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Change Management e Lego Serious Play: una giornata in Open Project

Post originariamente scritto per il blog di Strategie Digitali, il 6 Giugno 2018. Change Management e Lego Serious Play: una giornata in Open Project Gestione del Cambiamento: il nostro approccio Quando si parla di introdurre un cambiamento in un’azienda, uno dei modelli più diffusi considera l’insoddisfazione come primo passo. Si tratta della Formula di Gleicher, […]

Post originariamente scritto per il blog di Strategie Digitali, il 6 Giugno 2018.


Change Management e Lego Serious Play: una giornata in Open Project

Gestione del Cambiamento: il nostro approccio

Quando si parla di introdurre un cambiamento in un’azienda, uno dei modelli più diffusi considera l’insoddisfazione come primo passo. Si tratta della Formula di Gleicher, secondo la quale un cambiamento può essere introdotto solo se l’insoddisfazione, messa a fattore insieme alla visione e allo sforzo necessario per fare i primi passi, supera la naturale resistenza al cambiamento che si incontra all’interno dell’organizzazione stessa.

D x V x F > R

La prospettiva non è invitante, perché implica in un certo senso l’impossibilità di introdurre un cambiamento virtuoso in un’organizzazione che è soddisfatta del proprio status quo.

Il modello ADKAR di Prosci è quello che ci è più congeniale: si tratta di un modello di Change Management sviluppato dalla ricerca professionale di Jeff Hiatt, che articola il cambiamento in cinque fasi. Consapevolezza, Desiderio, Conoscenza, Azione, Rinforzo.

Infografica di Mark Pearl riguardo all'uso dell'ADKAR per l'introduzione dello SCRUM.
Infografica di Mark Pearl riguardo all’uso dell’ADKAR per l’introduzione dello SCRUM.

Consapevolezza

Preferiamo questo modello perché Consapevolezza è un termine neutro. Il primo passo verso la gestione del cambiamento non è necessariamente l’insoddisfazione e questo è quello che si cerca di sviscerare durante le prime fasi dell’implementazione: quanto un’associazione è consapevole dei propri workflow, quali sono i margini di miglioramento, quali sono i desideri dei membri di quell’organizzazione rispetto al cambiamento da introdurre, quali sono i timori, qual è il livello di conoscenza dell’argomento, in modo da poter far seguito con un Piano di Implementazione fondato.

Change Management e Lego Serious Play

Una delle tecniche di assessment che utilizziamo più volentieri prevede la realizzazione di un workshop utilizzando il metodo LEGO® SERIOUS PLAY®. Sviluppato dall’unione tra le forze interne a LEGO e alcuni studiosi del MIT nei primi anni 2000, il metodo prevede l’utilizzo del Serious Play, gioco serio, per liberare il workshop da quelle dinamiche di non inclusione e non partecipazione che possono rendere infruttuosa una riunione. Il 100% dei partecipanti viene coinvolto in ugual misura per il 100% del tempo.

La possibilità di utilizzare questa tecnica prevede, di conseguenza, un committente molto illuminato che riconosca come un valore la partecipazione di tutti al dibattito, l’inclusione delle persone nel suo programma di cambiamento, la possibilità che ogni figura possa portare un contributo costruttivo al dibattito. Si tratta di un’attività intensa, che normalmente occupa un’intera giornata, ma i risultati sono sorprendenti.

Una giornata in Open Project

Nell’ambito del nostro lavoro con la società bolognese Open Project, abbiamo potuto proporre e portare a termine con successo una di queste attività, inserita nel solco di un programma più ampio che potete leggere sul loro sito.

Fondata nel 1984, Open Project incarna molti dei valori che sono necessari per affrontare un percorso di implementazione inclusivo: basa la propria attività sui principi della Progettazione Integrata e della collaborazione, coltiva al suo interno un’atmosfera inclusiva e fertile, ricerca e sostenibilità sono al centro della loro filosofia e si distinguono nel promuovere le loro attività facendo cultura nelle principali università italiane.

Il percorso sviluppato con loro ha come obiettivi la diffusione del BIM in studio e lo sviluppo di un percorso partecipato che porti alla standardizzazione dei processi attraverso i vari dipartimenti. È stata una giornata straordinaria, piena di stimoli e spunti. Condividiamo con voi la struttura del workshop, almeno nella sua parte Open Source: il LEGO SERIOUS PLAY è un metodo disponibile gratuitamente, ma è bene affidarsi a un facilitatore certificato e alcune delle tecniche di facilitazione di cui abbiamo fatto uso fanno parte della versione 2.0, sviluppata da Robert Rasmussen dopo la chiusura della sua collaborazione in LEGO. Non le troverete quindi su nessun manuale se non frequentando uno dei suoi workshop.

1. Paradosso: esponi le tue paure

«Ho paura della tecnologia nel momento in cui diventa esclusiva e non inclusiva»

Robert Rasmussen descrive un workshop come il decollo di un aereo. Sembra impossibile poter sollevare in aria qualcosa di così pesante, ma tutto andrà bene se non ci si pensa troppo e ci si fida del pilota. Una delle tecniche di connessione iniziale con il metodo è l’invito a esporre una paura, a costruire una situazione paradossale. Intelligenza artificiale, costruzione di infrastrutture immotivate, barriere tra le persone e trappole che imprigionano l’uomo.

 

2. Desideri

«[Il BIM] è una macchina che deve poter correre sul terreno, deve poter volare, deve poter avere fantasie di tutti i tipi»

L’implementazione di un cambiamento non nasce dalla paura o dall’insoddisfazione, ma dal desiderio di cambiare, di avere una marcia in più, uno strumento competitivo efficace per affrontare da italiani, con le nostre forze e le nostre caratteristiche sia creative che progettuali, il mercato estero e le sue sfide.

 

3. Allineamento di Visione

La costruzione di un modello condiviso è un modo estremamente efficace di allineare la visione di un gruppo su uno specifico argomento. Il processo passa attraverso tre fasi:

  1. Costruzione ed esposizione della propria visione;
  2. Scelta di un elemento particolarmente importante (red brick technique);
  3. Negoziazione di un modello condiviso che comprenda e metta a sistema gli elementi importanti di tutti i modelli.

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4. Costruzione dello scenario

L’innovazione non è stagna: si posiziona all’interno di un ecosistema fatto di attività, progetti, abitudini, stakeholder e, soprattutto, persone. Gli effetti dell’innovazione sull’ecosistema sono imprevedibili e non possono essere anticipati ma è possibile costruire dei modelli, nel senso più ampio del termine, che provino a prevederli. Con un posizionamento chiaro di tutti i dipartimenti rispetto all’innovazione e una costruzione tangibile dei collegamenti tra i vari settori, l’assessment è completo: sappiamo come ciascuno si posiziona rispetto al percorso di implementazione, quali sono i suoi timori e i suoi desideri, quali sono i legami – sia logistici che emotivi – tra gli agenti del cambiamento.

Il gruppo di Open Project di fronte allo scenario condiviso
Il gruppo di Open Project di fronte allo scenario condiviso

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