Civil War – Pantera Nera

Tra i migliori tie-in di Civil War, indubbiamente. Hudlin ci porta all’incontro tra la nuova coppia e la guerra civile americana in un climax ascendente in cui a Destino in Latveria è affidato il compito di analizzare e riepilogare la situazione mondiale, agli Inumani sulla Luna quello di ricordare la situazione estera dello zio Sam […]


Tra i migliori tie-in di Civil War, indubbiamente. Hudlin ci porta all’incontro tra la nuova coppia e la guerra civile americana in un climax ascendente in cui a Destino in Latveria è affidato il compito di analizzare e riepilogare la situazione mondiale, agli Inumani sulla Luna quello di ricordare la situazione estera dello zio Sam e a Namor di Atlantide il compito di tirare le fila e mettere Pantera di fronte al proprio ruolo.
La struttura solidissima dell’arco narrativo è rafforzata anche dalla scelta, decisamente efficace, di intervallare la narrazione e periodiche scene negli Stati Uniti, da cui i servizi segreti seguono preoccupati gli spostamenti della coppia.
Hudlin infila ottime caratterizzazioni, che farebbero urlare al capolavoro se non fosse per qualche scivolone su Tempesta e sulla sceneggiatura (specie nell’episodio della Luna). Manuel Garcia gli veleggia accanto con grazia, spostandosi volentieri e bene attraverso i vari scenari, mentre di Scott Eaton – pur bravo – continua a non piacermi come disegna Ororo.
Nota di demerito all’editore: grazie per aver tagliato la copertina eliminando Tempesta. Che bisogno c’era?

Ma entriamo nel dettaglio…


black panther 19World Tour #1 – Vacanze in Latveria
(World Tour #1 – Holiday in Latveria, da Black Panther #19 dell’ottobre 2006).
Un’ottima sequenza di apertura, con T’challa e Ororo su un’isola deserta regalo di Namor, inserisce bene il lettore nel contesto: la situazione mondiale, con gli Stati Uniti in guerra civile, è instabile e la coppia è innanzitutto un’entità politica di rilievo. E’ normale quindi che, come già Pantera Nera aveva accennato, i due accettino l’invito di Destino a fargli visita in Latveria.
Grande caratterizzazione, quella di Victor: ironico al punto giusto (regala ai due un cristallo di Lalique perché “ho pensato che, trattandosi di qualcosa di trasparente, non vi sareste fatti probemi a portarlo a casa”), lucido osservatore della situazione politica mondiale, prudente come sempre (al punto da far incontrare la coppia da un suo droide), razzista, orgoglioso. Anche Pantera Nera è ben gestito. Purtroppo è su Ororo che Hudlin fa un errore di caratterizzazione piuttosto grosso: è giusto che sia ansiosa di fulminare la parte posteriore rotonda dell’armatura di Destino, ma quando Pantera la rimprova perché si intromette nel combattimento faccia a faccia tra lui e Victor, lei reagiste come se non capisse il perché del suo disaccordo. Dovrebbe invece comprendere l’orgoglio del marito ma rimproverarlo ricordandogli che sono una squadra. Non è Tempesta ma Hudlin a non sapere come togliersi dall’empasse sull’aereo. L’episodio resta comunque ottimo.

Nota di demerito alla traduzione: il titolo è una citazione della canzone dei Dead Kennedys dal titolo Holiday in Cambodia, una dura denuncia dei regimi totalitari dell’Europa dell’Est ma anche dell’auocompiacimento nella violenza della ricca borghesia americana. Ne sono piuttosto sicura anche alla luce delle altre citazioni presenti negli altri titoli (vedi più avanti), tutte eliminate senza nemmeno una nota di chiusura in cui invece Cristiano Grassi preferisce dilungarsi facendoci una specie di riassunto dell’albo che abbiamo appena letto, come se non sapesse come riempire lo spazio. Devo fare commenti?


