudizio definitivo sulla Lunga via del ritorno, non avendolo ancora letto fino alla fine, ma per quanto riguarda La nascita del pistolero, ho apprezzato il fumetto, che comunque (e non dimentichiamolo) si proponeva un traguardo ambizioso e che si faceva carico di un pesante fardello. Ora lo si critica perchè per molti è stata una mera trasposizione in immagini di una parte del romanzo di King ma, d’altra parte, non era quello che si proponeva di fare? raccontare la gioventù di Roland e la sua ascesa al rango di pistolero? Parlando chiaramente, quanta gente si sarebbe lamentata se invece di questa scelta fosse stata proposta una rilettura personale della vicenda? Io non mi ritengo un grande esperto di fumetti, ma ho letto tutta la saga della Torre, e sotto questa luce ho apprezzato il fumetto. Certo, per chi non ha letto i romanzi può risultare difficile una comprensione completa, e forse è questo il limite maggiore della serie della Nascita del pistolero; è anche vero, però, che non vedo molte altre alternative:un quadro generale per inquadrare l’opera sarebbe stato immancabilmente lacunoso e praticamente inutile, perchè scarno e incapace di mostrare appieno l’evoluzione del personaggio di Roland Deschain, e un’interpretazione maggiore, contando che nel progetto era coinvolto lo stesso King, rischiava di perdersi in soluzioni ancora peggiori… Quest’ultima via è proprio quella presa per la seconda serie: uno sviluppo completamente libero in un momento della vita di Roland che nei libri è a malapena citato. Vedremo come andrà a finire, poi mi riserverò un giudizio.
Hanamichi
P.S.: anch’io non ho apprezzato particolarmente le appendici dei primi due numeri della Lunga via verso casa, ma arrivare al punto di dire che il racconto di Furth è penoso mi sembra esagerato… Non si propone come un romanzo, ma come un piccolo scorcio su vicende complementari a romanzi e fumetti, approvata da King e scritta da un’autrice che ne sa più di tutti noi sulla Torre e che ha creato esempi ben più chiari del suo talento… Io questa la vedrei più come una scelta di stile e di narrazione… e poi non è questo, come avevi detto tu per altri aspetti, che ci si aspetta da qualcosa di “altro” (che poi altro non è, se si notano tutti i legami coi romanzi) da un libro, no?!
Shelidon
Posted at 10:42h, 21 SeptemberHanamichi, è decisamente un piacere leggere commenti come il tuo. Ma bando ai convenevoli, che ho molto da risponderti.
Innanzitutto, parliamo della Nascita del Pistolero.
Hai senz’altro ragione quando dici che «è stata una mera trasposizione in immagini di una parte del romanzo di King»: il punto, se vogliamo, per me non è affatto la mancanza di autonomia dal romanzo ma la mancanza di autonomia del fumetto in se stesso. Non ho potuto fare a meno di reprimere una sensazione di vuoto, di mancanza, come se mi mancassero delle parti fondamentali per apprezzare non tanto l’atmosfera quanto il tono e l’importanza degli avvenimenti che venivano narrati. Nel trasporre «una parte del romanzo di King», insomma, la sensazione è quella che le parti omesse abbiano lasciato paradossalmente il segno, al punto che persino un lettore digiuno del romanzo originale si è reso conto della loro mancanza. Non so se il mio concetto è sufficientemente chiaro: il fumetto funziona come infarinatura, come introduzione all’universo e ai personaggi della Torre Nera, ma non come prodotto a sé. Sarebbe stato forse un eccellente preludio ad una saga a fumetti, ma l’intero ciclo – e i singoli volumi – non hanno a mio modesto avviso una sufficiente consistenza e struttura per ricevere un giudizio positivo. Specie considerando i nomi in gioco, da Stephen King a quell’indiscusso maestro che è Peter David.
La lunga del ritorno da questo punto di vista mi lasciava sperare meglio perché
1) poteva dare per scontati personaggi e situazioni, già introdotti più o meno efficacemente nella Nascita del pistolero;
2) dava maggiore libertà allo sceneggiatore.
Purtroppo fin’ora si è fatto sentire solo un grosso limite del prodotto, ovvero la decompressione, un po’ per via del disegno che giustamente reclama il suo spazio e un po’ per via della brevità dei singoli numeri. La sensazione – e spero di sbagliarmi – è che il prodotto punti un po’ al risparmio delle forze, come ahimé molti prodotti considerati un successo in partenza. Spero proprio di sbagliarmi.
In ultimo, permettimi di dissentire completamente per quanto riguarda le appendici. Non metto in dubbio che possano essere interessanti per un appassionato della serie, ma…
beh, innanzitutto non amo la fanfiction, per quanto d’autore. Storco il naso con Il Silmarillion, che almeno in teoria dovrebbe prendere le mosse da appunti originali, tu immaginati. Quindi, per quanto la Furth possa essere «un’autrice che ne sa più di tutti noi sulla Torre», non riesce per questo a convincermi del suo talento.
