"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Il ritorno della mutante


Il sotterraneo londinese era buio e umido come nei migliori cliché, e una plafoniera fulminata mandava lampi di luce fredda e scintille sul pavimento sporco della cella, cosparso di resti animali. Nelle braccia pallide, incatenate al soffitto, due lamette penetravano delicatamente nella carne attraverso la pelle candida, come nel mascarpone, e due sottili ma costanti strisce di sangue scendevano lungo i gomiti andando ad allargare la pozza scarlatta sul pavimento. I bei riccioli biondi le erano stati tagliati a caschetto e stirati con la piastra, premuti contro il viso e tinti di nero: attorno all’unico occhio visibile, una banda di kajal.
L’aria risuonava di strazianti lamenti e mormorii, di passi strascicati e del sottile stridio di lamette sulla pelle, dello sfrigolio di capelli ricci in centinaia di piastre, del ribollire di calderoni in cui venivano mescolate tintura nera, kajal e ceralacca, piccoli suoni su cui si imposero il cigolio della porta e lo strascichio di svogliati passi. "La mia vita è uno schifo! – gemette il carceriere, recando tra le mani un vassoio con una tazza di latte e cereali ed un’orrida merendina al caramello – Nessuno mi capisce, questo posto mi si stringe al collo come un cappio e non posso che urlare. Il dolore è l’unica cosa che mi fa sentire bene, voglio che tutto il mondo veda le lamette che urlano nella mia carne e…"
La mutante alzò svogliata la testa, gettando uno sguardo all’emo dall’occhio libero. Era uguale a tutti quelli che le avevano portato quell’orrida merenda che chiamavano pasto durante i giorni di prigionia, e il suo disco era simile a quello di tutti i suoi predecessori. La sua mente ancora reggeva a quello stillicidio, ma non sapeva ancora per quanto sarebbe riuscita ad opporsi. Si isolò dall’ambiente e iniziò a riempirsi la mente con la sua barriera. "Queste ninfe ed altre genti sono allegre tuttavia.Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Questi lieti satiretti, delle ninfe innamorati, per caverne e per boschetti han lor posto cento agguati…"
L’orrenda trasformazione del Conte, le ultime avventure di Santino, Scarlet e Runaway Zombie: tutto le era ignoto.
Mentre praticava i suoi esercizi mentali, lo sguardo cadde distrattamente sul vassoio.
Qualcosa di diverso.
Avevano cambiato marca dela merendina.
Con uno scatto del collo, la testa si raddrizzò e lo sguardo si accese.

Un urlo.

Silenzio.

Lentamente la mutante si alzò e gettò a terra le catene, strappando le lamette dalla carne. Tolse i capelli dagli occhi e li strofinò tra le mani, rimuovendo in parte l’orrida tintura nera e tirandoli all’indietro, in attesa di ripristinare l’abituale chioma. Si chinò e scostò con una mano la grande testa del felino, togliendo dall’emo due brani di stoffa prima di lasciare che la fiera monodimensionale continuasse a pascersi delle sue carni. Si fasciò le ferite con due giri stretti di tela e li annodò insieme dietro la schiena, prima di accarezzare la criniera di carta del leone. "Andiamo a fare un vero pasto."

(Continua…)

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5 Comments
  • contenebbia
    Posted at 12:15h, 20 October Reply

    Mia aorata eroina: or comprendo i tuoi silenzi…mio dio, siam caduti vittime di quest aminca di pagliaccetti pittati? Mi ribolle nelle vene quel poco sangue che mi resta!

  • impbianco
    Posted at 12:44h, 20 October Reply

    Poraccia…il Lion contiene metalli…brutta cosa.. :P comunque complimenti bel racconto!

    X-Bye

  • heraclitus
    Posted at 13:38h, 20 October Reply

    che mutazione terribile, spero possa tornare tutto come prima…

  • Shelidon
    Posted at 17:09h, 20 October Reply

    Ah ma ne usciremo, eh? Trionfatori come sempre.

  • Damiani
    Posted at 15:33h, 21 October Reply

    Ecco dov’eri finita!!Finalmente tue notizie Shel e ora che somigli un pò di più a Henry McCoy possiamo dire che la fine per gli orridi emo è vicina!

    BENTORNATA!

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