"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Jean Nouvel e il suo ufficio

Sicuramente una delle installazioni più meritevoli di questa edizione, se non la più meritevole. Jean Nouvel si installa al salone ufficio e immagina, astrae, lavora per scenari sul concetto di spazio per lavorare, declinandolo nei modi del vivere contemporaneo. Tre scenari per altrettanti modi di vivere l’ufficio: “l’ufficio in un vecchio appartamento”, “lavorare a casa” e “il capannone: nuovi spazi per lavorare”.

“L’ufficio in un vecchio appartamento” è forse il più affascinante di questi percorsi e immagina lo scenario di un classico appartamento in centro, con tagli tradizionali e vecchie finiture, allestito nel rispetto degli spazi originali e nello spirito di chi sceglie uno spazio simile per insediarvi il proprio posto di lavoro. Gli arredi sono quindi comodi e piacevoli, scelti come sarebbero scelti gli arredi di casa: un grande tavolo T334 di Tecno con sedie Ps142 nella sala riunioni, sistema Unifor con sedie di Vitra per l’open space, divani Brooklyn di Poltrona Frau per l’ufficio direzionale, e ancora pouff Kuadra di Kastel e una grande libreria di Marc Sadler (la Big per Caimi) nella sala d’aspetto, su cui si impilano scatole e scatole di credits, una cucina Dada e una profusione di accessori di Bruno Munari e Enzo Mari per Danese.

 

   

Il secondo compartimento ha titolo “lavorare a casa” e presenta uno spazio contenuto, soppalcato, polifunzionale, dove il quotidiano e il privato si mescolano con il lavoro e la rappresentanza. Una grande libreria disegnata dallo stesso Jean Nouvel per Molteni suddivide gli spazi di lavoro da quelli di incontro e brainstorming che, nella sfera privata, diventano salotto. Un tavolo con sedie Audrey di Piero Lissoni per Kartell, accanto alla cucina Varenna, mentre il soppalco, virtualmente invisibile e praticamente irraggiungibile, sfoggia (?) un letto Flou e sovrasta uno spazio di lavoro claustrofobico, per schiavi moderni, con sedie e tavolo Kartell e una netta predilezione per corpi illuminanti Flos.

 
   

Il terzo e ultimo scenario, prima di passare ai laboratori, è ambientato in un capannone con sottotitolo “nuovi spazi per lavorare”: uno spazio alto, inumano, rivestito in lamiera grecata, in cui viene ipotizzato l’ufficio di marketing per un’azienda motociclistica (per la gioia di Ducati) ed in cui, inaspettatamente come un incidente di percorso o un’imposizione contro la volontà del progettista, irrompe il colore. Un’infilata di sedie di Maartin Van Severen per Vitra e seriose poltrone operative vengono affiancate alle cassettiere colorate di Vitra, a divisori blu e gialli, a mobili contenitore arancioni. Sul soppalco si intravede la storica libreria Polvara di Kartell, un calciobalilla, un maxischermo e accessori fitness di Technogym.

  

Agli scenari, seguono i progetti: quattro piccole stanze tematiche che si aprono con un corner dedicato ad altrettanti designer che si raccontano, raccontano il proprio studio e il proprio punto di vista sul concetto di ufficio e, incidentalmente, allestiscono il proprio angolo di stanza. Ron Arad, vestito di quadrati e cubi, Michele de Lucchi con i suoi codici naturali e il suo adorato legno dei pezzi presi dalla sua Produzione Privata, un Marc Newson giallissimo e Philippe Starck, straordinariamente classico e di rosso vestito con la sua mr Impossible per Kartell, il tavolo Top Top e la stravagante Gold Lounge Gun di Flos.

  

   

  

Il secondo laboratorio, “dal razionale all’umano”, è una splendida delizia: una leggerissima parete in vetro sviluppata dallo stesso Jean Nouvel con Tecno scorre a dividere spazi lignei, quasi nautici, di fronte ad uno scenografico spettacolare specchio. Un tripudio di luci Flos tra cui la Kelvin LED, la Glo-ball e la Miss Sissi.

 

  

Chiudevano la rassegna, i due laboratori “progettare il proprio spazio”, una catasta di mobili componibili in uno spazio scuro sullo sfondo di una grande parete luminosa, e il “laboratorio di luce”, con in esposizione sistemi lineari innovativi per la luce diffusa. Imperdibile anche l’ultima stanza, “l’attualità dei maestri”, un’autentica esposizione di pezzi storici da ufficio, da Mies van der Rohe a Frank Lloyd Wright, da Jean Prouvé agli Eames, da Gio Ponti a Ettore Sottsass fino a Gaetano Pesce.

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