black panther 20World Tour #2 – Portami sulla Luna
(World Tour #2 – Fly me to the moon, da Black Panther #20 del novembre 2006).
Episodio con ottime caratterizzazioni, dal maestoso e malinconico Freccia Nera alla claustrofobica e gelosa Ororo, dall’affascinante e politicamente acuta Medusa all’irruente Gorgon. Buono anche l’espediente narrativo di iniziare l’episodio con una scena di Pantera Nera inseguito sulla Luna per poi tornare indietro al Wakanda.
Purtroppo le pecche sono proprio nel soggetto, o meglio nel modo in cui è stato sviluppato: concentrato sul problema della voce del re, con le sue conseguenze, Hudlin tralascia proprio l’argmento politico che dovrebbe essere il fulcro. Dopo la cataclismatica conclusione di House of M, eravamo tutti curiosi di vedere come si sarebbe evoluta la questione del furto delle Nebbie Terrigene e la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti, ma il problema viene solo citato e non affrontato. Troppo impegnato a gestire i troppi e troppo complicati personaggi, Hudlin  avrebbe forse avuto bisogno di più spazio, di un doppio numero, turbando così l’equilibrio narrativo di un episodio per visita. Ne risente così proprio l’argomento centrale del ciclo World Tour: cosa hanno intenzione di fare gli Inumani nell’immediato futuro, per recuperare le loro nebbie, punire i responsabili e lavare l’affronto subito? Ancora nessuna risposta, ahimé, e dovremo aspettare Silent War.

Nota di demerito alla traduzione: il titolo originale, Fly me to the moon, fa riferimento ad una vecchia canzone d’amore di Bart Howard, particolarmente famosa nella sua versione cantata da Frank Sinatra. L’atmosfera della versione originale, così romantica e malinconica, trovo si adatti perfettamente ai personaggi, soprattutto a Freccia Nera.
Grazie a Ronchetti per averci permesso di cogliere a pieno questa citazione traducendo letteralmente.


black panther 21World Tour #3 – Aqua-Boogie
(id., da Black Panther #21 del dicembre 2006).
Episodio davvero ottimo anche questo, con un eccezionale Namor come da tempo non si vedeva: ironico ma volontariamente non sottile e sempre diretto, politico ma non diplomatico, impostato ma irruento e non elegante, aneddotico ma non autocelebrativo eppure tutt’altro che modesto, paranoico ma lucido nelle sue analisi.
Personalmente non sentivo la mancanza del flash-back africano, che dà l’impressione che Hudlin non sapesse come riempire altrimenti l’episodio, ma il racconto degli Illuminati è pertinente (e ora anche Ororo sa) e Namor parla bene nell’analizzare la posizione politica di T’Challa. L’unico problema, ancora una volta, è Ororo: ho trovato decisamente fuori personaggio la sua insinuazione che Namor parlasse solo in un ennesimo tentativo di portare via Sue a Reed, forse la peggior cantonata di caratterizzazione di questo arco narrativo.
Grandioso Garcia nel disegno degli scenari e splendidi i colori di Matt Milla per rendere la differenza tra l’ambiente sottomarino presente e l’Africa del flash-back.

Nota di demerito alla traduzione: dei vari riferimenti musicali – e non – dei titoli di Hudlin, solo questo è stato mantenuto: si tratta di una schizofrenica e folle canzone dei Parliament, il cui titolo completo è Aqua Boogie (A Psychoalphadiscobetabioaquadoloop), dettaglio questo piuttosto irrilevante ma non capita spesso, nella vita, di poterlo scrivere. Per il testo rimando qui (la canzone si trova nell’album Motor Booty Affair). Anche in questo caso, trovo la citazione perfettamente in sintonia con l’episodio e con il personaggio di Namor. Perché è stato scelto di salvare solo questo riferimento, massacrando gli altri (fino al Supremo Massacro del titolo dell’episodio #4)? Forse si è pensato che il titolo fosse sufficientemente comprensibile anche senza cogliere il riferimento, e quindi più semplice per le nostre semplici menti? E’ diventato un vizio irritante.


