Mussorgsky rulez (parte 1)

Nell’aprile del 1873, a seguito della prematura morte dell’architetto e pittore russo Victor Hartmann, il critico Vladimir Stasov curò l’allestimento una mostra di dipinti e disegni all’accademia imperiale d’arte di San Pietroburgo. Questa selezione, che comprendeva oltre quattrocento opere e di cui ben poco si è conservato, ispirò l’amico Modest Mussorgsky alla composizione di una […]

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Nell’aprile del 1873, a seguito della prematura morte dell’architetto e pittore russo Victor Hartmann, il critico Vladimir Stasov curò l’allestimento una mostra di dipinti e disegni all’accademia imperiale d’arte di San Pietroburgo. Questa selezione, che comprendeva oltre quattrocento opere e di cui ben poco si è conservato, ispirò l’amico Modest Mussorgsky alla composizione di una suite per pianoforte in dieci parti nota come Quadri da un’esposizione. La suite venne poi arrangiata nel 1922 da Maurice Ravel in una più nota versione per orchestra, che ometteva la quinta ripresa della Promenade.
Nel 1928, a seguito di un lungo lavoro, Vasilij Kandinsky riuscì finalmente a mettere in scena al teatro municipale Friedrich di Dessau una resa visiva del poema sinfonico: si trattava di uno spettacolo composto da quinte in movimento, giochi di luce, elementi geometrici e colori che illustrano e accompagnano l’opera in un tripudio sinestetico che è quasi il manifesto dell’opera di Kandinsky. Astratto eppure illustrativo, guizzante, vivace.
Oggi, la Cité de la Musique e il pianista Mikhaïl Rudy hanno recuperato quei bozzetti di scena e le note di Felix Klee (figlio del più noto Paul nonché assistente di Kandinsky) e ne hanno tratto una deliziosa versione animata (visionabile qui, purtroppo in flash) mossa da Mathilde Germi.
Ieri, all’audutorium, andava in scena per la seconda e ultima serata un programma interamente dedicato a Mussorgsky, con in primo piano Mikhaïl Rudy al pianoforte e nel secondo tempo la versione orchestrata da Rimskij-Korsakov della celebre Notte sul Monte Calvo, insieme alla già citata orchestrazione di Ravel degli stessi Quadri. Ne avevo già parlato e non me lo volevo perdere. Avevo ragione.

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Per un’approfondita recensione della serata (di giovedì) rimando qui, dove potrete intrattenervi con una disamina brillante e molto ben scritta.
Io mi limiterò a dire che la versione originale per pianoforte dei Quadri è un’opera deliziosa, imprescindibile, e Rudy le rende magistralmente onore con un’interpretazione vivacissima, energica, guizzante, che in certi passaggi batte Mikhail Pletnev di molte misure.
Promenade. Mussorgsky non era un salutista. Tutt’altro, era un uomo che geometricamente incarnava l’ideale Kandinskiano di spirito umano (in poche parole, una sfera), un uomo che noi tutti amiamo ricordare rubizzo e giocondo come appariva nel celebre ritratto di Ilya Repin (ok, magari non proprio giocondo, ma sicuramente rubizzo). Il pezzo di apertura, nonché tema portante e ricorrente della suite, ce lo mostra nel suo pacioso e melanconico incedere attraverso le opere in esposizione, talora indugiante, talora sorpreso, talora semplicemente in moto rettilineo uniforme. La melodia è composta in parte da alcuni temi popolari russi, in omaggio al gruppo dei cosiddetti “cinque” (Alexander Borodin, Mily Balakirev, César Cui e gli stessi Mussorgsky e Rimskij-Korsakov) cui Hartmann era vicino e che si riproponevano di sprovincializzare la cultura russa dandole uno spirito nazionale unitario e dignità al di fuori del proprio territorio. Tuttavia in questo caso la citazione non è elegia nazionalista, ma specchio intimista di quella che è una vera e propria rappresentazione di Mussorgsky e delle sue emozioni mentre si aggira nelle sale (emozioni rese in modo ancor più vibrante con il proseguire della suite, attraverso le variazioni cui va incontro il tema portante).

N.1 – Gnomus. Uno dei miei pezzi preferiti, se non il mio preferito, accompagna quella che è stata ipotizzata essere la raffigurazione di uno gnomo che corre sulle sue gambette deformi o, sulla base di non so quale fonte, il disegno di quello schiaccianoci in legno con grandi denti che nel nostro immaginario rimane legato ad un altro compositore russo. È un pezzo vivace, impressionista, che se fossi Howard Shore non rinuncerei a citare nella colonna sonora dello Hobbit. Kandinsky decide di rendergli onore con l’apparizione graduale delle sue stravaganti forme (prima lo gnomo, poi la sua montagna, e poi con il sorgere del sole l’ambiente circostante) chiudendo noi e lui tra due quinte di linee bianche e nere, orizzontali e verticali.

