Raffaello e Michelangelo

Dal Corriere di oggi… Raffaello contro Michelangelo, la sfida dei corpi – ARTURO CARLO QUINTAVALLE Non basta, per capire la mostra di Raffaello alla Borghese, considerare la serie importante di dipinti e dei disegni. Si deve andare alla Stanza della Segnatura in Vaticano e riflettere su quel dialogo tra Raffaello e Michelangelo che ha cambiato […]

Raffaello Sanzio, La Velata

Dal Corriere di oggi…

Raffaello contro Michelangelo, la sfida dei corpi – ARTURO CARLO QUINTAVALLE
Non basta, per capire la mostra di Raffaello alla Borghese, considerare la serie importante di dipinti e dei disegni. Si deve andare alla Stanza della Segnatura in Vaticano e riflettere su quel dialogo tra Raffaello e Michelangelo che ha cambiato la storia del nostro pensare l’arte in Occidente, da allora, per almeno quattro secoli. Raffaello, quando arriva a Roma subito dopo avere dipinto per il San Francesco a Perugia la Deposizione per Atalanta Baglioni, oggi conservata alla Galleria Borghese, ha ormai elaborato un insieme di modelli che lo rendono diverso dai grandi attori sulla scena della pittura fiorentina, Leonardo e Michelangelo. Se, dunque, la complessa composizione del trasporto di Cristo alla tomba nasce anche dalla conoscenza delle ricerche dei due protagonisti della scena fiorentina, essa segna anche, rispetto ad essi, un’enorme distanza. Raffaello a Firenze riflette sull’Adorazione dei Magi di Leonardo, dunque conosce la dimensione cosmica del racconto che Leonardo propone, la continuità fra le varie forme del naturale che rappresenta il credo neoplatonico dell’artista; Raffaello ritrova anche, nella grande tavola incompiuta, i diapason delle espressioni e la messa in scena di un antico teatro. Eppure a Raffaello questo modo di rappresentare il cosmo, come nella Battaglia di Anghiari per Palazzo Vecchio, non basta. Nel caso di Michelangelo il discorso è diverso; mentre Leonardo sovrappone tenui strati di colore creando una pittura morbidamente sfumata e quindi in perenne trasformazione come la materia nel cosmo, Michelangelo usa grafie diverse scavando il marmo, «gradinandolo», «polendolo» e scegliendo, fin dal Bacco e dopo, una strada diversa, quella del dialogo con l’antico che resterà un tema chiave anche per Raffaello. Mentre Leonardo muove dalla Teologia Platonica di Marsilio Ficino, Michelangelo sceglie una luce immobile, zenitale, assoluta, che è evidente nel Tondo Doni ma che doveva esserlo anche nella grande battaglia progettata da lui per Palazzo Vecchio, quella di Cascina, dove lo spazio è una roccia scoscesa, tamburo di una cupola, con tante figure intente a bagnarsi e sorprese dai nemici. L’idea di Michelangelo di una immagine assoluta, fuori dal tempo storico, non viene accolta da Raffaello che proprio nel dipinto della Borghese mostra di avere altri modelli. Dopo la lunga riflessione sulla composizione piramidale leonardesca delle varie Madonne con Bambino e San Giovannino , le Sacre Famiglie degli anni subito precedenti il dipinto della Borghese, la riflessione del pittore si trasforma attraverso un nuovo dialogo con l’antico. Nel 1506, a Roma, viene ritrovato il Laocoonte, ritenuto un originale greco, che subito viene posto al centro del dibattito sull’arte e il suo rapporto con il teatro, secondo il modello della Poetica di Aristotele. Raffaello muove da questa scultura, come del resto Michelangelo, ma nel dipinto Borghese sceglie la drammatizzazione delle espressioni, sceglie il racconto e lo collega al tessuto della storia. Michelangelo, invece, individua nei soli corpi, nei gesti, nello spazio costruito da essi, nel colore «affocato» e netto, il senso della pittura come assoluto. Le strade quindi si dividono: Michelangelo nel 1508 inizia la volta della Sistina e Raffaello la Stanza della Segnatura. E qui, nella invenzione dello spettatore collocato al centro della grande architettura bramantesca del San Pietro allora in costruzione, qui nell’organizzazione di un grandioso sistema simbolico, si fa esplicita la funzione della filosofia e Raffaello mostra di avere trovata una nuova strada. Certo, vede in corso d’opera la volta michelangiolesca della Sistina e cita alcune delle sue forme nella Stanza della Segnatura e ancora dopo, ma la vera sua invenzione è quella delle Vite Parallele. Come Plutarco esaltava i romani al confronto dei greci così lui, Raffaello, esalta i contemporanei nei corpi degli antichi. Vite Parallele , dunque, e quindi spazio per la storia, per il tempo. Il vuoto dei paesaggi di Michelangelo, le trasformazioni del naturale di Leonardo sono ormai lontani. Raffaello è il pittore della storia: così nel Trasporto alla tomba della Borghese riprende l’invenzione ellenistica e poi mantegnesca del trasporto del corpo di Meleagro. Come a dire che gli antichi, grazie a lui, a Raffaello, sono «figura» dei moderni.

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