In secondo luogo, sono piuttosto esigente per quanto riguarda la prosa in generale e il fantasy in particolare. Quindi, non posso apprezzare cose come questa:
«[…] quand’ecco che dodici cavalieri giganteschi galopparono verso di loro dalle dodici direzioni della bussola. Benché avessero corpi di uomini, gli enormi guerrieri avevano teste di animali. Topo e Pesce, Pipistrello e Lepre, Aquila e Leone, Cane e Cavallo, Tartaruga e Orso, Lupo ed Elefante: tutti muovevano verso di loro a velocità sovrannaturale; le rose rosse ondeggiavano al loro passaggio come le acque di torrenti rossi».
Che cosa dovrebbe creare pathos? Il tono arcaico a caso? Lo zoo dell’albero azzurro? Il trito meccanismo di chi pensa di fare buon fantasy prendendo una cosa reale come la bussola e modificandola appena un po’? Oppure il cliché figurativo e narrativo delle rose che ondeggiano al loro passaggio come mare in tempesta? Perdonami, ma non posso fare a meno di considerarla insipienza narrativa, per quanto possa essere interessante agli occhi di un appassionato della serie. Senza offesa e a mio modesto avviso, naturalmente.
Torna a trovarmi, sono curiosa di sentire una tua risposta su questo e sugli altri punti.
utente anonimo
Posted at 12:27h, 21 SeptemberBeh, i miei complimenti per le risposte, trovare qualcuno che risponde tranquillamente e col ragionamento a pareri diversi dal proprio è sempre più raro…
Per quanto rigaurda La nascita del pistolero mi trovo d’accordo con quanto hai detto, in fin dei conti il fumetto non è riuscito a staccare del tutto il cordone ombelicale dal romanzo. A mio parere, però, più che un preludio (anche perchè, per quanto bello, mi sembra alquanto improbabile che l’intera saga venga trasposta in fumetti) è proprio un “extra”, che un lettore dei romanzi può “capire” appieno, compensando lacune e vuoti con altre conoscenze, ma che io stesso troverei difficile e arido se mi approcciassi al mondo della Torre per la prima volta.
Per quanto riguarda la Lunga via del ritorno, come già detto, non mi esprimo ancora in definitiva, ma devo ammettere di essere un po’ scettico perchè, sinceramente, non ho capito dove voglia andare a parare e ho avvertito anch’io quel senso di “dilatazione” che tu hai citato.
Sulla storia della Furth (perdonami, ma non me la sento di definirla fanfiction), invece, dal momento che hai anche riportato uno stralcio del racconto (quando l’ho letto per la prima volta anch’io sono rimasto, per usare un eufemismo, perplesso), c’è qualche elemento da considerare come attenuante:
1) il target: è scritto comunque per un fumetto, quindi spesso si punta, senza ricorrere a scelte elaborate od erudite, a impiegare un linguaggio “visivo”, che possa imprimere nella mente del lettore immagini vivide (non senza cadute di stile come qua);
2) la paternità del progetto originale: la Furth si muove su un terreno non suo, e deve comunque rispettarlo. Per fare un esempio, “lo zoo dell’albero azzurro” fa proprio parte del mondo di King e, anzi, per quanto possano sembrare ridicoli, sono i guardiani stessi dei pilastri che reggono l’intero universo. E se uno deve scrivere un racconto riguardo questi personaggi, per quanto si possa dannare ad abbellirlo, sempre “uno zoo” resta;
3) la traduzione… non so in questo caso quanto abbia influito, ma gli esempi di fantasy stranieri rovinati da traduzioni deliranti si sprecano, tra soluzioni idiote e strafalcioni improponibili.
Le appendici, quindi, le prenderei più per il loro contenuto, come side stories, che per la forma espositiva e lo stile… purtroppo La nascita del pistolero l’ho comprata in volume unico, in un edizione che (ho scoperto dopo) era completamente priva di appendici, e non posso fare paragoni… però puoi farlo tu se le hai lette!
Aspetto risposte, eh! Intanto terrò d’occhio il blog…
Hanamichi
Shelidon
Posted at 09:10h, 27 SeptemberHanamichi, decisamente sei il mio utente ideale.
1) Ho appena letto il penultimo volume della Lunga via del Ritorno e, anche se magari lo commenterò più approfonditamente nel week-end, conferma le mie prime impressioni di una generale incompiutezza. Sembra che il tanto agognato incontro sia stato pesantemente mutilato o pesantemente inficiato dal non poter creare liberamente, di non poter fare succedere grandi cose. In sostanza, mi sembra che il buon Peter David sia un po’ schiacciato dalla continuity della Torre. Vedremo.
