Ultimo messaggio prima della fine

Sarebbe stata una mattinata come tutte le altre, se non fosse per il fatto che mi sono svegliata alle 8, il che è sufficiente per stroncarmi l’intera giornata. Prima di uscire, ho controllato la posta elettronica come al solito, cosa che reputavo inutile, dato che sono andata a letto alle 2 e si presume che […]

Sarebbe stata una mattinata come tutte le altre, se non fosse per il fatto che mi sono svegliata alle 8, il che è sufficiente per stroncarmi l’intera giornata. Prima di uscire, ho controllato la posta elettronica come al solito, cosa che reputavo inutile, dato che sono andata a letto alle 2 e si presume che nessuno sano di mente mandi e-mail dalle 2 alle 8 del mattino. Sbagliavo. Ho trovato in casella un messaggio del mio tutor per la tesi che recita: "pregasi presentarsi ore 11.00 del 31/01 al terzo piano della Nave per revisione". Panico.
Panico per vari motivi, tutti validissimi.

  1. Il mio tutor è pazzo;
  2. il mio tutor è pazzo a mandare e-mail alle 6 del mattino;
  3. il mio tutor è pazzo a mandare e-mail alle 6 del mattino dello stesso giorno in cui vuole fissare un appuntamento;
  4. non avevo nulla di presentabile ad una revisione;
  5. il terzo piano della nave non esiste.

E’ un problema complesso, che è stato sviscerato più volte da varie angolazioni senza successo. La Nave è un edificio del Politecnico, di sette piani. Se dal primo ascensore si schiaccia il pulsante del terzo piano, questo condurrà irreparabilmente al quarto, se si effettua la stessa selezione dal secondo ascensore, l’operazione non sortirà alcun risultato, metre il terzo ascensore si limiterà a chiudere e riaprire le porte. Salendo a piedi le due rampe di scale (assolutamente identiche e poste l’una accanto all’altra e sviluppatesi per sdoppiamento, si vocifera, a causa di un esperimento nucleare), si passerà senza alcuna soluzione di continuità dal secondo al quarto piano.
A questo punto ci si potrebbe anche domandare che cosa ci spinga a pensare che quello che noi chiamiamo quarto piano non sia effettivamente il terzo e che la nave non sia formata da soli sei piani. Gli indizi che porterebbero a pensare alla non esistenza del terzo piano sono molti. Primo fra tutti, la numerazione delle aule. Tutti i nomi delle aule del Politecnico sono formate da tre cifre: una lettera (che indica in che edificio si trova l’aula), un numero (che indica il piano dell’edificio). Orbene, la lettera che contraddistingue la nave è la B, essendo la N già occupata per il padiglione Nord di ingegneria (e si sa che ingegneria viene sempre prima di noi). Le aule al secondo piano sono la B.2.1 e la B.2.2, e le aule al quarto piano (che a questo punto potrebbe essere denominato terzo) sono le B.3.1, B.3.2 e B.3.3.

Il tabellone di disposizione delle aule concorre però a complicare le cose, recitando:
secondo piano: aule B.2.1 e B.2.2
terzo piano: dipartimento di matematica
quarto piano: B.3.1, B.3.2 e B.3.3
Il che, come si può ben comprendere, aggiunge un interessante elemento.
"Mi scusi – ti chiede gente mentre sosti alle macchinette del quarto piano – non trovo l’aula B.4.1…"
E tu sei costretto a rispondergli "Sono al quinto piano", con il rischio di fare la figura di chi lo sta prendendo in giro.

Ma torniamo al terzo piano. Oltre all’enigmatico tabellone, che ci informa che un tempo esisteva un dipartimento di matematica ora andato perduto, altri fattori concorrono alla credenza che esista un terzo piano nonostante le apparenze. Essendo noi architetti, abbiamo affrontato il problema da un punto di vista geometrico e abbiamo fatto dei rilievi dall’esterno e dall’interno dell’edificio. Spazio per un terzo piano non c’è. Ma attenzione: ad un osservatore attento è chiaramente visibile una sporgenza, a metà tra il secondo e il quarto piano, che potrebbe ospitare degli uffici o, addirittura delle aule. Il terzo piano, secondo quella che è ormai la teoria più accreditata, potrebbe essere quindi un piano ammezzato tra il secondo e il quarto, che avrebbe dovuto chiamarsi piano 2 ½, ma forse avrebbe fatto assomigliare il politecnico ad Hogwarts più di quanto già non accada.
Appurato con buona approssimazione il posizionamento fisico del terzo piano, rimangono alcune domande di non facile soluzione:

  1. perché chiamare terzo piano della Nave qualcosa che non è un terzo piano e non si trova, effettivamente nell’edificio nave?
  2. cosa contiene questo terzo piano, infine?

