Il progettista, lo specialista e il futuro della formazione professionale

Ormai cinque anni fa, Gartner pubblicava uno storico report sulla trasformazione digitale in ambito informativo, dall’evocativo titolo “Taming the Digital Dragon”. Il report era destinato ai Chief Information Officer, un ruolo che viene spesso definito direttore informatico, o fuso con il più popolare IT manager, e sovente declassato ad una figura esclusivamente deputata a manutenzioni di […]

Ormai cinque anni fa, Gartner pubblicava uno storico report sulla trasformazione digitale in ambito informativo, dall’evocativo titolo “Taming the Digital Dragon”.

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Il report era destinato ai Chief Information Officer, un ruolo che viene spesso definito direttore informatico, o fuso con il più popolare IT manager, e sovente declassato ad una figura esclusivamente deputata a manutenzioni di routine, upgrade di sistema o hardware, risoluzione di problemi minori sugli aspetti meno specialistici del software.

La figura dell’IT manager è spesso incompresa o ricoperta da un cialtrone mascherato.
La figura dell’IT manager è spesso incompresa, o ricoperta da un cialtrone mascherato.

In questo report, Gartner analizzava l’evoluzione nell’integrazione delle tecnologia all’interno dei processi aziendali e, di riflesso, nella figura del direttore informatico. Ci presenta una visione passante per tre fasi:

1. L’artigianato digitale (IT Craftmanship), in cui l’attenzione è sulla tecnologia ed è prioritaria l’esistenza di figure specializzate, con alte capacità tecniche, che però spesso lavorano in solitaria;

La figura romantica del supereroe solitario, che lavora le sue lunghe ore notturne scriptando soluzioni che salveranno i progetti nell’ombra, appartiene a questa era. (La splendida illustrazione è di Jed Henry)
La figura romantica del supereroe solitario, che lavora le sue lunghe ore notturne scriptando soluzioni che salveranno i progetti nell’ombra, appartiene a questa era. (La splendida illustrazione è di Jed Henry)

2. L’industrializzazione digitale (IT Industrialization), in cui l’attenzione è sui processi ed è richiesto che le figure specializzate si concentrino sul mantenimento di qualità del servizio, rapportandosi almeno ai colleghi come farebbero con dei clienti.

Una fase evolutiva successiva vede l’attenzione spostarsi da soluzioni estemporanee necessarie al funzionamento base degli strumenti verso un’attenzione più strutturata all’integrazione della tecnologia con i processi di progettazione: il rapporto con i colleghi e la creazione di una squadra è fondamentale. Il tempo degli eroi solitari è finito. (Illustrazione sempre di Jed Henry: non è adorabile?)
Una fase evolutiva successiva vede l’attenzione spostarsi da soluzioni estemporanee necessarie al funzionamento base degli strumenti verso un’attenzione più strutturata all’integrazione della tecnologia con i processi di progettazione: il rapporto con i colleghi e la creazione di una squadra è fondamentale. Il tempo degli eroi solitari è finito. (Illustrazione sempre di Jed Henry: non è adorabile?)

3. La digitalizzazione vera e propria (digitalization), in cui ci si concentra sui nuovi modelli di business offerti dalle tecnologie digitali e il focus è sull’integrazione, sull’innovazione: in questa fase è necessario avere figure in posizione di leadership digitale, che si rapportino ai colleghi come a dei partner e abbiano un coinvolgimento diretto nel rapporto con i clienti.

In questa fase non c’è bisogno di eroi solitari, ma di maestri che siano una guida per tutti gli altri.
In questa fase non c’è bisogno di eroi solitari, ma di maestri che siano una guida per tutti gli altri. (Illustrazione sempre di Jed Henry: adoro il suo lavoro)

Ho sempre trovato che fosse un rapporto illuminante ed estremamente rilevante per ciò di cui mi occupo, negli ambiti della trasformazione digitale all’interno dell’industria delle costruzioni. Nel 2014, stando al rapporto di Gartner, sembrava ci trovassimo nel passaggio tra la seconda fase (l’industrializzazione, con accento sui processi) e la terza fase, ovvero la digitalizzazione vera e propria, con esplorazione di nuovi modelli di business.

