"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

Acquisti in libreria

E’ la seconda volta che scrivo questo post (la prima il browser ha pensato bene di chiudersi senza motivo apparente proprio alla fine): speriamo in bene…
Come dicevo, ieri sono andata con Lui in libreria Fnac e ho scoperto che hanno rinnovato i reparti di arte e architettura, critica letteraria e libri in lingua: un invito a nozze. Non ho saputo resistere alla tentazione di fare un bel po’ di acquisti, tra cui…

Jacques Yonnet, Le vie incantate di Parigi. Cronaca intima di una città.
Fbe edizioni – La mongolfiera
L’editore, specializzato in libri di viaggio e il cui sito vi invito a visitare, dà alle stampe questo classico di culto corredandolo da splendide foto di Robert Doisneau (autore di alcuni tra i più affascinanti e celebri scatti parigini) che vanno ad affiancarsi ai disegni originali dell’autore.
Sul sito dell’editore si legge:
«Pubblicato dopo la guerra, questo libro, che inaugura la collana di classici di FBE, affascinò allora molti lettori come Raymond Quenau, Jacques Audiberti, Paul Fort, Jacques Prévert e Claude Seignolle. Quenau (e non fu il solo) disse che Rue des Maléfices è il più grande libro che sia mai stato scritto su Parigi. Un grande classico della letteratura francese degli anni ‘50. Un’indagine etnografica, ma condotta da uno spirito naturalmente attento a tutti gli scostamenti. Una cronaca “poetica” dei bassifondi della vecchia Parigi tenuta giorno per giorno da un uomo che vuole essere amico di tutte le anime perse.»
E ancora:
«L’edizione è impreziosita dalle bellissime fotografie di Robert Doisneau. Jacques Yonnet (1915-1974 ) è unanimemente considerato come la più brillante meteora della letteratura francese. Erudito anticonformista, fantastico conoscitore della Parigi classica, dei suoi segreti, delle sue leggende. Raymond Queneau (e non era il solo) considerava "Le vie incantate di Parigi" il più grande libro mai scritto sulla capitale francese. Un libro che gli impediva di dormire, perché non sono certo riposanti le storie "vere" che in queste pagine racconta il suo amico Jacques Yonnet, massimo conoscitore di tutti i più intimi meandri della Rive Gauche. Il grande editore francese Raphael Sorin disse: "Tra i libri da portare in Paradiso ci sono "Le vie incantate di Parigi" di Jacques Yonnet". Un libro splendido che non può mancare a un appassionato di letteratura francese e a chi ama Parigi.»
Insomma, un must e un libro di culto per tutti coloro che, come me, adorano il lato oscuro di Parigi, quella Parigi ruspante che descrisse a modo suo Simenon e che, sempre a modo suo, esiste ancora oggi.

