Ovvero Curse of the Golden Flower, altrimenti detto When Golden Armor Covers the Entire City (lingue affascinanti quelle orientali), bizzarramente tradotto in italiano con La città proibita, è l’ultimo film di Zhang Yimou, con un grande Chow Yun-Fat e la divina Gong Li.
Il titolo originale dice molto sulla poetica del film: è infatti ispirato all’ultimo verso di un poema della dinastia Tang, attribuito al ribelle Huang Chao e che recita:
il mio fiore [il crisantemo] fiorirà e gli altri moriranno.
Quando la celestiale fragranza [del crisantemo] pervaderà Chang’an,
l’intera città si vestirà di armature d’oro.
ovvero On the Chrysanthemum, after failing the Imperial Examination,
traduzione a spanne dall’inglese)
E proprio attorno al crisantemo, alla Festa del Doppio Nove, alla ribellione e ai colori della cittadella imperiale (la città proibita del titolo italiano) ruota il sontuoso film, interamente teso verso la notte della festa che in se stessa racchiude tutti gli altri elementi. Secondo il calendario cinese infatti, la Festa del Doppio Nove è intimamente legata al numero associato allo yang (il nove, appunto), all’energia maschile e quindi all’imperatore. Con la festa dei crisantemi si celebrano qundi le qualità maschili, l’autorita’ e la forza, ed è il tempo in cui si distillano le bevande. Proprio da una bevanda, somministratole come rimedio per la sua salute ogni due ore, l’imperatrice è lentamente avvelenata per ordine dell’imperatore, e si consuma nelle sue stanze ricamando ossessivamente crisantemi d’oro per la festa. L’oro, colore simbolo della famiglia imperiale, si sovrappone al viola della "città proibita", scandito dall’ossessivo scorrere delle ore in cui all’imperatrice viene somministrato il suo veleno. Ma la regina non è innocente vittima di una congiura, ma al tempo stesso carnefice in un cerchio all’interno del quale quasi nessuno è innocente: l’erede al trono, figlio di un’altra madre creduta morta, ha una relazione sia con la matrigna che con la sciocca figlia del medico di corte, che personalmente aggiunge il veleno al rimedio della regina. E, come se non bastasse, la madre naturale dell’erede al trono è proprio la moglie del medico, rendendo in qualche modo incestuose entrambe le relazioni del principe. E se dei due figli della regina uno è retto, valoroso e maturo quanto l’altro è giovane e sciocco, è proprio l’imperatore a spezzare per primo quell’equilibrio del quadrato nel cerchio, della terra sotto il cielo, della famiglia nell’impero.
Le sontuose scene all’interno del palazzo, con l’avvicendamento delle migliaia di servitori, fanno da perfetto contrappunto alle interpetazioni intense ed intimiste dei protagonisti, come alla semplicità della provincia esterna in cui irrompe il nero dei ninja. Come una bolla d’inchiostro questo nero si allarga, si scontra con l’oro e lo sconfigge, in un climax ascendente che culmina con l’urlo di Gong Li, e l’acido che va a bruciare il centro stesso del quadrato, il cuore su cui si regge lo Stato.
Nonostante l’uso dei colori non sia ai livelli di Hero e l’intimismo non sia dello stesso tipo di La foresta dei pugnali volanti, questo La città proibita in qualche modo chiude il cerchio, affrontando la questione dello Stato da un’angolazione meno asettica e "statistica", entrando all’interno delle stanze del potere.
Da vedere.







7 Comments
contenebbia
Posted at 12:10h, 08 Julyla tua sensibilità estetica fa sbocciar l’esigenza di una nuova visione de “La città proibita”. grazie.
Conigliolo
Posted at 14:05h, 08 JulyA me è piaciuto tantissimo
Shelidon
Posted at 08:55h, 09 JulyAnche a me è piaciuto, anche se continuo a preferire Hero con i suoi superbi giochi di colori.
Conigliolo
Posted at 11:53h, 09 Julyquello ancora mi manca, ma per poco.
W Gong Li
Shelidon
Posted at 12:04h, 09 JulyA me ha letteralmente stregato lo sposalizio perfetto tra lo svolgersi della trama e l’evoluzione cromatica della pellicola, la cura eccezionale del dettaglio e del colore, che accompagna alla scoperta della verità non solo sulla vicenda ma anche e soprattutto sui personaggi. Guardalo!
PS: Gong Li è veramente… divina: solo lei poteva fare quella parte. Vale tutto il film anche solo la regalità e la grazia con cui consuma il rito dell’assunzione del “rimedio”…
coaloalab
Posted at 22:26h, 09 JulyIn questi commenti in “bianco e nero” mancava proprio il mio.
Che bella Lei!
Shelidon
Posted at 22:38h, 09 JulyE’ vero: guarda caso si parlava di colori… manca anche Maria Strofa, ma capita di rado su questi lidi ormai.