"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

La bellezza è un malinteso

Che dire dell’ultimo libro di Dazieri, aspettando che mi portino la colazione? Beh, se la bellezza è un malinteso, di malintesi riguardo a questo libro ce ne sono pochi. Leggendo le ultime prodezze fantasy della casa editrice per cui, inspiegabilmente, è curatore, molti di noi si auguravano che smettesse per tornare a scrivere storie del gorilla. Sì, perché i precedenti romanzi erano dei bei noir, ben scritti e ben intrecciati, e l’idea di questo investigatore dalla doppia personalità, perennemente insonne, costantemente pesto, era ben sviluppata. Era.
In questo nuovo romanzo, il gorilla è sposato e con la testa a posto, si è trovato un lavoro per un’agenzia assicurativa e tutto sommato la vita gli scorre tranquilla, persino il Socio sembra accontentarsi di fare thai-chi in mutande in cortile all’alba delle cinque per la gioia dei vicini. L’indagine viene innescata dal banale suicidio di un camionista che il gorilla ha scoperto colpevole di altrettanto banali furti.
Per un certo lasso di tempo, l’indagine si fa interessante e si fa strada un’ìipotesi di soluzione che potrebbe davvero fare il botto. La giovane ragazza fuggita dal manicomio ha davvero ucciso la madre a martellate? E perché? Dove ha visto lo scheletro di Damien Hirst che disegna ovunque e che dà il titolo al libro? A che punto della sua vicenda conosce il camionista e come sono implicati i Beatles nella rapina dello scheletro? La conclusione è abbastanza banale, con sprazzi di buonismo alternati a finta crudeltà narrativa, e le ultime tre pagine si possono tranquillamente classificare come un finale di merda.
Se avete amato il gorilla, lasciate perdere quest’ultima indagine. E magari guardatevi il film con Bisio.

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1 Comment
  • Lorenzo
    Posted at 14:17h, 23 March Reply

    Grande.

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