Jurgis Baltrušaitis, Il Medioevo fantastico. Antichità ed esotismo nell’arte gotica.
Adelphi.
Di Jurgis Baltrušaitis, grande storico dell’arte e autore di capolavori fondamentali come Risvegli e prodigi. La metamorfosi del gotico e La ricerca di Iside. Saggio sulla leggenda di un mito, il libro è un volume illustrato di storia delle immagini e delle civiltà attraverso il "bizzarro", il "fantastico", il "demoniaco" non solo nell’arte gotica e romanica ma anche nelle arti orientali che tanto profondamente l’hanno influenzata.
Indice dell’opera:
– Indice delle illustrazioni
– Introduzione, di Massimo Oldoni
– Prefazione
I. Grilli gotici
II. Bizzarrie dei sigilli e delle monete antichi
III. Ornamenti e cornici islamici
IV. Arabeschi fantastici
V. Ali di pipistrello e demoni cinesi
VI. Prodigi estremo-orientali
VII. Grandi temi buddhisti
VIII. L’arco carenato orientale
– Conclusione
– Note
– Indice dei nomi
Ecco uno stralcio dall’introduzione di Massimo Oldoni:
«Jurgis Baltrusaitis si distingue nella storia della cultura europea per i metodi, i recuperi e le ipotesi che la sua personalissima indagine critica propone. Baltrusaitis è un sottile ricercatore: la perfetta conoscenza dell’arte medioevale russa e asiatica gli ha consentito, in lunghi decenni di studi, di comporre un quadro assai complesso e organizzato degli intrecci che saldano, nella tradizione artistica e nella mentalità medioevali, la cultura occidentale, la simbologia orientale e un duttilissimo arco d’elementi esotici. Su tali basi ogni suo contributo porta nuovi spunti, fino a penetrare con precisione sempre maggiore nel cuore di questi meccanismi di scambio. Definita indagine iconologica, analisi stilistica o filologia dell’arte, la dimensione dell’opera di Baltrusaitis assume un ruolo non più eliminabile perché consente d’impostare finalmente su basi concrete la questione della continuità fra le civiltà artistiche d’Europa e d’Asia.
Da tutto questo nasce, nel 1955, Le Moyen Age fantastique, forse il più celebre fra i libri dello storico lituano. Si tratta, in realtà, di una genesi lentamente prodottasi nel tempo. Già nel 1929 Baltrusaitis, in Etudes sur l’art medieval en Armenie et en Georgie, si poneva il problema dei contatti, presunti o accertabili, fra l’architettura europea e certe manifestazioni stilistiche presenti anche in Russia. L’età romanica diventava occasione utilissima d’un confronto diretto, tutto rifluito nell’importante Art sumérien, art roman, di qualche anno più tardo.
Eppure gli stili, le tendenze, le scuole non esauriscono le esigenti curiosità di Baltrusaitis. Così la sua verifica si sposta sull’ornamento, sul simbolo, sul dato decorativo. E’ l’anno d’un altro saggio fondamentale intorno alle raffigurazioni del Sole, della croce e della ruota spiraliforme: la provenienza iranica di questi elementi si sfuma progressivamente nelle fasi della loro utilizzazione in area romanica attraverso inaudite metamorfosi. S’infittiscono i segni zoomorfi, le mutazioni vegetali o animali, sovrapposte a ornati già ricchi, e le geometrie si proiettano oltre il fantastico, nelle direzioni dell’assurdo, del grottesco, del satirico, del demoniaco. Baltrusaitis dimostra di sapersi muovere in tali categorie dell’espressione con un rigore e una capacità fuori del comune.»
Un saggio splendido ed appassionante su uno dei temi che più mi affascinano nella storia della rappresentazione.

Kakuzo Okakura, Lo spirito dell’arte giapponese.
Luni editrice.
L’autore di questo agile libricino parte da un presupposto piuttosto semplice ed atrocemente vero, cioé che della cultura giapponese in occidente non si sappia nulla al di fuori di quella serie di stereotipi che prodotti d’esportazione assai simili tra loro – o addirittura una lettura distorta di tali prodotti – ha ingenerato nel mercato europeo e americano. Questo libro quindi, composto originariamente in inglese, è da intendersi in coppia con il celebre Libro del té e analizza l’arte giapponese ponendola in stretta relazione con l’arte dell’estremo oriente e del subcontinente indiano, generalmente considerata – a torto – di scarsa influenza su quella nipponica.
Indice dell’opera:
Introduzione
I. La sfera degli ideali
II. L’arte primitiva giapponese
III. Il Confucianesimo – Cina del Nord
IV. Il Laoismo e il Taoismo – Cina del Sud
V. Il Buddhismo e l’arte indiana
VI. Il periodo Asuka (550 – 700)
VII. Il periodo Nara (700 – 800)
VIII. Il periodo Heian (800 – 900)
IX. Il periodo Fujiwara (900 – 1200)
X. Il periodo Ashikaga (1400 – 1600)
XI. Il periodo Toyotomi e l’inizio del periodo Tokugawa (1600 – 1700)
XII. Il tardo Tokugawa (1700 – 1850)
XIII. Il periodo Meiji (dal 1850 a oggi)
XIV. La prospettiva

Neil Gaiman, American Gods
Neil Gaiman, Anansi Boys
Headline Review
Li ho già letti entrambi, ma la traduzione dell’edizione mondadori era abbastanza pessima, così ho deciso di riprenderli in mano in edizione originale. Per chi non lo sapesse, American Gods è la storia di un uomo, Shadow, che incontra su un aereo il misterioso Mr Wednesday, che sostiene di essere un dio caduto, rifugiatosi sulla terra per sfuggire ad una guerra, nonché il legittimo re d’America.
Anansi Boys, sorta di seguito, narra le avventure dei figli di Mr. Nancy (Anansi, appunto), già incontrato nel libro precedente.
Entrambi i volumi, come Nessun Dove di cui già ho parlato qui, ruotano attorno ad un tema caro a Gaiman, ovvero la costruzione di una sorta di apparato mitologico moderno, in cui elementi d’antichità si fondono con prodigi tecnologici ormai in disuso, dando origine ad una miscela affascinante e dal sapore esotico ma assai più vicina a noi di quanto si potrebbe pensare.

Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi.
Tascabili Bompiani.
Un libro che già avevo letto ma che ancora non possedevo, con sei letture di Eco alla Harvard University in cui, con grazia e spensieratezza, il grande semiologo si muove attraverso alcune delle più importanti e significative trame della nostra cultura, da Manzoni a Omero, da Dantes a Joyce, da Omero a Spillane, passando per fiabe alle radici del nostro immaginario come Cappuccetto Rosso.
Il libricino è strutturato come una passeggiata nel bosco e si compone di:

  1. Entrare nel bosco
  2. I boschi di Loisy
  3. Indugiare nel bosco
  4. I boschi possibili
  5. Lo strano caso di via Servandoni
  6. Protocolli fittizi

Semplice e profondo come solo Eco sa essere. Va via in una sera.

Willem P. Gerritsen e Anthony G. van Melle, Miti e personaggi del Medioevo. Dizionario di storia, letteratura, arte, musica e cinema.
Bruno Mondadori editore.
Retro di copertina:
«Le antiche storie non muoiono mai. Il Medioevo ci ha lasciato un ampio corpus di racconti, epici e romanzeschi, un tempo narrati e amati in tutta Europa. Molti di essi, tramandatisi in epoche successive, continuano ancora oggi a esercitare la propria magia. Nel corso dei secoli, i racconti medievali hanno ispirato scrittori, compositori e artisti, che li hanno rinarrati, rielaborati e rappresentati.
Questo volume costituisce una guida preziosa per orientarsi nel retaggio narrativo dell’Europa medievale e nelle forme che esso ha di volta in volta assunto nelle differenti manifestazioni artistiche di ogni epoca. Le gesta di Carlo Magno e dei suoi paladini, di re Artù e dei suoi cavalieri, di Tristano e Isotta si accompagnano ad altre storie forse meno conosciute ma altrettanto affascinanti, dalle versioni medievali delle avventure di Alessandro il Grande ed Enea alla parodia dell’eroismo in Robin Hood, dalle imprese di Attila e di Teodorico ai racconti del Cid.
Strutturato come un agile dizionario in singole voci che analizzano le principali figure dell’epoca, reali e immaginarie, il libro ricostruisce la diffusione, le versioni più recenti e le varie declinazioni artistiche della storia narrata, corredandosi di un vasto apparato bibliografico.»
Ben lontano dall’essere uno dei soliti compendi e/o finte enciclopedie inutili, questo libro fa il paio con un altro volume della stessa collana, Miti e personaggi del mondo classico. Oltre al breve profilo per ogni voce, la cosa veramente impressionante di questi volumi è l’apparato bibliografico e lo studio iconografico che, per ogni personaggio trattato, analizza la sua persistenza nella pittura, nella scultura, nella musica, nella letteratura e, in questo caso, anche nel cinema. Completo, accurato, serio, è uno strumento a dir poco fondamentale per togliersi ogni dubbio e soddisfare ogni curiosità.