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Purtroppo, come mi è capitato più volte di discutere con gli esponenti del settore, la nostra amata industria ha sempre dimostato una persistente resistenza al cambiamento: lo vediamo negli scritti di Vitruvio, che ignora allegramente le conquiste tecnologiche del suo tempo per concentrarsi su un modo di costruire per lui ormai vecchio di qualche secolo, ma lo vediamo anche nella pratica di tutti i giorni, confrontandoci con un settore che in molte nazioni ha un livello di digitalizzazione pari, se non inferiore, all’agricoltura.

Volendo prendere anche un solo esempio a noi vicino, nel monitoraggio sulla crescita digitale dei settori in Svizzera questo è il risultato: l’edilizia si trova all’ultimo posto con il 27% di raggiungimento dell’obiettivo.
Volendo prendere anche un solo esempio a noi vicino, nel monitoraggio sulla crescita digitale dei settori in Svizzera questo è il risultato: l’edilizia si trova all’ultimo posto con il 27% di raggiungimento dell’obiettivo.

Se le altre industrie, forse, stanno davvero passando dall’artigianato digitale all’industrializzazione, mi sembra che la trasformazione digitale del nostro settore stia ancora combattendo con i suoi campioni isolati, i nostri artigiani del BIM, i nostri specialisti che scriptano nella notte.


 

Eroi solitari e trasformazione digitale: un passaggio obbligato

Le prime fasi di ogni digitalizzazione sono caratterizzate da uno sdoppiamento nelle figure operative. All’operatore tradizionale si affianca un operatore digitale, in ridondanza, che si occupa di trasferire sul supporto digitale ciò che l’operatore tradizionale non è ancora in grado di produrre con i nuovi strumenti.

Immaginate uno studio di progettazione. La specializzazione è, naturalmente, la progettazione di custodie per le banane. In questo studio abbiamo Sacha. Lavora qui da vent’anni e sa tutto su come si progettano le custodie per banane. Purtroppo però, il mercato e una nuova regolamentazione CE richiede che da oggi le custodie per le banane vengano progettate in un nuovo modo, di cui Sacha non sa niente. Dentro di sé Sacha sa che potrebbe anche essere ora, che ad oggi si spende un sacco di tempo a verificare le custodie su tutte le possibili varietà di banane del mondo, ma non sappiamo se voglia ammetterlo o meno. Sacha progetta custodie di banane da vent’anni, in modo tradizionale, e se il suo studio non è ancora fallito significa che Sacha sa il fatto suo.

Progettazione di custodie per Banane: pensavate che stessi scherzando?
Progettazione di custodie per Banane: pensavate che stessi scherzando? Se state pensando “mai più senza”, potete acquistarle qui.

Lo studio decide di far fronte a questo problema mettendosi sul mercato alla ricerca di uno smanettone. Una figura junior che sappia usare uno dei software per la modellazione, richiesti dal nuovo metodo, da affiancare a Sacha nel lavoro di tutti i giorni. Un banana case specialist, insomma.

Lo studio è abbastanza fortunato, perché la figura è ricercata e non è semplice trovare qualcuno di davvero competente, ma trova Ash. Ha da poco conseguito la laura, sa usare i software che servono, ma non sa nulla di banane. “Non è un problema”

Se Ash ha studiato altri stran frutti, in università, può essere che la sua competenza possa tornare utile in progetti inusuali, ma lo studio non vede di buon occhio queste novità: in fondo hanno sempre fatto custodie per banane.
Se Ash ha studiato altri stran frutti, in università, può essere che la sua competenza possa tornare utile in progetti inusuali, ma lo studio non vede di buon occhio queste novità: in fondo hanno sempre fatto custodie per banane.

Si tratta di una situazione evidentemente transitoria, in cui si assiste a una doppia incompetenza: il vecchio professionista, Sacha, non ha competenza con le nuove tecnologie; lo specialista tecnologico, Ash, è spesso una figura junior e manca di esperienza, o addirittura di competenza, su ciò che modella.