La prima domanda è palesemente il frutto ingenuo di qualcuno che non sa che tempo fa la direzione del Politecnico mise lo sportello matricole per il ritiro dei tesserini magnetici oltre uno sbarramento di tornelli (che naturalmente si può sperare di superare solo se si è in possesso del tesserino magnetico accuratamente pulito e non smagnetizzato da qualche amico buontempone del dipartimento di fisica).
Alla seconda domanda potrebbe essere difficile rispondere, anche perché non si è del tutto sicuri che le nostre menti mortali resisterebbero allo shock della soluzione. E’ stato ipotizzato che il terzo piano sia stato espulso come una pustola dall’edificio stesso in un momento di presa di coscienza (probabilmente a seguito di un colloquio con i ragazzi del comitato leninista) e contenga delle aule vuote, ormai invase dalla polvere e da acari grandi come caddhos di Sardegna. Altri invece ritengono che si tratti di uno spazio metafisico, su un altro piano dell’esistenza un po’ come una soffitta di lovecraftiana memoria, e che contenga le anime di tutti coloro che hanno stretto patti sacrileghi con il professore di Teoria e progetto di costruzioni e strutture per riuscire a passare l’esame. Si tratta in ogni caso di un luogo che tutti sognano di esplorare ma che nessuno vorrebbe visitare, soprattutto non per un colloquio di laurea di cui si è stati avvisati alle sei del mattino stesso.

Il problema di non avere materiale presentabile sarebbe stato risolto facilmente: con un po’ di fortuna e di batteria, in mezz’ora di metropolitana si fanno miracoli.
Restava l’altro problema, ovvero: come raggiungere un luogo che non è su questo piano dell’esistenza? Non avevo tempo di sgozzare sei studentesse vergini, disegnare un pentacolo con il loro sangue, accendere ceri agli angoli e recitare ad alta voce le arcane formule di qualche librone ritrovato in biblioteca sotto Vitruvio (che nessuno legge mai).
Anzitutto non avevo quel libro (no, non leggo Vitruvio nemmeno io). Secondariamente, trovare una ragazza vergine alla facoltà di architettura del politecnico potrebbe essere un problema, figuriamoci sei. Avrei dovuto cercare tra i ciellini che gestiscono la copisteria e sono sempre chiusi a dispetto degli orari che la legge gli imporrebbe di rispettare (ma, si sa, loro riconoscono solo la legge di Dio). Se anche fossi riuscita a trovarli aperti, ho i miei seri dubbi che lì avrei trovato ragazze con i requisiti che mi occorrevano. Sarebbe stato assai più facile trovare dei ragazzi con gli stessi requisiti (con tutti i nerd che girano a ingneria) ma se io non facevo discriminazioni sessuali ero ragionevolmente certa che il rituale ne facesse eccome. Dovevo trovare soluzioni alternative.
Dato che a volte la soluzione più ovvia è anche quella giusta (come dicono almeno una volta in ogni telefilm poliziesco che si rispetti), decisi di recarmi alla portineria della nave. Guardandomi attorno circospetta bisbigliai: "Scusi… io dovrei andare al terzo piano."
"Con l’ascensore. – rispose il custode, senza alzare gli occhi dal giornale e sorseggiando da una grade tazza di Winnie the Pooh il suo caffé all’americana.
"No… devo andare al vero terzo piano."