2) Non sono una lettrice di King, né del King classico né del King fantasy, quindi non posso giudicare. Mi sembra però strano che la “storia” della Furth (perdona le virgolette, ma proprio non ce la faccio) rispetti i toni e le atmosfere dell’originale. Non stento a credere ad esempio che “lo zoo dell’albero azzurro” descritto da King sia ben in grado di suscitare pathos e terrore. Da un lato capisco quello che vuoi dire: si tratta di una creazione ingombrante e difficile da gestire. Dall’altro però trovo insipiente sia l’utilizzare elementi che poi non si è in grado di gestire sia la riduzione della “prosa visiva” di cui parli ad una serie di luoghi comuni e cliché narrativi.
Quanto alla traduzione, essendo la Panini mi aspetto di tutto: può aver influito e può anche essersi inventata interi passaggi, ma non me la sentirei di addossarle tutte le colpe.
3) Le appendici del primo ciclo erano sostanzialmente uguali a queste: dei contenuti aggiuntivi riguardo all’universo della Torre, una storia e dei contenuti aggiuntivi riguardo alla creazione del fumetto (interviste e bozzetti). Inutile dirti che trovo molto interessanti questi ultimi. Sui primi due sai già come la penso.
In conclusione, scusa per il ritardo nelle risposte ma la settimana è stata lavorativamente intensa e volevo avere concentrazione per mettere insieme qualcosa di sensato (sperando di esserci riuscita).
utente anonimo
Posted at 00:14h, 05 NovemberDopo molto tempo (e mi scuso vivamente per il ritardo), eccomi qua. Ho atteso la fine della Lunga via del ritorno per rispondere, e finalmente posso dare un giudizio…
Inziamo quindi:
1) disegni stupendi, non me ne intendo molto (come già ho detto fino allo sfinimento), ma le immagini e i colori di entrambe le serie mi hanno tolto il fiato… specialmente le scene che ritraggono Roland da adulto (rispecchiano alla perfezione determinazione e mancanza di pietà del pistolero)…
2) didascalie e dialoghi eccezionali, rispecchiano appieno lo stile usato da King nei vari romanzi della saga, e caratterizzano bene i personaggi
3) storia… sinceramente non saprei, la sensazione principale che ho avuto è stata quella di “dilatazione”, perchè in fin dei conti non è che succedano poi molte cose in questa serie, e le pagine stesse a fumetti sono relativamente poche; la trama inoltre mostrava numerose potenzialità anche per i neofiti del genere, dal momento che agli eventi narrati King accennava solamente en passant nei suoi romanzi, dicendo che il ka-tet sarebbe tornato a Gilead con un Roland ancora posseduto dal pompelmo. Intorno a queste scarne informazioni si sarebbe davvero potuto costruire molto ma, anche se il mio giudizio nel complesso è positivo, mi sarei aspettato, sinceramente, “qualcosa in più”…
4) appendici: si è già parlato dello stile di narrazione di queste fantomatiche fan fiction, eh Shelidon? Concordo sul fatto che potevano forse essere più curate ma, come si suol dire, non condivido la scelta ma la capisco e la rispetto; si possono addurre numerose scuse (come formato della pubblicazione, target, scopo, ecc.), ma secondo me la loro giustificazione principale sta nell’albo stesso in cui si trovano: fanno da corredo alla Torre, spiegando (a volte anche con toni infantili, devo ammetterlo) elementi importanti per la comprensione generale che, però, nei romanzi sono totalmente assenti. In particolare, mi riferisco alle appendici presenti nell’ultimo numero, alla questione dei Guardiani dei Vettori e alla North Central Positronics.
Per concludere, credo che nel complesso non si possa fornire un giudizio definitivo alla serie, semplicemente perché essa più che una vicenda a sé è un momento di transizione tra due grandi vicende, la parte iniziale narrata ne “La nascita del pistolero” e la catastrofe culminante nella battaglia di Jericho Hill, narrata a questo punto nella ormai indubbia prossima serie. Se infatti “La nascita del pistolero” presentava, per quanto tronca, una fine propria (che poi era la stessa fine che dava King al racconto dell’infanzia di Roland nel romanzo “La sfera del buio”), alla fine di questa seconda serie è come se fosse stampata a caratteri cubitali la frase “To be continued”…
Non lo so, mi chiedo se abbia avuto poi senso pubblicare una serie del genere o se fosse stato meglio attendere la prossima e pubblicare tutto in un’edizione unica ma, a questo punto, attendo con ansia la terza (e spero a questo punto ultima) serie, per giudicare nel complesso se il lavoro sia stato ottimo (perché valido lo è comunque!).
Mi scuso per la lunghezza del post e, come sempre, ringrazio per l’attenzione, attendendo risposte..
A presto!
Hanamichi
utente anonimo
Posted at 10:22h, 08 NovemberSul sito ufficiale di Stephen King ho scoperto che negli Stati Uniti è già in pubblicazione la terza serie di fumetti ispirati alla Torre, The dark tower:Treachery, serie in 6 volumi mensili pubblicata da settembre 2008,e la cui trama seguirà appunto quella delle precedenti serie. La data di pubblicazione in Italia è ancora sconosciuta.
Forse a questo punto si potrà dare un giudizio definitivo all’intero corpus di fumetti… Staremo a vedere…
Hanamichi