Potrebbe verificarsi una situazione virtuosa in cui Sacha insegni ad Ash tutto sulle banane e, nel tempo, Ash mostri a Sacha come si modella. Se così fosse sempre, ovunque, saremmo in presenza di un processo molto simile al pair programming, in cui l’affiancamento di due figure diverse porta ad un mutuo scambio e ad un reciproco beneficio.

Nel tempo le idee di Ash, sponsorizzate da Sacha, potrebbero persino allargare il core business aziendale.
Nel tempo le idee di Ash, sponsorizzate da Sacha, potrebbero persino allargare il core business aziendale.

Esiste però un problema di fondo. L’affiancamento tra il progettista e il modellatore non  viene percepito come un apprendistato. L’obiettivo non è sostituire Sacha con Ash quando, conquistato il meritato riposo, si deciderà che Sacha può andare in pensione. Nè l’obiettivo è potenziare Ash per metterlo sullo stesso livello di Sacha e avere quindi due progettisti per le custodie delle banane, entrambi autonomi, entrambi digitali. Non si tratta di un apprendistato nemmeno nelle intenzioni durante il reclutamento e per questo il giovane specialista non sempre è una figura dotata delle basi per apprendere il mestiere dalla sua controparte analogica. Se le banane vengono studiate in università, non è competenza di Sacha rasmettere da zero tutta la conoscenza che occorrerebbe ad Ash per progettare custodie in autonomia: il divario è troppo grande e Sacha non ha tempo.

Le banane sono un argomento complesso, studiato da secoli, e Sacha ha fatto cinque anni di università per padroneggiarlo.
Le banane sono un argomento complesso, studiato da secoli, e Sacha ha fatto cinque anni di università per padroneggiarlo.

Non è nemmeno impossibile che Sacha si rifiuti di imparare. In fondo Sacha ha studiato banane per cinque anni: non ha nessuna intenzione di rimettersi a studiare adesso.

«La vita viene comunemente suddivisa in
un periodo dedicato all’apprendimento,
seguito da un periodo lavorativo…
Non è più questo il caso,
specialmente in un mondo
costantemente sconvolto da nuove tecnologie».
(Yuval Noah Harari, Homo Deus: A Brief History of Tomorrow)

Non è nemmeno impossibile che Sacha non abbia interesse a trasmettere le sue conoscenze. E non possiamo stupirci. Se l’introduzione di Ash in azienda è un’operazione non strutturata, per far fronte all’incompetenza digitale di Sacha e senza una chiara roadmap di crescita per entrambi, è inevitabile che Ash veda Sacha come un peso e che Sacha veda Ash come una minaccia. Nessuno si è preoccupato di capire quale possa essere il futuro di entrambi ma entrambi hanno chiaro che questa situazione non può essere quella definitiva.

Il risultato non può essere che uno: la guerra delle banane in azienda.
Il risultato non può essere che uno: la guerra delle banane in azienda.

Per quanto ci si possa illudere diversamente, Sacha andrà in pensione. O, se il sistema previdenziale continua sulla strada di oggi, morirà alla scrivania con una banana tra le mani. La transizione digitale così impostata non ha che un risultato possibile: la sostituzione del professionista analogico con quello digitale e la perdita delle competenze e della sapienza custodita dal primo, a favore di un’altra esperienza, di natura tecnologica.

È l’artigianato digitale nella sua forma più temibile.


 

Progettisti o specialisti BIM?

