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Asterios Agkathidis – Generative Design

Nella creazione di Clex – Cluster of Experts, il nuovo format di crescita professionale di Forma Mentis, stiamo organizzando la biblioteca ideale di un progettista nell’era digitale. Ogni lunedì un libro per iniziare la settimana.   Questo lunedì, sul solco di Operative Design proposto la settimana scorsa, un altro piccolo libro che è quasi il diretto discendente del precedente: un’introduzione […]

Nella creazione di Clex – Cluster of Experts, il nuovo format di crescita professionale di Forma Mentis, stiamo organizzando la biblioteca ideale di un progettista nell’era digitale. Ogni lunedì un libro per iniziare la settimana.

 

Questo lunedì, sul solco di Operative Design proposto la settimana scorsa, un altro piccolo libro che è quasi il diretto discendente del precedente: un’introduzione ai processi di design generativo e una serie di suggestioni derivate dai lavori di laureandi selezionati attraverso l’iniziativa Studio 04, una divisione di progettazione e ricerca della Facoltà di Architettura dell’Università di Liverpool, diretta dall’autore Asterios Agkathidis.

Asterios Agkathidis,
Generative Design.
edito da Laurence King.

Generating form is one of the most fundamental aspects of architectural education and practice.
While new computational tools are enabling ever more unpredictable forms,
critics argue that this leads to a disconnection between architectural output and its context.

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Nel libro vengono studiate le forme e le tecniche proprie del computational design, così come vengono osservate ciascuna in un progetto illustre, e vengono utilizzate per (ri)costruire prototipi e astrazioni formali di questi progetti.

1.1 Metodi di Design in Architettura: una panoramica

Contiene un’introduzione generale ai processi generativi e, in particolare:

  • processi generativi guidati dalla natura, dall’Art Nouveau ad Achim Menges;
  • i processi generativi guidati dalla geometria, da Frank Lloyd Wright e Le Corbusier in poi;
  • i processi generativi guidati dal contesto, ovvero i progetti guidati dalla suggestione del luogo come quelli di Aldo Rossi e Oswald Ungers;
  • i processi generativi guidati dalle prestazioni, forti dell’influenza delle avanguardie russe e citando progetti come quelli di Vladimir Shukhov, Heinz Isler e Frei Otto.
La torre di Vladimir Shukhov a Polibino è la prima struttura a iperboloide del mondo.
La torre di Vladimir Shukhov a Polibino è la prima struttura a iperboloide del mondo.

Il libro si suddivide poi in sezioni e declinazioni.

  • Superfici Continue:
    • Soft Mesh, che analizza le proprietà del legno curvato negli studi di Shigeru Ban per il Centre Pompidou-Metz;
    • Gusci a doppia curvatura, particolarmente su strutture in cemento, con l’analisi degli studi di Félix Candela per la cappella Lomas de Cuernavaca e il progetto di Toyo Ito per il forno crematorio di Kakamigahara;
    • Iper-paraboloidi in strutture d’acciaio, prendendo in considerazione proprio le torri di Vladimir Shukhov.
Il centro Pompidou-Metz di Shigeru Ban.
Il centro Pompidou-Metz di Shigeru Ban.

 

Il crematorio a Kakamigahara di Toyo Ito
Il crematorio a Kakamigahara di Toyo Ito.

 

Struttura per la cappella Lomas De Cuernavaca di Félix Candela.
Struttura per la cappella Lomas De Cuernavaca di Félix Candela.
  • Modularità e Accumulazione:
    • Unità a incastro (interlocking units), dalle Unité d’Habitation di Le Corbusier alla torre d’appartamenti di Charles Correa a Kanchanjunga;
    • Unità irregolari, prendendo principalmente in considerazione i progetti metabolisti di Kisho Kurokawa;
Charles Correa, Kanchanjunga Apartments.
Charles Correa, Kanchanjunga Apartments.

 

Le capsule della torre Nakagin di Kisho Kurokawa.
Le capsule della torre Nakagin di Kisho Kurokawa.
  • Deformazione e Sottrazione:
    • Blocco ritorto (twisted block), studiato su strutture portanti in pietra e in particolare sugli studi di Wandel Hoefer Lorch + Hirsch per la nuova sinagoga di Dresda;
    • Spazio poroso, su strutture gettate in opera, analizzando la Endless House di Frederick Kiesler e il TWA Terminal di Eero Saarinen.
Friedrich Kiesler con il suo modellino per la Casa Infinita (New York 1959, Foto di Irving Penn)
Friedrich Kiesler con il suo modellino per la Casa Infinita (New York 1959, Foto di Irving Penn)

 

Il TWA Terminal di Eero Saarinen, oggi trasformato in albergo.
Il TWA Terminal di Eero Saarinen, oggi trasformato in albergo.
  • Schemi algoritmici (Algorithmic Patterns):
    • Piani Tassellati, analizzati usando Rhinoceros 5 e Grasshopper e prendendo come base di studio il padiglione alla Serpentine Gallery di Toyo Ito del 2002;
    • Superfici di Voronoi, portate avanti analizzando le strutture in legno di Barkow Leibinger per il ristorante del campus a Ditzingen.
Toyo Ito, studi per la Serpentine Gallery.
Toyo Ito, studi per la Serpentine Gallery.
Toyo Ito, Serpentine Gallery (2002).
Toyo Ito, Serpentine Gallery (2002).
  • Triangolazioni:
    • Pattern tridimensionale di Penrose (3d Penrose Pattern), ovvero un sistema di tassellazione non periodico che si ottiene iterando una serie di tessere e che deve il suo nome al matematico e fisico sir Roger Penrose: il libro analizza il pattern in astratto, senza concentrarsi su alcun progetto, e in particolare si concentra sulle sue simmetrie una volta che viene applicata a una superficie ripiegata (per ulteriore approfondimento, si consiglia di leggere il saggio Aperiodic Tiling, Penrose Tiling and the Generation of Architectural Forms di Michael J. Ostwald);
    • Loft sfaccettato (Faceted Loft), studiato analizzando le tecniche base dell’origami ed il progetto dello studio Sancho-Madridejos per la cappella di Almadenejos.
Sancho-Madridejos, cappella di Almadenejos.
Sancho-Madridejos, cappella di Almadenejos.

Il libro si conclude con una sorta di apologia delle tecniche di realizzazione modelli e con un confronto tra il mondo digitale e ciò che la matericità di un modellino ancora offre al progettista. Dello stesso autore e sviluppato con lo stesso metodo è disponibile anche Biomorphic Structures: Architecture Inspired by Nature.

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