"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Drain

 

Tempo fa, avevo messo on-line qualcosa di Sana Takeda, disegnatrice nota più che altro per la sua pubblicità di Vogue Gioiello con Jean Grey, Ororo e Rogue come testimonial ma che alcuni di voi forse ricorderanno per aver illustrato l’episodio wakandiano di Divided we stand. Così, quando ho visto in fumetteria un’edizione Italy Comics di quello che pare essere uno dei suoi lavori più importanti, sono stata incuriosita abbastanza da prenderlo. Mai azione si rivelò più avventata.

Drain è una storia di vampiri, di una banalità tale che verrebbe voglia di mettersi ad urlare stracciandone selvaggiamente le pagine: Chinatsu è una ninja cui un vampiro ha ucciso l’intero clan e per questo, trasformata in vampiro a sua volta, lo cerca per avere la sua vendetta. Per riempire le pagine, la ex amante di Chinatsu, trasformata in vampiro anche lei, è ora amante di quello stesso vampiro. C’è tutto, dal vampiro uccisore di altri vampiri al vampiro che uccide solo i criminali, dall’amante respinta alla vittima che cerca la sua vendetta, fino alla sorellina morta la cui sola memoria è in grado di riscattare e bla bla bla. In fin dei conti, da un autore che ha avuto modo di regalarci perle come X-men Fairy Tales, che cosa volevo aspettarmi?
Di più, invece, mi aspettavo da Sana Takeda. I suoi colori sono splendidi, e a volte le sue vignette tradiscono un certo studio, ma in generale lo story-telling è talmente carente da rendere difficile da seguire persino una storia così lineare. Non la aiutano le scene di combattimento, che il suo modo di colorare trasforma in sequenze informi di turbinii neri e grigi.
Fatevi un favore: non compratelo.

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