Carnage – Faida di famiglia

Non ci posso credere, ho comprato un fumetto con l’Uomo Ragno. Un fumetto con l’uomo ragno vecchio, tra l’altro. No, detto così è equivocabile. Ho comprato un vecchio fumetto con l’uomo ragno. Vecchio relativamente, ovvio (uscìta negli Stati Uniti: dicembre 2010 – agosto 2011; uscita in Italia: gennaio 2012), in fondo ci propinano come “ultima […]

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Non ci posso credere, ho comprato un fumetto con l’Uomo Ragno. Un fumetto con l’uomo ragno vecchio, tra l’altro. No, detto così è equivocabile. Ho comprato un vecchio fumetto con l’uomo ragno. Vecchio relativamente, ovvio (uscìta negli Stati Uniti: dicembre 2010 – agosto 2011; uscita in Italia: gennaio 2012), in fondo ci propinano come “ultima uscita” roba anche più vecchia. Ma perché diavolo, mi direte voi, tu che odi l’uomo ragno, che lo sbeffeggi ad ogni occasione possibile e anche quando l’occasione è pretestuosa, ti sei infilata a comprare un fumetto in cui l’uomo in calzamaglia è addirittura in copertina? Perché c’è, guardate bene: è quella cosa semi-informe spappolata sotto Carnage, nell’angolo a sinistra. Ecco, la risposta potrebbe già essere questa (e, per inciso, a destra altrettanto spappolato c’è anche testa di latta, ma non mi sta più così tanto sulle scatole). In realtà il motivo dell’acquisto non è questo: quando un personaggio mi sta sulle sfere pokè come mi sta l’uomo ragno, non godo a vederlo pestato a sangue, più lui sta lontano dalla mia libreria più, tendenzialmente, sono contenta. In questo caso la tentazione deriva da un singolo elemento e da uno solo: Clayton Crain. Ricordate Ghost Rider: Road to Damnation? O Trail of Tears? O X-Force: Angeli e Demoni (pubblicata in Italia su X-men Deluxe #166)? Clayton Crain è uno di quei disegnatori controversi, spesso criticati per il loro stile pittorico che molti trovano confusionario e che, per quanto mi riguarda, lo spara con una cerbottana dritto dritto su nell’Olimpo dei miei disegnatori preferiti. E anche in questo volume non mi ha deluso, benché bisogna ammettere che le sue atmosfere cupe applicate ad un contesto diurno rischiano di risultare un pochino pretestuose: filamenti, lamiere ritorte, tessuti strappati (e no, non parlo solo di vestiti). Una libidine.
Qualcuno mi dirà: “sì, ma la storia?”
Beh, scusate, ma che ne so? Io odio l’uomo ragno, e so a malapena chi sia Carnage, lasciamo stare gente come Shriek e il Dopplegänger: ho dovuto guardare sulla sempre santa wikipedia. Quindi ben poco vi posso dire, a parte che è una storia dagli spunti non nuovi ma tutto sommato godibile, con folle urbane in preda alla follia (ho sempre trovato geniale l’affinità delle due parole italiane: dite che c’è una correlazione etimologica?) e simbionti impazziti. Un vero colpo di genio paragonare la psicanalisi all’azione maligna di un’entità che tenta di possedere il tuo corpo e di plagiarti la mente. Lettura inaspettatamente piacevole, per una che era partita con l’idea di guardare le figure.

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