Questa è stata la domanda cui siamo stati costretti a rispondere quando, con Angelo Ciribini, mi sono trovata al tavolo di lavoro per il capitolo della norma tecnica 11337 che avrebbe dovuto definire conoscenze, abilità e competenze per le figure professionali legate al Building Information Modelling. Nel marasma di certificazioni professionali che si stavano muovendo in assenza di framework normativo, sembrava l’unico modo per arginare il caos e riportare un po’ di ordine in un mondo professionale e di committenza confusi.
Circa le figure del coordinatore e del manager avevamo pochi dubbi: l’uno è una figura gestionale sul progetto e l’altra è una figura gestionale a livello aziendale. La ISO 19650 ci avrebbe dato ragione circa questa linea di pensiero introducendo elementi destinati al coordinamento informativo aziendale come gli Organizational Information Requirements (OIR) che starebbero alla base di Capitolato Informativo e Piano per la Gestione (il BIM Execution Plan).
La domanda più spinosa era stata quindi riguardante la terza figura:

esiste davvero una figura deputata alla produzione del modello informativo,
separata da chi è deputato alla ideazione e allo sviluppo
del progetto che esso virtualizza?

La produzione di un modello informativo richiede di prendere una serie di decisioni progettuali che vanno oltre le competenze di ciò che un tempo veniva chiamato disegnatore e che sono espressione diretta dell’intento progettuale, al pari di specifiche prestazionali e relazioni tecniche.

La questione è critica, specialmente per l’introduzione del BIM in società di progettazione strutturale eingegneria civile in cui la figura del disegnatore, in opposizione all’ingegnere, è ad oggi una realtà.

Il risultato di questi ragionaento è stato la nascita della figura che chiamiamo “BIM specialist”, il cosiddetto “operatore avanzato”. Si tratta di una figura la cui eccellenza tecnica dovrebbe sopperire alle carenze in esperienza o competenze circa il contenuto del progetto che virtualizza. La norma prevede in ogni caso che sia specialista della disciplina nella quale sta sviluppando il modello. Elemento che viene spesso tralasciato.

Nel contesto dell'artigianato digitale, l'operatore avanzato si distingue per il suo eccellente livello tecnico.
Nel contesto dell’artigianato digitale, l’operatore avanzato si distingue per il suo eccellente livello tecnico.

 

Combattere il dualismo: esiste un’alternativa?

Mi piace pensare che esista un’alternativa ad un mondo di architetti che tirano tubi, sotto gli occhi scoraggiati del loro termotecnico, e di geometri tristi che modellano viadotti, senza poterli mai calcolare.
Io sogno un mondo diverso.

Sogno una trasformazione digitale che, anziché aumentare le barriere, vada a colmarle.
Una trasformazione digitale che non amplifichi l’incompetenza ma vada a potenziare la professionalità di figure la cui conoscenza non possiamo permetterci di perdere, come Nazione e come genere umano.

Siamo all’alba di quello che potrebbe essere il nostro ultimo millennio su questo pianeta. Abbiamo ingegneri, architetti, designer straordinari. Abbiamo inventato il cemento. La definizione stessa di progettazione parametrica, prima di Greg Lynn e Ivan Sutherland, è di un italiano.

Per questo ho maturato la convinzione che sia il momento di uscire dall’era dell’artigianato ed affacciarsi ad un’era di attenzione ai processi progettuali, di integrazione tra le competenze disciplinari e quelle proprie del BIM, di sviluppo verticale anziché orizzontale.

Da questi pensieri è nato il progetto CLEX – Cluster of Experts, che al momento si declina in tre specializzazioni verticali relative al BIM:

CLEX_BIMfacade

CLEX_BIMinteriors

CLEX_BIMlandscape

 

I percorsi non formano risorse ma persone, professionisti poliedrici e funambolici che sono in grado di scegliere il loro posto nel mondo del lavoro anziché doversi adattare passivamente a ricoprire ruoli minori, semplicemente perché dotati di una maggior competenza tecnica.
Sono concentrati su argomenti e discipline (interior design, architettura del paesaggio, infrastrutture, Smart Cities), più che su software e specializzazioni tecniche. Si parlerà quindi di Autodesk Revit, sì, ma anche di quei software specialistici necessari al flusso progettuale, con particolare accento alla loro integrazione: Robot, Inventor, Ciivil 3d, ma anche i game engine come Unity e Unreal, ormai sempre più utilizzati nel settore delle costruzioni.
Il loro obiettivo è consentire agli iscritti di seguire le proprie passioni nel nuovo mondo digitale.

CLEX è la mia nuova avventura.
Vi aspetto.

 

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