X-men deluxe #206

Nel triangolo delle Bermuda (Betrayal in the Bermuda Triangle, da X-men #16 – #19 dell’ottobre – dicembre 2011) Cosa c’è di più inutile di una storia inutile con un team-up inutile? Un viaggio nella giungla con i dinosauri e gli orsi polari. E quindi eccoci qui, insieme ai Fantastici Quattro (per l’occasione affiancati da Destino […]

Nel triangolo delle Bermuda (Betrayal in the Bermuda Triangle, da X-men #16 – #19 dell’ottobre – dicembre 2011)
Cosa c’è di più inutile di una storia inutile con un team-up inutile? Un viaggio nella giungla con i dinosauri e gli orsi polari. E quindi eccoci qui, insieme ai Fantastici Quattro (per l’occasione affiancati da Destino vestito come una suora francese della Croce Rossa), in una nuova entusiasmante (?) missione per salvare Aleytys “Lee” Forrester, che avevamo conosciuto come capitano dell’Arcadia quando Ciclope, dopo la morte di Jean Grey, aveva deciso di annegare i dispiaceri arruolandosi in marina (e ovviamente, come prima cosa, onorando la memoria della moglie defunta facendosi il capitano). La sua nuova nave, la Nostromo, non sembra aver avuto maggior fortuna della precedente, che veniva attaccata dal demone D’Spayre, ed è finita in una dimensione parallela da cui lancia un messaggio in perfetto stile “Help me Obi Wan Kenobi, you’re my only hope” (e nessuno fa la battuta, cosa che mi ha delusa profondamente). Forse non hanno poi torto quando dicono che una donna sulla nave porta sfiga. In ogni caso, capisco bene perché, dovendo scegliere, si è scelto di far mandare il messaggio alla donzella discinta anziché a Skull l’uccisore, che incontriamo alla fine del primo numero. James Patrick Scully, in effetti, non è mai stato né con Ciclope né con Magneto, e avrebbe avuto molte meno possibilità di mobilitare la task force al completo in così poco tempo. Dispersi in una dimensione parallela sì, ma non scemi.
Come? Chi cazzo è Skull l’uccisore? Oh beh, un tizio il cui superpotere è avere una cintura tamarra (e non sto scherzando) e che non capita per la prima volta in un posto di merda come questo in cui dinusauri e alieni corrono insieme come in in racconto di Joe R. Lansdale: gli era già successo tipo nel 1978 (Marvel Two-in-One Vol.1 #35 e #36, la cui copertina consiglio di visionare per una più completa comprensione dei livelli di raffinatezza che stiamo affrontando) dove faceva team-up proprio con Ben Grimm nel picchiare alieni e dinosauri per tirarsi fuori da quell’oscura situazione. Dopo di ciò, Scully ha militato nelle Shock Troop, il team messo in piedi dalla versione tarocca di Destino, il Dottor Droom (vorrei potervi dire che sto scherzando), al fianco di gente del calibro di Jillian Marie “Sepulchre” Woods e N’Kantu la mummia vivente. Era il periodo in cui, non pago o forse per essere all’altezza dei compagni di squadra, aveva assunto il nome di Blazing Skull, rubandolo a quel Mark Anthony Todd che faceva team con Capitan America nell’anteguerra, e andava in giro come uno scheletro verdolino, in perfetto stile Theme Hospital, a causa di un malfunzionamento (?) della sua cintura (!!!). Malfunzionamento che solo il dottor Droom poteva curare. In questa dimensione, è finito facendo da guida ad un ricco industriale di nome George Stanislaus (picchierò personalmente il primo che mi chiede il cognome), che oltre a cercare di emulare Tony Stark con i baffetti, avrebbe voluto sfruttare le ricchezze del mondo scoperto da Skull. Il cretino.
Tutto molto bello, vero? Cosa manca? Forse solo Shanna regina della giungla, ma evidentemente non era disponibile, forse aveva un appuntamento dall’estetista, quindi Victor Gischler (sì, lo stesso degli X-men contro Dracula) decide di sostituirla con… beh, con Lee Forrester in bikini leopardato.
Con questo ben di dio a disposizione, non poteva che uscirne una storia come questa: un’avventura che sa di già visto e rivisto, negli anni ’70 e in tutte le repliche possibili, come Happy Days, condita da buoni disegni (Jorge Molina) e dialoghi ben colorati, ma a Gischler sembra mancare il talento necessario ad infondere in questo difficilissimo team-up il giusto dinamismo, o a trarre una storia decente dalla situazione in cui si è cacciato. Una storia di amarcord per aficionados non troppo esigenti. Superfluo far notare qualcosa riguardo alla traduzione del titolo o sil fatto che Doom si senta in dovere di ripetere due volte a Magneto la stessa cosa. Grazie a Sprite che ci ha fornito il baloon mancante:

