Devil e i Cavalieri Marvel #1

Sono felice. E, per cominciare, sono felice non tanto perché ecco che arriva una nuova testata da 3,50€ senza costina che non ha posto sugli scaffali di casa mia, ma sono felice perché… beh, vi dirò una cosa: se avessi voluto assistere alle avventure di un panzone che beve birra e fa lo spaccone aggirandosi […]

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Sono felice. E, per cominciare, sono felice non tanto perché ecco che arriva una nuova testata da 3,50€ senza costina che non ha posto sugli scaffali di casa mia, ma sono felice perché… beh, vi dirò una cosa: se avessi voluto assistere alle avventure di un panzone che beve birra e fa lo spaccone aggirandosi per casa in mutande viola, avrei accettato alcune proposte di convivenza anni fa. Ma a me Hulk è sempre stato potentemente suglizebedei, un personaggio che forse forse forse può piacere ai lettori DC e che un paio di anni fa ci ha ammorbato talmente tanto con il suo cazzo di crossover globale che spero veramente di non trovarmi a comprare mai più, nemmeno per sbaglio un fumetto che lo riguarda. Devil, al contrario, mi ha sempre intrigata. Ecco perché sono felice: finalmente Devil non fa più coppia con il grassone verde sulle testate italiane e quindi, udite udite, posso tornare a comprarlo. Come se non bastasse questo a farmi felice, ecco una testata che recupera in parte la vecchia formula dei Marvel Knights e infila nel volume anche Ghost Rider, di cui ho tutti i 100%, e il Punitore. Dev’essere Natale.

L’uomo senza paura di Mark Waid e Paolo Rivera (Man w/o Fear da Daredevil #1, settembre 2011)
A volte, in sogno… di Mark Waid e Marcos Martin (Sometimes, in My Dreams… da Daredevil #1, settembre 2011)
Punisher: One di Greg Rucka e Marco Cecchetto (id. da The Punisher #1, ottobre 2011)
Addio a Ghost – Prologo di Rob Williams e Matthew Clark (Give up the Ghost – Prologue da Ghost Rider #0.1, agosto 2011)

Lasciate però che vi metta in guardia: se vi aspettate mirabolanti avventure mozzafiato o inizi col botto temo che questo albo vi lascerà parzialmente delusi. Si tratta infatti di un vero e proprio albo d’inizio, di un prologo quasi globale, su tutti e tre i fronti, che a volte si mantiene su buoni livelli e a volte invece scivola nello spiegone quasi bonelliano. Prendiamo ad esempio la prima storia di Devil, scritta da quel Mark Waid che i lettori DC ricorderanno per Kingdom Come (ma che io preferisco ricordare per l’era di Apocalisse con Lobdell) e disegnata dallo stesso Paolo Rivera di Mythos. La storia è una storia semplice: un supercriminale prezzolato si introduce ad un matrimonio tra capimafia per tentare un rapimento e Devil sventa la minaccia, ma lo stesso Devi, nei panni dell’ormai smascherato Matt Murdock, trova vita estremamente difficile esercitare in tribunale la sua regolare professione di avvocato. A meno che non riesca a trovare il suo posto, uscendo dagli schemi, in un mondo in cui gli schemi si sono infranti. Una storia d’esordio tutto sommato estremamente piacevole, che contestualizza situazione e personaggio in modo chiaro, conciso e piacevole, come piacevoli sono i disegni di Rivera.
Ah, a proposito. The Cloisters esiste davvero ed è un’ala distaccata del Metropolitan Museum of Art (il MET citato nella didascalia, appunto) dedicata all’arte medievale e costruito nel 1927 da un’idea del curatore tedesco William R. Valentiner e con i soldi di John Davison Rockefeller jr, ed è effettivamente costituita dall’assemblamento di cinque chiostri originali comprati in Europa e trasportati negli Stati Uniti. I disegni di Rivera rendono in modo piuttosto accurato sia i dettagli che il taglio raccolto dell’ambiente (chiaramente riconoscibile, tra i cinque chiostri, come quello proveniente da Saint-Michel-de-Cuxa), lasciando pensare che abbia disegnato dal vero o che quantomeno si sia basato accuratamente sul materiale fotografico disponibile.
Il profumo della sposa, invece, è Clive Christian n.1, famosi per essere il profumo più costoso al mondo ($2,150 l’oncia, £415 una bottiglia da 50ml, acquistabile solo in un negozio di Piccadilli).
Ma sto divagando? Ebbene sì, sto divagando. Ma lasciatemelo fare ancora un po’ dicendo che la variant cover cita abbastanza esplicitamente, tra le altre, la prima copertina di Guardian Devil del 1998, la graphic novel a sfondo messianico di Kevin Smith e Joe Quesada.

