The Flash

La prima stagione di The Flash è tutta una questione di resistenza. La resistenza dello spettatore, principalmente, che deve averne abbastanza per sottostare a quella che, negli esordi, sembra la Smallville di Barry Allen. Ragazzino non brufoloso (ma solo grazie ai miracoli del trucco), Grant Gustin aveva già fatto la sua comparsa nei panni di […]

The Flash

La prima stagione di The Flash è tutta una questione di resistenza. La resistenza dello spettatore, principalmente, che deve averne abbastanza per sottostare a quella che, negli esordi, sembra la Smallville di Barry Allen.

Ragazzino non brufoloso (ma solo grazie ai miracoli del trucco), Grant Gustin aveva già fatto la sua comparsa nei panni di Barry Allen in Arrow (s02 e08 The Scientist e s02 e09, Three Ghosts), ma allora interpretava un “semplice” scienziato forense di Central City. Certo, agli appassionati DC non poteva sfuggire il nome, in una serie che già ci aveva abituato a stare molto attenti ai nomi dei personaggi (per assonanza, si veda Malcolm Merlyn, o per esatta corrispondenza, si veda Slade Wilson). Ma sicuramente i meno informati tra noi non sospettavano che dal finale di Three Ghosts stesse nascendo una serie autonoma sul velocista scarlatto. A molti parve una cattiva idea. In tanti ne furono entusiasti. Il pilot di The Flash sarebbe andato in onda l’anno successivo (il 7 ottobre 2014), registrando 6.42 milioni di spettatori. Incredibile, per essere la serie su un tizio che corre in calzamaglia. A questo punto si potrebbe pensare a una serie sull’uomo in pantofole e vestaglia che alcuni di voi conoscono e rispettano. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

Ora, come si diceva, The Flash è tutta una questione di resistenza: dopo un pilot francamente godibile, benché affossato dall’effetto Smallville, la serie affonda in un magma fatto di drammi adolescenziali che sembrano usciti da un manga di quart’ordine (il ragazzino innamorato della sorellastra, Candice Patton) e cattivi degni piuttosto fedeli ai fumetti originali ma che trasposti sul piccolo schermo sembrano usciti da un episodio di Yattaman. Parlo di gente del calibro di Captain Cold, alias un Wentworth Miller che negli ultimi otto anni non deve aver fatto altro che addominali, di sua sorella The Golden Gilder a.k.a. quella Peyton List di Mad Men, del suo degno compare Heathwave ovvero Dominic Purcell, giusto per completare la rimpatriata di Prison Break. E questi sono quelli senza poteri. Ma la DC si è sempre retta sul principio “The more, the merrier”, e questa trasposizione televisiva non fa eccezione: al dinamico trio, si affiancano quindi i cosiddetti meta-umani, gente come Barry, cui un incidente durante l’attivazione dell’acceleratore di particelle agli S.T.A.R. labs ha regalato mirabolanti superpoteri. Ecco che si uniscono alla festa personaggioni come Danton Black, l’uomo multiplo in versione DC, Kyle Nimbus dalle esalazioni mortali (e mi trattengo perché sono una signora), Bette Sans Souci ovvero il kamikaze non a perdere in versione riveduta e corretta. E altri ancora sono in agguato: Wally West, interpretato da quel Keiynan Lonsdale appena visto in Insurgent, o Jay Garrick ovvero Teddy Sears, l’uomo dagli occhi azzurri di Torchwood. Stando ai personaggi che si stanno affastellando, la seconda stagione di Flash rischia di essere come quella famosa squadra di Exiles composta da sole versioni alternative di Wolverine.

Insomma, se non vi piacciono le serie con tanti personaggi, questa è la prima cosa cui dovrete resistere.

E non parlo solo del sovraffollamento in sé, ma anche e soprattutto del fatto che nella prima parte della serie ogni supercattivo ha una sua puntata, e tutti gli eventi che conducono alla sua cattura seguono uno schema la cui ricorrenza è quasi operistica: il cattivo fa la sua mossa, Flash tenta di fermarlo e le prende, allora ci si riunisce in laboratorio e, magari spronati da una qualche mossa stupida del cattivo (tipo rapire la ragazza), Barry Allen corre e trionfa. E da capo. E da capo. E da capo. Resistere, quindi. Resistere, resistere, resistere.