The only question you need to ask yourself, Magneto, is can you put your trust in Victor von Doom?

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Sussurri meccanici (Whispering Machines, da Astonishing X-men #43 del dicembre 2011)
Cosa c’è di più inutile di una storiella autoconclusiva con Danger? Una storiella autoconclusiva in cui Danger fa team-up con Emma Frost per andare a salvare un’altra intelligenza artificiale prigioniera, sfiora la storia d’amore e ritorna, ospute d’onore la Henry McCoy. James Asmus, rendendo onore alla sua precedente carriera di autore per l’Annoyance Theatre, scrive una storia fastidiosa, una futile fanfiction in cui non aiuta che a comporre i disegni debbano essersi messi in quattro: David Yardin (visto spesso in coppia con David Hine, con cui ha creato District X con personaggi del calibro di Absolom Zebardyn “mr M” Mercator, il messia abusivo dei 198 post House of M), Norman Lee (che prima disegnava per la Dark Horse), Rachelle Rosenberg (la colorista di roba come Barack il Barbaro) e Gabriel Hernandez Walta, sempre delicatissmo nei suoi tratti e che qui firma i disegni del piano virtuale (per chi apprezzasse il suo stile e riuscisse a sopportare i marmocchi, sta disegnando anche Future Foundation). La discontinuità c’è e si vede, e non parlo solo del voluto stacco tra mondo reale e mondo virtuale: scene come Emma che strappa il corsetto dalle mani di Danger, all’inizio dell’albo, o la stessa Emma che tenta di “sedurre” McCoy sono talmente mal disegnate che non trovo parole per descriverle, ed Emma riesce a cambiare faccia quattro o cinque volte nell’arco della storia. Non sapevo il suo potere fosse la chirurgia plastica istantanea: questo spiega molte cose. Anchr in questo caso, superfluo soffermarsi sulla traduzione del titolo o sulla traduzione di passi come “Don’t pet me, it’s condescending”, diventato “Evita di trattarmi con condiscendenza”.

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La riva delle salme (The Corpse Shore, da New Mutants #31 del novembre 2011).
Le sale di Hel (The Halls of Hel, da New Mutants #32 del dicembre 2011).
Due episodi brevi e inutili a sufficienza da sembrare uno, e ancora una volta mi domando… ma aiesto aumento di prezzo di X-men Deluxe non avrebbe dovuto accompagnare un cambio di format? Si vergognavano ad aumentarlo semplicemente di volume e si sono sentiti in dovere di condirci quella storia ridicola dei volumi autoconclusivi? Sì, certo che sì. Come Dan Abnett & Andy Lanning si sentono in dovere di allungare il brodo, con Dani nello stomaco di un mostro e non ricordo nemmeno come ci sia finita, e i Nuovi X-Men all’inferno (quello giusto, questa volta). Disegnato, per modo di dire, da David Lafuente e Robbi Rodriguez. Degna conclusione ad un numero di un’inutilità cosmica, stratosferica, quasi inarrivabile, emblema triste dei tempi di magra che i mutanti stanno attraversando.

2 Comments

  1. “Disegnato” e “David Lafuente” sono due parole che non si possono mettere in una frase. E’ come dire “Guerra Preventiva” o “Pace Militare”. Se quell’uomo là dice di sapere disegnare io posso dire di essere un cavolo di Chef migliore di Gordon Ramsay perché so mettere insieme il latte e il nesquick per fare il latte con il cioccolato!

    Si è capito che non piace Lafuente? XD

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