Azione diversiva parallela (1)

Dopo l’arrivo di Matta Hari a Cafax Abbey e l’epurazione dell’importuno esercito ad opera della Serpenta, le cose avevano iniziato a smuoversi. Ciò nonostante, non mi sentivo a mio agio. Un po’ perché, dopo l’acuto di Diamanda, tutti i dipinti in casa del Conte si erano tappati le orecchie con le mani o avevano assunto […]


Dopo l’arrivo di Matta Hari a Cafax Abbey e l’epurazione dell’importuno esercito ad opera della Serpenta, le cose avevano iniziato a smuoversi. Ciò nonostante, non mi sentivo a mio agio. Un po’ perché, dopo l’acuto di Diamanda, tutti i dipinti in casa del Conte si erano tappati le orecchie con le mani o avevano assunto un’espressione terrificata, e avevo avuto il mio bel da fare a rimetterli a posto. Un po’ perché, dopo la danza della panza di madame Hari, tutti i dipinti del Conte fissavano di fronte a sé con la bava alla bocca e gli occhi a spirale, e avevo avuto il mio bel da fare a rimetterli a posto. Un po’ perché da quando il Conte era partito non facevo che pensare alla piramide di Pupo (senza alcuna allusione erotica, lo giuro).
Ero nella mia stanza a Carfax e cercavo di concentrarmi nella lettura di un orribile e lentissimo fumetto coreano quando all’improvviso capii che cosa mi turbava. Nitida come la certezza di essere rimandati a Scienza delle costruzioni, rividi la terrificante esperienza dell’evocazione della Divina e mi tornarono alla mente le sue parole. Un lampo nella mia coscienza. Mentre i miei confratelli avevano il compito di trovare il nascondiglio nascosto dei nostri nascosti nemici (così nascosti che qualcuno è stato portato a teorizzare la loro non esistenza), io avevo una solitaria missione sulle mie spalle. Così raccolsi gli strumenti del mio lavoro e mi misi in viaggio. Verso Broadway.

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