Devil e i cavalieri Marvel #4

Tra alti e bassi, questa nuova testata che raccoglie Daredevil, il Punitore e Ghost Rider (con spiccato accento sul diavolo custode Matt Murdock) si riconferma una lettura su livelli accettabili, ma niente di più. E niente di meno solo perché sono di buon umore, ed è tanto che non parlo di fumetti. Nella prima storia, […]

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Tra alti e bassi, questa nuova testata che raccoglie Daredevil, il Punitore e Ghost Rider (con spiccato accento sul diavolo custode Matt Murdock) si riconferma una lettura su livelli accettabili, ma niente di più. E niente di meno solo perché sono di buon umore, ed è tanto che non parlo di fumetti.

Nella prima storia, vediamo Matt alle prese con la nuova piega che ha preso la sua carriera: consulente avvocato per casi disperati, costretti a difendersi da sé. Il motivo? Beh, il paradosso del vigilante mascherato che di giorno tenta di ottenere giustizia attraverso i metodi convenzionali dello Stato di diritto sembra essere venuto al pettine, e anche se non c’è stato modo di dimostrare che Murdock e Devil siano la stessa persona ce n’è abbastanza per creare lo scompiglio in ogni aula di tribunale. Non è un brutto sviluppo per il personaggio, anche se la sua contraddizione costituiva parte fondante del suo fascino, ed è particolare che questo cambiamento si fonda con quello che è stato definito un “ritorno alle origini”, il ritorno ad un Matt meno cerebrale e più scanzonato, dopo la cupa parentesi che l’ha visto leader della Mano. Questo numero sembra un numero di transizione, dopo lo scontro con Ulysses Klaw che l’ha visto impegnato nello scorso numero, o – se preferite – l’incipit di un nuovo piccolo arco narrativo. E se qualcosa si può imputare alle storie imbastite da Mark Waid è proprio una mancanza di respiro più ampio, un soffocato particolarismo che prende in mano un caso, lo risolve e ne affronta un altro, senza intrecciarsi ad una sottotrama con maggior spessore. Nulla da dire invece sui disegni di Marcos Martin, con una costruzione leggermente retrò della pagina, molto in linea con i temi ed i toni della storia, ed il suo perfetto bilanciamento tra ombre e luci. Più una citazione di The Spirit, che non guasta mai. Peccato che la traduzione italiana non abbia trovato, o voluto trovare, il modo di rendere il gioco nel titolo originale. Mi piacerebbe poi sapere come fosse in originale “Ho appena affrontato una gabbia piena di leoni: Giacomo è un furbetto.”, perché sospetto un gioco anche qui.

Consulenti legali (Consulting Counselors, da Daredevil #4 del novembre 2011).

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La storia dell’anno (The Story of the Year, da The Punisher #4 del dicembre 2011)

È già stato detto da tutti e odio ripetermi, ma si tratta veramente dell’unico giudizio possibile: questo nuovo ciclo dedicato a Frank Castle è, narrativamente parlando, vuoto pneumatico. Greg Rucka, deludente a dire poco, sta imbastendo una non-storia lenta, uno svogliato ritratto di personaggi che sembrano essi stessi contagiati dalla non-voglia che muove il loro autore. Norah Winters, la giornalista, in quattro numeri è solo riuscita a rendersi più bella con un brutto taglio di capelli (prerogativa assoluta di Demi Moore, che probabilmente farà causa molto presto). Rachel Cole non fa che ripetere la stessa battuta. E quanto ai due poliziotti… beh, diciamo che non si avverte per Frank un imminente pericolo di venire catturato. Cos’è questo brodo vegetale allungato? L’esercizio di stile per Marco Checchetto, costretto ad illustrare il nulla, sembra snervante. Spero non molli anche lui, perché a questa testata non rimarrebbe veramente nulla. Sorprendente, tra l’altro, come il suo stile bonellide funzioni a meraviglia sulla grande pagina colorata di un albo americano.

Infine (ultimo degli eroi ma non ultima delle storie) arriva anche Ghost Rider a farci piangere il resto delle lacrime, e qui non intervengono nemmeno dei disegni ispirati, a salvarci dallo scempio. Siamo ancora alle prese conun Johnny Blaze senza il ghost, e con un Ghost Rider femmina il cui grande potere è quello della lobotomia (la propria e quella altrui). Il suo potere sembra funzionare a meraviglia, se a qualcuno questo albo è addirittura piaciuto. Parliamone. Il tie-in con i vendicatori? Inutile. E il cercatore è uno zombi. Perché? E Adam, chi è Adam? Francamente, chi se ne frega. Inutile, scialbo, fastidioso, e speriamo si concluda in fretta per passare ad altro.

Addio a Ghost #3 (Give up the Ghost #3, da Ghost Rider #3 del novembre 2011).

Chiude l’albo, come per il numero 3, una storia in bianco e nero che, anch’io come altri prima di me, scelgo di voler pensare sia fuori continuity. Matt Murdock avrebbe la possibilità di recuperare la vista, ma non lo fa perché ritiene la cosa comprometterebbe la sua attività di supereroe. Si può essere più banali di così?

Seconda Vista (Second Sight, da Daredevil: Black and White #1 dell’ottobre 2011).

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