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La seconda storia di Devil in questo albo, ammorbata dai disegni di Marcos Martin e colorata da Muntsa Vicente come un bambino con gravissimi problemi di discromia, è la storia in appendice all’albo originale e avrebbe fatto meglio a rimanerci. Dopo aver rispiegato per l’ennesima volta l’intera faccenda di come funzionano i poteri di Devil, per filo e per segno, nel dettaglio, con una pedantria che, come dicevo, sarebbe considerata eccessiva persino in un albo Bonelli, non rimane spazio per molto altro. Buona l’idea grafica originale, cioè quella di muovere i personaggi in sequenza all’interno dello stesso ambiente (lo faceva già Raffaello nella Liberazione di San Pietro del 1513, ma questo non significa che non sia ancora una buona idea), ma a parte questo c’è ben poco di cui rallegrarsi. Dovrebbe essere una storia introspettiva sui sensi di colpa di un Devil in fase di negazione per l’omicidio Bullseye? Ma fatemi il piacere…

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La storia del Punitore invece riporta l’albo su livelli estremamente gradevoli. Certo, si tratta di un prologo ancora più… prologoso di quello di Devil: la narrazione è quasi ridotta a zero e, dove si concentra, si concentra su un lato che non rifuarda il Punitore ma l’altro lato della sua medaglia. Anche in questo caso un matrimonio, ma siamo decisamente distanti dalla parentesi idilliaca di Cloisters come lo siamo dalle vertiginose altezze tra cui volteggia Devil. Come giustamente sottolineato dalla bella introduzione di Giuseppe Guidi (mai avrei pensato di trovarmi a scrivere una cosa del genere) le città che ci vengono mostrate attraverso gli occhi di questi due (anti)eroi sono città estremamente diverse e se il primo vive una New York di colori e profumi, come sbocciata al sole primaverile, la seconda storia si muove nei sotterranei e nei bassifondi, nei locali bui e nelle sordide cantine, in questo caso splendidamente disegnate da un Marco Cecchetto perfettamente a suo agio (sì, lo stesso che disegnò il delizioso L’insonne di Di Bernardo). Lo accompagna attraverso la storia un Greg Rucka che, oltre ad assomigliare terribilmente ad un sacco di gente che conosco, si era già visto in Gotham Central con Ed Brubaker e in Ultimate Daredevil and Electra. Un buon inizio. Se poi decolla.
Graditissima comunque l’intervista al disegnatore, anche se non capisco come mai, nell’era globale, queste cose la Panini riesca a organizzarle solo con i disegnatori di casa.

L’ultima storia di Ghost Rider invece, di cui ho scelto la variant cover per quest’albo, è un grosso punto di domanda. Un nuovo inizio? Una nuova guerra? L’ennesimo personaggio misterioso che offre a Ghost di liberarlo dalla sua maledizione? Rob Williams sembra cacciarsi in un ginepraio da cui rischia di non poter uscire se non con un solito deus ex machina (anche se mai espressione fu più sbagliata, trattandosi di Ghost), ma l’autore è lo stesso di Shadowland con Clayton Crain e vorrei concedergli un po’ di fiducia. In ogni caso, al momento la storia rimane un discreto prologo, ben disegnato da un omino che su Inhumans non mi aveva poi delusa. Staremo a vedere. In ogni caso è sempre bello vedere che passano le ere, i demoni sorgono e vengono abbattuti, ma Johnny Blaze rimane sempre il solito coglione.

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