Ciò che accadde dopo non posso dirlo per intero («ma lo spettacolo fu avvincente e la suspance ci fu davvero», continuerebbe De André, ma il paragone non farebbe onore né a me né all’anziano portinaio del politecnico). Mi trovai al terzo piano della nave, uno spazio alto almeno venti metri e inondato della musica di un invisibile organista pazzo. Alle pareti, bassorilievi marmorei raffiguravano studentesse unirsi a demoni serpentiformi, in una grande allegoria della carriera universitaria. Il pavimento, di lucida ossidiana e cristallo, lasciava intravedere al di sotto, in trasparenza, un groviglio di fiamme e corpi in cui mancava solo Keanu Reeves. Ora sapevo cosa mi attendeva, e sapevo cosa dovevo fare. Un uomo ammantato di scuro e celato da un cappuccio mi venne incontro, facendo rimbombare i propri passi come in una tomba vuota, e in lui riconobbi il mio tutor. "Ha portato il materiale per la revisione? – domandò, con una profonda voce che era sia maschile che femminile.
"Sì. – risposi, sfoderando il computer da sotto il cappotto. Ed il led blu del lettore di schede spezzò l’oscurità come la lama di Excalibur. E il mio tutor indietreggiò. E il Maligno fu sconfitto.
Mi risvegliò la luce sul marciapiede di via Ponzio.

Ora so che i miei giorni sono segnati, dopo aver visto ciò che nessuno dovrebbe vedere ed essere sopravvissuta. Non so se riuscirò a vincere anche questa volta. Trascrivo qui la mia esperienza perché altri dopo di me possano tramandarla, perché la conoscenza è potere e, finché viene tramandata, il Male non potrà mai prevalere.

Vi amo tutti.

12 Comments

  1. dio mio, ho le lacrime agli occhi.

    Tu non puoi farmi queste cose!

    I misteri dei politecnici sono fantastici.

    In quello di Torino si vocifera ci siano dei cunicoli nei sotterranei dove si presume vengano sepolti gli studenti che vendono l’anima per gli esami.

    Il chè, ahimè, è molto realistico.

    Ad economia siamo più banali…se sbagli entrata per la biblioteca ti ritrovi in un luogo buio e tetro ma basta non perdersi d’animo…andare avanti brancolando, trovare un’altra porta, entrare nei cessi delle donne, fare una giravolta, farla un’altra volta, guardare in su, guardare in giù…e ti ritrovi inspiegabilmente tra la lettera m e n degli scaffali! :D

  2. Una volta alla nave era tutto più semplice.

    B21 al 2° piano

    B31 al 3° piano

    B41 e B42 al 4° piano

    B51…5 al 5°

    B62…5 al 6°

    dipartimento di matematica al 7°

    Non so cosa qazz sia successo nel frattempo, ma desumo da quel che scrivi un gran casino.

  3. oddio ma sei shelidon?

    intendo shelidon “shelidon”?

    shelidon shelidon “shelidon”?

    proprio quella shelidon?

    Io sono lug.

    Quel “lug”.

    Proprio quello.

    non puois bagliarti: lug “lug”!

  4. @ Chiarina: lieta che tu abbia apprezzato! Devo andare a ripescare il vecchio articolo sulle macchinette del caffé senzienti… ;-p

    @ Brian: Non so cosa sia successo… forse hanno ragione i leninisti ad affermare che l’edificio, assunta improvvisamente una precisa coscienza politica di sé, abbia inspiegabilmente tentato di espellere il terzo piano nel vuoto, riuscendoci solo a metà… vuoi vedere che il terremoto del ’90 che solo al Politecnico hanno sentito potrebbe non essere stato causato dal dipartimento di chimica?!?

    @ Lug: Lug? Lug!! Lug!!! Signori, quest’uomo è quest’uomo! Quest’uomo:

    Lug, l'elfo rock

    Che piacere inaspettato. Sì, sono Shelidon Shelidon Shelidon. Se scovi in giro un’altra Shelidon fammelo sapere e provvederò immediatamente alla sua eliminazione fisica.

    Comunque io ti avevo già scovato: le tue avventure metropolitane londinesi sono esilaranti. *__^

  5. @ Chiarina: lieta che tu abbia apprezzato! Devo andare a ripescare il vecchio articolo sulle macchinette del caffé senzienti… ;-p

    @ Brian: Non so cosa sia successo… forse hanno ragione i leninisti ad affermare che l’edificio, assunta improvvisamente una precisa coscienza politica di sé, abbia inspiegabilmente tentato di espellere il terzo piano nel vuoto, riuscendoci solo a metà… vuoi vedere che il terremoto del ’90 che solo al Politecnico hanno sentito potrebbe non essere stato causato dal dipartimento di chimica?!?