N.2 – Il vecchio castello (sic). Dopo una placida nuova Promenade, il mio secondo pezzo preferito, di impronta quasi romantica e dal titolo italiano, si dice sia stato influenzato dalla piccola figura di un trovatore inserita da Hartmann, da bravo architetto, per rendere la scala di un castello medievake raffigurato ad acquerello.

N.3 – Tuileries (Dispute d’enfants après jeux). Una “passeggiata” più vivace, quasi affrettata perché attratta dal tema de successivo disegno, ci scaraventa in uno dei pezzi più popolari, e forse per questo oggetto di entrambi i bis (sia da parte di Rudy che da parte dell’orchestra), una vivace rappresentazione di bambini nei celebri giardini di Parigi. Come i Pini di Roma di Respighi e i Jeux d’enfants su cui Bizet scriverà pochi anni dopo un’intera suite per due pianoforti, in dodici deliziose miniature, questo brano raccoglie a piene mani dal tema delle cantilene e delle filastrocche infantili e le porta in musica, insieme al delicato rincorrersi di quelli che i fiati ci tratteggiano come uccellini nel parco. Kandinsky prende questi elementi, li traduce nelle sue forme e nei suoi colori, li frulla e ce li propone in un pattern caleidoscopico e psichedelico in cui si possono riconoscere a tratti le figure dei bambini e quelle dei loro giochi.

N.4 – Bydło. La straordinaria vivacità della composizione di Mussorgsky, la varietà che ancra oggi colpisce e che si traduce in modo giocoso anche nelle varie lingue che danno titolo alle opere (in questo caso il polacco per “bestiame”), è esemplificata – trovo – nel passaggio dai giardini francesi a questo bozzetto appesantito, che parte in fortissimo, evocante un grande carro trainato da buoi. È uno dei pezzi che maggiormente soffre dell’orchestrazione o, per non voler dare un giudizio di merito, che maggiormente vede divergere l’impressione originale di Mussorgsky dall’interpretazione di Rimskij-Korsakov e, di conseguenza, dall’arrangiamento che Ravel basò sulla sua trascrizione. Nell’originale per pianoforte, infatti, il carro irrompe nella scena con immediata potenza, dando l’idea di un primo piano che poi sfuma verso l’orizzonte, con l’allontanarsi dell’osservatore. L’adattamento per orchestra invece raddoppia l’operazione di allontanamento, dando l’impressione di un avvicinarsi e poi di un recedere e trasformando, quasi, un Fattori in un Constable. Sic est non muto sententiam.

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N. 5 – Балетъ невылупившихся птенцовъ. Uno dei pochissimi disegni che si sono conservati fino a noi, quello che ha dato origine alla composizione numero cinque, introdotta dalla consueta promenade. Stando a quando commentava lo stesso Stasov, questo balletto dei pulcini nei loro gusci era ispirato da un bozzetto, realizzato da Hartmann per i costumi destinati ad un balletto in due atti e tre scene del 1870, Trilby o Il demone delle lande. Si trattava di un’opera con coreografie di Marius Petipa, tratta dal romanzo Trilby, ou le lutin d’Argail di Charles Nodier. La musica di Yuli Gerber, se mi si consente, è moderatamente insignificante ed è citata nel pas de deux di Le Corsaire, tratto dal poema di Byron.

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N. 6 – “Samuel” Goldenberg und “Schmuÿle”. Ispirato dalla coppia di dipinti Ebreo ricco con copricapo di pelliccia ed Ebreo povero, di proprietà di Mussorgsky e prestati da lui stesso all’esposizione, il pezzo ripete il gioco della promenade e delle Tuileries, introducendo anche questa volta una citazione musicale legata al soggetto, ovvero la cosiddetta scala Freygish (grazie, Wikipedia) che gli conferisce quel sapore tipicamente mediorientale.

N. 7 – Limoges, le marché (La grande nouvelle). Dopo una promenade quasi identica a quella di apertuea, omessa dall’arrangiamento di Ravel, si arriva a un pezzo che non gode di straordinaria popolarità ma cui Kandinsky sembra essersi abbandonato anima e corpom uscendo persino dall’astrattismo e regalandoci il vivacissimo ritratto di due figure femminili, composte dei consueti triangoli ma non solo, e del loro litigio a causa di un frutto caduto dal cesto. L’impressione tutta russa di fronte alla vivacità tutta mediterranea del ritratto, di cui ben poco è noto, è resa con una verve quasi infantile, che francamente non può non divertire, in questo caso un vero e proprio stralcio di cartone animato (con tanto di lieto fine). Limoges, per dovere di cronaca, è una cittadina della Francia centrale, capitale della Limousin e patria di un famoso smalto (non per unghie).

