"All this he saw, for one moment breathless and intense, vivid on the morning sky; and still, as he looked, he lived; and still, as he lived, he wondered."

The Hood

The Hood – Blood from stones
Scritto da Brian Vaughan, disegnato da Kyle Hotz.

L’ultima cosa che ho letto di Vaughan dev’essere stata la serie su Mystica (che tecnicamente sarebbe successiva a Hood, ma lasciamo perdere) eppure non mi è mai veramente dispiaciuto. Diciamo piuttosto che se il nostro rapporto non è mai stato intimo e continuato, lo si deve al fatto che è stato lui a non avere mai avuto un tale rapporto con i fumetti che frequento io. Quanto a Kyle Hotz, il suo stile non è mai stato tra i miei preferiti, e da quando ha visto la luce sulla via di Damasco penso di poter affermare con una certa sicurezza che le nostre strade si sono ulteriormente separate.
Quelle dell’editoria italiana con The Hood, invece, a quanto pare si sono avvicinate con l’affacciarsi all’orizzonte di Dark Reign: The Hood (e se ancora non sapete cosa sia Dark Reign… beh, siete fortunati). Ancora una volta, l’immondo formato For Fans Only diventa un collettore per tutto ciò che all’epoca non avevamo voluto pubblicare ma ora ci serve altrimenti non possiamo vendere la roba nuova. Stampato sulla solita carta da culo e rilegato con lo sputo originale di zia May, questo volume orridamente confezionato raccoglie, alla truffaldina cifra di 13,90 €, i primi sei episodi della miniserie originale The Hood, a seguito della quale il personaggio ha goduto di alterne fortune fino ad assurgere ai vertici della… ma non spoileriamo.
Parker Robbins è uno sfigato, un Peter Parker dei bassifondi che invece di avere la zia May ha una mamma catatonica al manicomio, una lamentosa ragazza incinta e un cugino coglione ex alcolizzato (e neppure tanto ex). Eppure, a modo suo, non è né un piccolo meschino criminale né un super-villain senza scrupoli. Insomma, nell’arco delle prime venti pagine minaccia di morte un infermiere, mette le corna alla suddetta ragazza incinta con una prosperosa prostituta russa e picchia a sangue un esponente dell’Hydra che ha tentato di reclutarlo. Sì. Parker Robbins è un ragazzo con le idee confuse. A confondergli ulteriormente le idee, ha la fortuna di imbattersi in un Nisanti, per i fan di Runaways, e nello scontro riesce a sottrargli stivali e mantello. Probabilmente il demone era anche più sfigato di lui. Fatto sta che, come sempre accade in questi casi, gli oggetti conferiscono un potere, anche se francamente in questo caso la cosa è un po’ sui generis. Se gli stivali infatti gli consentono letteralmente di camminare nell’aria, il mantello (oltre a farlo sembrare "il fantasma del Natale futuro") gli consente di diventare invisibile a patto che riesca a trattenere il fiato. E scommetto che non è comodo. In ogni caso, da qui a tentare colpi sempre più grossi, il passo è breve. E lo è ancora meno da qui a pestare i piedi ad un super-criminale della città, attirando le attenzioni di un FBI sempre più interessato a dimostrare all’opinione pubblica che non solo lo SHIELD è attivo contro i criminali mascherati. Più che una storia di super-villain, tuttavia, The Hood è una sorta di noir, un racconto visto dalla parte del protagonista che, per ora, rimane un piccolo idiota con grandi e inesplorati poteri demoniaci. Evidentemente quella vagonata di grossi e brutti individui cui sta pestando i piedi gli è fondamentale: certa gente proprio non riesce aa fare carriera per conto suo.

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