Paolo Ferrucci, Mistero Etrusco.
Edizioni Sylvestre Bonnard.
Dulcis in fundo, sono finalmente riuscita a procurarmi l’ultimo giallo del simpaticissimo Paolo Ferrucci, e dire che mi incuriosisce è dire poco.
Ora che ce l’ho tra le mani, però, posso lasciarmi andare a dire ciò che non ho osato fare prima, quando della cosa si è parlato sul blog dell’autore. L’illustrazione di copertina della di solito bravissima Patrizia La Porta (il cielo mi aiuti per ciò che sto per dire) è veramente… veramente… è veramente orribile! (oddio, l’ho detto, che mi succederà adesso?)
Insomma, il buon Ferrucci mi perdoni, ma l’ingenuo utilizzo del tratto nero su sfondo nero non fa che accentuare una serie di tremende pecche, a cominciare dal finto carattere etrusco sulla tavola (forse sarebbe stato opportuno fare delle ricerche iconografiche, no?), per giungere al tremendo profilo di un uomo che di etrusco non ha nulla, né il naso aquilino né i capelli a boccolo e né il fine e cesellato pizzetto. E che dire poi di quella pistola, che tanto ha sconcertato il nostro buon autore? Davvero tremenda! L’accostamento nero-verde, poi, è una mia personale idiosincrasia che non posso addossare alla Gregoretti che ha curato il progetto grafico di copertina, eppure concorre ad accentuare il dissenso.
Ma sono veramente inqualificabile, non bisognerebbe parlare male del libro di un amico (per quanto amico-di-blog). E allora parliamone un po’ bene, giacché se lo merita.
Che Paolo Ferrucci fosse un autore capace di intrecciare una trama con i fiocchi già si era capito leggendo la sua Morte di un alchimista, che sta sfornando a puntate – magnificamente illustrato questa volta – e che purtroppo riesco sempre a leggere solo per metà (lo schema è questo: lui posta un capitolo, io ne leggo metà e mi dico "leggerò in seguito l’altra metà"; poi non ho più tempo, e me ne ricordo quando lui posta il secondo capitolo… così vado a leggere la seconda metà del primo capitolo, posticipando la lettura del secondo ad una prossima volta che puntualmente coincide con la pubblicazione del terzo… così, se la matematica non è un’opinione, mi ritrovo sempre ad aver letto la metà del materiale pubblicato). Già il sommario del capitolo, costituito dagli inicpit e scaricabile qui per gentile concessione dell’autore, è veramente intrigante. Il primo capitolo poi catapulta immediatamente in un’atmosfera che è il punto di forza dell’autore, ovvero quell’affascinante commistione tra antico e moderno, tra mistero attuale (l’omicidio) ed un mistero che affonda le radici in qualche antica cultura, in una pratica caduta in disuso, in un costume dimenticato. In bilico tra due mondi che si fondono perfettamente fino a diventare indistinguibili, Mistero Etrusco è un libro che ho dovuto posare a viva forza per resistere alla tentazione di leggere subito anche il secondo capitolo. Perché tra mezz’ora esco a cena con amici e se faccio tardi poi che gli racconto?

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7 Comments
  • PaoloFerrucci
    Posted at 22:56h, 28 March Reply

    Cara Shelidon, ti ringrazio molto per le tue osservazioni, sicuramente pertinenti, visto che ti occupi, oltre che di immaginario fantastico, anche di illustrazione.

    Ma, al di là della copertina, spero che il mio romanzo mantenga le promesse: ciò che noterai, secondo me, sarà l’impronta ironica data a gran parte del racconto, con punte di humour che forse mi avrai già visto esibire nelle mie blog-scorribande.

    Riguardo agli altri libri: ottimi, ottimi acquisti, considerato che I Miti e personaggi, American Gods e Il medioevo fantastico li ho pure io.

    Abbiamo affinità d’interessi, dunque, come già sospettavo.

    ciao! :)

  • Shelidon
    Posted at 22:59h, 28 March Reply

    Sicuramente parlerò ancora del tuo romanzo, a termine lettura, quindi stay tuned! *__^

  • Njord
    Posted at 08:35h, 29 March Reply

    Leggo solo i titoli dei libri….e tutti i temi trattati sono di un certo interesse. Complimenti, hai buon gusto!

  • heraclitus
    Posted at 08:49h, 29 March Reply

    ottimi acquisti, ben 4 li ho anche io: quello su parigi, il medioevo fantastico, umberto eco e neil gaiman ;-)

  • Shelidon
    Posted at 10:19h, 29 March Reply

    Grazie, Njord.

    @ Heraclitus: quale sul Medioevo? Il dizionario o il Baltrušaitis?

  • heraclitus
    Posted at 15:33h, 30 March Reply

    quello di baltrusaitis, sì.

  • Shelidon
    Posted at 18:01h, 30 March Reply

    Lo sto rileggendo in questi giorni: è veramente notevole.

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