World Tour #4 – America
(World Tour #4: Inside Man da Black Panther #22 del gennaio 2007). Dopo un giro del mondo in cui i servizi segreti dello zio Sam, sempre mostrati in almeno una pagina di ogni episodio, hanno seguito preoccupati gli spostamenti della coppia, la luna di miele culmina con la visita al presidente degli Stati Uniti e l’inevitabile incontro con Tony Stark. La presentazione di Jm Rhodes mi è piaciuta molto, così come ho trovato davvero apprezzabile la lucida e obiettiva presentazione del problema Civil War con da una parte la necessità di sicurezza e dall’altra la quesione del rispetto delle minoranze, ben corredata dalle scene dello Xavier Institute, di Wanda nel momento fatale, del KKK e delle Pantere Nere. L’intermezzo con Capitan Bretagna è abbastanza inutile, se non per ricordare da dove viene la spada in possesso di Pantera Nera, mentre ho trovato pertinente il dialogo con Emma Frost (e Kitty in “lurking”), anche se mi sarebbe piaciuto un po’ più di acido tra le due, ricordando l’eccezionale prova di Claremont nello scontro-incontro tra le due in occasione del Bogan affaire. Non ho trovato affatto fuori luogo nemmeno la questione razziale, in cui si ricorda che Pantera Nera e Tempesta sono anche e per molti versi soprattutto una famosa coppia di colore e che quindi possono essere un simbolo (ricordandoci quindi che, soprattutto negli Stati Uniti, quello razziale è ancora un problema).
Pantera Nera è qui caratterizzato in modo eccezionale, nonostante il bieco e tamarrissimo espediente narrativo della bimbetta in pericolo, Ororo maestosa, Jim Rhodes davvero intensa e Tony Stark in linea con il suo ruolo nella Guerra Civile. Un plauso a Hudlin.

Nota di demerito alla traduzione: il problema della traduzione del titolo originale, Inside Man, non è stato nemmeno affrontato, preferendo (non) renderlo con America, che tra l’altro avrebbe al massimo dovuto essere Stati Uniti. Ovviamente Hudlin faceva riferimento al film di Spike Lee con Denzel Washington, giocando sugli stessi vari significati dell’espressione nel titolo e dando la parte dell’inside man a Rhodes. Qualunque tentativo di tradurre l’espressione sarebbe stato preferibie a questo. Avrebbero anche potuto lasciare il titolo originale, proprio come ha fatto la distribuzione italiana del film in questione.

Nota di chiusura: maledizione, mi toccherà iniziare a comprare i Fantastici Quattro… Non che contesti la scelta di inserirvi le avventure di Pantera Nera e Tempesta, [SPOILER] dato che dopo Civil War entreranno a far parte del quartetto in sostituzione di Reed e Sue, [/SPOILER] ma dopo questa mi manca solo L’Uomo Ragno (e quel giorno pioveranno meteore).

4 Comments

  1. Shel, stai facendo un lavoro assurdo e grandioso con questa saga; devo capire se sei pagata o troppo appassionata!

    Scherzi a parte, i troppi crossover sono stati il motivo per cui ho smesso di leggere i Marvel…

  2. Me lo sto domandando anch’io…

    Comunque questa volta ero particolarmente ispirata.

    I cross-over sono una maledizione per il portafoglio, ma se sono fatti bene sono interessanti. Il problema è che non abbiamo un cross-over ben fatto da prima che io iniziassi a leggere fumetti.

  3. ho intervistato un po’di gente (davvero! e sociologicamente parlando): non uno cui sia sfuggito il lato deteriore dei crossover…

    le tue recensioni sono sempre ottime, in equilibrio tra sintesi e analisi.

    se non leggi solo marvel e hai voglia di allargare i tuoi orizzonti prova l’invincible di kirkman (lo stesso di ultimate x-men). qui fa un’operazione molto riuscita recuperando sì la lezione “realistica” del buon stan lee, ma soprattutto il senso del fantastico, il lato supereroistico della vicenda, ben supportato in questo dal tratto essenziale e sintetico di ottley e dai colori sgargianti, realmente pop (li adoro) ad opera di crabtree.

    per ulteriori approfondimenti:http://invincible.110mb.com/index2.htm

    saluti e baci

    ilcavalierelettrico

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