Ghost Box (Ghost Box, da Astonishing X-men #25 del settembre 2008). Lo so, ne ho già parlato, ma allora ho cercato di concentrarmi solo sul volume e su ciò che aveva di particolare, ovvero i contenuti aggiuntivi e il bianco e nero. E’ tempo di parlare della storia.
L’inizio, con la stringa da Twitter (e grazie a chi mi ha corretto la volta scorsa) e la Bestia che canta Ev’rybody’s Crazy ‘Bout the Doggone Blues But I’m Happy dà ben chiara l’impronta di ciò che questa run – almeno apparentemente – vorrebbe essere: una serie adulta inserita nei nostri tempi, e che si confronta con tematiche e abitudini dei nostri tempi. I personaggi usano internet, fanno sesso e ne parlano ampiamente (l’allusione di Emma all’essersi addormentata con ancora gli stivali addosso, la noia di Ororo), si organizzano e procedono come è più logico che sia. Certo, anche a me sarebbe piaciuto che il loro essere divisi durasse più a lungo (e mi sarebbe piaciuto che il loro riunirsi a San Francisco fosse stato gestito un po’ meglio, ma non tocchiamo questo spinoso argomento). Tuttavia, con i tempi che corrono, trovo non ci sia troppo di cui lamentarsi: c’è un minimo di impostazione per le relazioni tra i personaggi, un impianto investigativo interessante nello status quo, un abbozzo di approccio fantascientifico che non mi dispiace affatto.
Per quanto riguarda i disegni, amo Simone Bianchi. Certo, molto di più in bianco e nero, ma comunque lo amo. Mancherà di esperienza, tecnica e storytelling, ma è un vero artista: ogni tavola è un’illustrazione simbolista, le vignette e le figure sono incastrate tra loro con una cura, un gusto, un’attenzione e uno studio che decantati mestieranti semplicemente si sognano.
In calce, per la rubrica "forse non tutti sanno che", LucaS dice qualcosa di interessante riguardo al titolo della storia: secondo lui rimanderebbe ad una cosiddetta ghost box inventata da Edison, un marchingegno in grado di comunicare con i defunti. A quanto pare, dei due Tesla non era molto più matto.
Angeli e demoni #4 (Angels and Demons #4, da X-Force #4 del luglio 2008). E parlando di illustratori, lasciatemi ribadire anche quanto mi piaciono i disegni e i colori di Clayton Crain. Mi piacciono le atmosfere che riesce a ricreare, sia negli ambienti oscuri, notturni, inondati di sangue, sia negli ambienti clinici, inondati di luce ma quella luce fredda e perfettamente bianca, inquietante, che fa male agli occhi.
Ma veniamo alla storia.
Kyle & Yost imbastiscono una storia che, com’è coerente, coinvolge tecnologie aliene e misticismo, e a tratti sembra di trovarsi in uno spin-off di Evangelion, con tutti i suoi pro ed i suoi contro. Rahne viene curata nel corpo da Elixir, ma la sua anima? Wolverine aggredisce X-23 dicendo che Rahne è un’anima pura per cui vale la pena di morire, ma avrà poi ragione? Le caratterizzazioni sono un po’ traballanti, quando ci sono, ma in generale l’intreccio non è male: mi piace la questione delle ali di arcangelo (anche se la serie diventa sempre più tamarra) e non mi dispiace l’intero approccio a Laura.
Una serie che si può apprezzare, se si riesce a prenderla per quello che è, senza pretendere troppo.
Il volume è stato anche stampato con una copertina diversa, la cosiddetta second printing variant, ripresa dall’ultima pagina della storia (qui a destra).
Il middle-east brucia! (The Middle East side is burning!, da X-Factor #31 del luglio 2008). Un’altra storia in battuta d’arresto per Peter David e ora sto iniziando a preoccuparmi un pochino. Non fraintendetemi, l’intera sequenza di disperazione con X-Factor che improvvisa strategie di salvataggio è piuttosto buona, ma l’idea alla base manca di mordente e non riesce a sviluppare la giusta tensione. Peccato.
Vitamorte (Lifedeath, da Young X-men #3 dell’agosto 2008). Beh, non so se tutti i pasticci di queste storie saranno recuperati, ma per ora stendiamo un velo pietoso: caratterizzazioni inventate, pretesti pietosi, personaggi inutili, combattimenti senza senso, poteri usati a caso. Si aggiungano i disegni di Paquette, veramente orridi. Da dimenticare.
In calce, LucaS scrive un’altra cosa interessante: ammette l’errore di Brighel nella traduzione del titolo di X-men #165 ("Scompariamo"). Meglio tardi che mai.










4 Comments
impbianco
Posted at 19:30h, 19 MarchHo comprato dei vecchi albi degli X-Men tempo fa, una storia, bellissima, che sto leggendo, si intitola VitaMorte con protagonisti Tempesta e Forge… storia stupenda… peccato che stiano usando lo stesso titolo… per ‘sta minchiata…
X-Bye
Shelidon
Posted at 19:37h, 21 MarchHai ragione, potrebbe essere una citazione: sai per caso come suonava in originale?
impbianco
Posted at 23:34h, 21 MarchLifedeath… :P E’ una citazione…
X-Bye
Shelidon
Posted at 09:44h, 22 MarchNon riesco però a cogliere la relazione tra questa storia e l’altra…