Resistere, anche perché alcuni di questi supercattivi balordi spiccano, all’interno del gran marasma, per originalità (poco) o (più spesso) per il particolare talento di chi li interpreta.
È il caso di Andy Mientus, che riesce a dare una forza tutta speciale al suo Pied Piper nonostante gli tocchi andare in giro vestito come un incrocio tra Voldemort e Harry Potter.
È il caso di Jesse James a.k.a. The Trickster, magistralmente interpretato da un meraviglioso e folle Mark Hamill in The Tricksters (e17). Vi regalerà uno dei momenti più nerd degli ultimi trent’anni (e chi ha scritto la musica di accompagnamento a quella scena dovrebbe vincere un Golden Globe solo per quello). E se questo è quello che ha in serbo per noi nella nuova trilogia, ne vedremo delle belle. Ma questa è decisamente un’altra storia.
È il caso di Victor Gaber (vi ricordate il suocero di Eli Stone?) e Robbie Amell (Stephen Jameson, The Tomorrow People), che hanno probabilmente il miglior personaggio meta-umano di tutta la serie, cui vengono giustamente dedicati due episodi: Nuclear Man (e13) e Fallout (e14), ma che ritorneranno successivamente.

Tutto qui, quindi? Bisogna semplicemente resistere attraverso una pletora di supercattivi da fumetto?
No.
Magari fosse solo quello.
Perché non sono solo gli antagonisti a risultare uno scoglio quasi insormontabile: sono anche e soprattutto i comprimari. A partire dalla stupidissima Iris West, la sorellastra di cui sopra, che impesta la serie con i suoi drammi sentimentali e che, per completare il cliché del tipico personaggio femminile insopportabile da fumetto, fa la giornalista e ovviamente si fissa sul voler indagare Flash. Fuori dal laboratorio. Dentro al laboratorio invece vi toccherà sopportare gli occhioni (con due quintali di eyeliner su un look inspiegabilmente acqua e sapone) di Danielle Panabaker, che non azzecca un’espressione neanche quando tutto ciò che deve fare è addormentarsi ubriaca. Ad affiancarla, un personaggio francamente interessante ma che in principio vi troverete a dover sopportare, ovvero Cisco Ramon, nerd che più nerd non potrebbe essere e interpretato da un esordiente Carlos Valdes. Resistete: il suo personaggio si svilupperà in modo interessante e vi verrà in soccorso, citando Ritorno al Futuro e Terminator, quando le cose si faranno veramente ingarbugliate.

Ma soprattutto e sopra tutto, dovete resistere per rispetto a uno straordinario Tom Cavanagh, già padre profeta di Eli Stone, che vi stupirà con l’interpretazione straordinaria di un personaggio ben costruito e ben scritto, che vostro malgrado non potrete non amare. Un personaggio ricco di chiaroscuri, complesso, francamente non facile da rendere senza sfociare nel cliché dello scienziato pazzo (che non è) e, soprattutto, senza cadere in contraddizione. Perché il dottor Harrison Wells è un personaggio che riesce contemporaneamente a essere alleato e antagonista, mentore e nemesi, con una linearità e una coerenza logica straordinaria e quasi impossibile da spiegare. Maestoso in episodi come Out of Time (probabilmente il mio preferito). Straordinario anche quando si trova a misurarsi con il doppio ruolo di Harrison Wells e Eobard Thawne. Un personaggio come non si vedeva da tempo, condotto da un attore che sembra entrato in perfetta simbiosi.

Resistere, resistere, resistere.
Vi troverete a guardare l’ultimo episodio a bocca letteralmente aperta.
Ad aspettare la nuova stagione.
E vorrete persino dare una chance a Legends of Tomorrow.

Come me.

One Comment

  1. La prima stagione di Flash mi è piaciuta abbastanza. O meglio, è divertente come passatempo. Per farmi quattro risate e pensare a quanto sia inutile e dannasa Iris West. Comunque concordo su Tom Cavanagh e su Mark Hamill :D

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