Mi sono imbattuta in questo libercolo di qualche anno fa, tra le offerte in un negozio che vende anche libri usati, e mi rendo conto che — quando si tratta di intelligenza artificiale — tre anni siano un’infinità, eppure questo saggio è ancora estremamente attuale e offre dei validissimi spunti di riflessione.
Sto parlando di Il Visconte Cibernetico: Italo Calvino e il sogno dell’intelligenza artificiale, di Andrea Prencipe e Massimo Sideri edito da Luiss Guido Carli.
Il saggio si articola in otto sezioni e Calvino costituisce il metodo intellettuale di analisi, la lente attraverso la quale gli autori esplorano l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sulla sfera intellettuale del nostro tempo. Se Il Cavaliere Inesistente è infatti un “uomo schiavo dei processi formali e produttivi, prigioniero a tal punto della sua armatura da esserne svuotato”, il Visconte esprime al meglio quello che gli autori già chiamavano Metodo Calvino nel precedente L’Innovatore Rampante (2022, sempre LUISS), ovvero l’uso degli opposti in dialettica per interpretare la crescente complessità dei fenomeni contemporanei. Nuovo vs. noto, quindi, ma anche e soprattutto domanda vs. risposta.
La società dell’intelligenza artificiale viene presentata come figlia naturale della società di Google, una società in cui “domandiamo, dando per assodato che la risposta ci possa arrivare da un algoritmo che pesca dai nostri dati” e si è avverata la profezia di Turing, ovvero le macchine hanno conquistato la capacità di rispondere in modo credibile. Eppure, continuano gli autori citando Bertrand Russell, noi continuiamo a citare i filosofi greci non perché le loro risposte fossero giuste, ma perché lo erano le domande.
I tre talismani per il 2000 che Calvino consigliava nel 1981 agli spettatori Rai erano poesie, calcoli complessi e linguaggio. Se la memoria è ormai un bene a disposizione di tutti, e non vale più la pena rivaleggiare con le macchine per quanto riguarda i calcoli complessi, gli autori si interrogano sulla rilevanza dei consigli di Calvino e li riportano all’attualità con un ragionamento affatto banale sulla formazione, sulla crescita, sull’importanza sempre crescente di imparare non tanto a fornire risposte (per la maggior parte di esse, forse, ci sono già la macchine), ma a fare le domande giuste.
Degli stessi autori, per la stessa casa editrice, completa la trilogia Il Cavaliere Artificiale, già sul mio comodino e pronto per la lettura.









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