Che Joe R. Lansdale sia un genio, già si sapeva. E penso anche di avervi già parlato di quello che è il mio racconto preferito, Bubba Ho-Tep. Se così non fosse, e qualora fosse completamente vergini da qualunque informazione, consiglio vivamente di interrompere la lettura e di recuperare questo film.
Perché?
Beh, perché questo film aggiunge poco o niente alla genialità del concept originario, e immagino che l’effetto sorpresa possa sopperire in parte a ciò che manca. In fin dei conti il racconto stesso è piuttosto breve e, a parte la genialità dell’idea ed a qualche battuta geniale, non ha molto altro. In questo senso il film si può considerare un prodotto onesto, ben confezionato e ben recitato.
Ma di che tratta, infine?
Spoiler in bianco.
Immaginate un uomo che giace nel letto di un ospizio, con qualcosa di poco gradevole che cresce sulla cima del suo attrezzo preferito (e no, non mi riferisco al microfono). Immaginate che quest’uomo sostenga di essere Elvis Presley, incastrato nel ruolo di un proprio emulatore un po’ come Napoleone nei Vestiti nuovi dell’imperatore.
Immaginate anche un uomo di colore, nella stessa casa di riposo, che sostenga di essere John Fitzgerald Kennedy, ridipinto dai servizi segreti per toglierlo di mezzo e il cui cervello è ancora rinchiuso alla Casa Bianca.
Immaginate infine la più scalcinata delle mummie egizie, a caccia di anime (e di vecchietti). Chi potrà fermare le sue stragi? Beh, non chiedetevi ciò che il vostro ospizio può fare per voi: chiedetevi cosa voi potete fare per il vostro ospizio.

Werewolves Wednesday: Robert E. Howard’s In the Forest of Villefère
The sun had set. The great shadows came striding over the forest. In the weird twilight of a late summer day, I saw the path ahead glide on among the mighty trees and disappear. And I shuddered and glanced fearfully over my shoulder. Miles behind







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