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N. 8 – Catacombæ e Con (sic) mortuis in lingua mortua. Un dipinto in cui Hartmann raffigurava se stesso nelle catacombe di Parigi, e per questo ancora più significativo essendo l’intera composizione musicale una sorta di elogio funebre. In questo senso, si potrebbe quasi dire che la potenza di questo pezzo risieda, più che nella composizione musicale vera e propria, nella scelta artistica di Mussorgsky che selezionando i dipinti decide di farne il suo culmine, una sintesi del senso profondo e dell’intimismo che al di sotto dello scherzo e delle giocose vivaci raffigurazioni è il vero motore alla base delle “passeggiate”. Al contrario di quanto si potrebbe supporre conoscendo il carattere del compositore, tuttavia, l’incontro con i morti nelle catacombe costituisce una sorta di spinta positiva verso gli ultimi due dirompenti brani della composizione: la Baba Yaga e il celeberrimo Grande Cancello di Kiev.

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N.9 – Избушка на курьихъ ножкахъ (Баба-Яга). Baba Yaga, o la catapecchia su zampe di pollo, traeva originariamente ispirazione da un delizioso studio di Hartmann per un orologio in forma di capanna su zampe di gallina. La Baba Yaga è un personsggio del folklore slavo cui difficilmente si può tròvae un corrispettivo esatto: spesso raffigurata in volo a cavallo di un mortaio, è una strega che rapisce i bambini nelle notti del sabba, ma costituisce anche quella che Propp individua, nei “tipi” ricorrenti della fiaba, come il committente della quest e spesso l’eroe si mette alla sua ricerca per porle quesiti.
La composizione di Mussorgsky è uno scherzo feroce in cui si riconoscono sia le campane che scandiscono la mezzanotte sia le note di un inseguimento. È un brano che si avvicina molto ad altre radfigurazioni musicali di un sabba, compresa la Notte sul Monte Calvo dello stesso Mussorgsky.

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10. Богатырскія ворота (Въ стольномъ городѣ Кіевѣ). Ultimo brano e trionfale conclusione nazionalista della composizione (reso ancora più fracassone nell’arrangiamento di Ravel) è noto come Il cancello di Kiev, anche se il titolo originale russo letteralmente significherebbe Il cancello dei cavalieri (nella capitale Kiev). Il termine originale bogatyr sta a indicare infatti una sorta di cavaliere errante, un eroe medievale non dissimile dai nostri cavalieri della tavola rotonda, che avevano in Vladmiro I di Kiev il loro Re Artù. Il disegno è sicuramente il più celebre e raffigura il progetto di Hartmann per la porta monumentale dedicata allo zar Alessandro II: culmine della sua carriera, è anche il culmine della compisizione e dell’omaggio di Mussorgsky, con autocitazioni sia dalla Promenade che dal primo pezzo, oltre a richiami della tradizione russa (tra cui un inno battesimale ortodosso) e della precedente Baba Yaga. Il forte carattere della musica, trasforma la commemorazione in un’elegia.

La band rock progressive Emerson, Lake & Palmer ha basato sulla suite il suo album omonimo.

5 Comments

  1. Devo assolutamente chiederti se (e quali) le immagini che hai messo rappresentano proprio i quadri di Hartmann da cui Mussorgskij ha tratto ispirazione! Pensavo fossero grosso modo andati tutti perduti…

  2. Sì, sono i quadri di Hartmann, o almeno quelli che si ipotizzano essere gli originali da cui Mussorgsky trasse ispirazione: quelli su cui si hanno maggiori certezze sono i due ebrei, per via del collegamento biografico, e il bozzetto del pulcino per via del commento fatto da Stasov, che in merito è piuttosto preciso. Anche le Catacombe dovrebbero essere quelle: ci sono dubbi maggiori sul cancello di Kiev (ma è irrilevante quale fosse il bozzetto specifico) e sul disegno dell’orologio per Baba Yaga. Le altre opere sono effettivamente andate perdute…

  3. In effetti forse i più interessanti sono i due ebrei, anche perché mi pare di capire siano proprio un preciso contributo di Mussorgskij, qualcosa che gli apparteneva più direttamente.

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