    @ Lug: Lug? Lug!! Lug!!! Signori, quest’uomo è quest’uomo! Quest’uomo:

    Lug, l'elfo rock

    Che piacere inaspettato. Sì, sono Shelidon Shelidon Shelidon. Se scovi in giro un’altra Shelidon fammelo sapere e provvederò immediatamente alla sua eliminazione fisica.

    Comunque io ti avevo già scovato: le tue avventure metropolitane londinesi sono esilaranti. *__^

  6. ma seriamente cos’è successo? ahahhahaha mi ha fatto morire sopratutto la parte sui ciellini (da noi hanno sostenuto dei “precorsi” per l’ammissione al test dove questi quasi laureati ne sapevano molto meno di me in tutto… bah)

  7. @ Fiamma: ti sembravo forse poco seria? ;-p

    @ Njord: un aggiornamento all’hardware o al software? Perché io non penso che il mio tutor sia umano o in qualche modo formato da componenti biologici…

  8. che esperienza…

    anche la facoltà di scienze della formazione a roma ha dei mezzi piani, risultato della fusione di due edifici, e per chi è nuovo non è facile orientarsi.

  9. Dovrebbero fare dei corsi di addestramento alle matricole per aiutarle a sopravvivere nel caso capitassero loro esperienze come queste… ma temo che il Maligno si sia ormai infiltrato anche tra le alte sfere dell’università.

  10. navigando a caso nel web sono giunto su questa pagina, e ho notato di non essere il solo, insieme ai miei amici, a farmi domande sul misterioso terzo piano della nave, sugli ascensori che non rispondono al terzo bottone e sul dipartimento di matematica… l’illuminazione me la diede un decano del mio corso (che per militanza ne sapeva più di me, ovviamente), e mi rispose che il terzo piano della nave non esiste come non esiste un terzo piano in ogni nave del mond, dato che il terzo piano in una nave porta sfiga!!! resta ancora da verificare sta teoria, ma sembra cmq plausibile… perchè la nave cmq nasconde molti misteri… salendo le scale si passa dal secondo piano (aule b3) al quarto piano (aule b4)… però seguendo la logica delle prime due rampe di scale le aule b4 dovrebero corrispondere al terzo piano… ma dov’è l’arcano??? dal di fuori la nave sembra essere di 8 piani, compreso il piano interrato e il piano terra… ci si aspetta quindi che l’ascensore non ci possa portare oltre il sesto piano… e invece esiste anche il settimo! ma il settimo è dedicato solo al dip di matematica! e allora cos’hanno fatto quando hanno assegnato i nomi alle aule? hanno trasformato il quinto piano nel sesto, e hanno chiamato le aule b6, il quarto nel quinto e le hanno chiamate b5, il il terzo nel quarto e le hanno chiamate b4, il secondo è rimasto secondo, ma le aule le hanno chiamate b3, ed il primo èrimasto primo, ma con le aule b2, sotto c’è il piano terra senza aule, e sotto ancora l’interrato con l’aula studi… risultato, si sono mangiati le aule b1 ed il terzo piano della nave! la cosa scandalosa è che i prof quando hanno i cazzi loro non esitano a chiamre la gente nel loro ufficio al terzo piano della nave, se ce l’hanno là! ed è lì che uno giustamente si pone domande… sti matematici del cazzo ancora non hanno capito che ce l’hanno solo loro il terzo piano della nave… e loro ci possono accedere solo con il loro ascensore speciale, quello con la chiave, che a questo punto credo sia impostato normalmente come un comune ascensore, mentre noi invece non abbiamo altra possibilità che andare a quello che ci viene presentato come quarto piano della nave (che in realtà è il terzo), entrare dalla porta del dipartimento di matematica, scendere delle scale speciali e nascoste, o prendere l’ascensore interno, e trovarci magicamente negli uffici del terzo piano della nave del dipartimento di amtematica, che poi in realtà è il secondo, ma sembra il terzo se si contano i piani a partire da quello interrato…

    che casino sta nave di merda…

    ciao alessio

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