Wolverine & X-Force: Fear Itself

Non seguo Fear Itself, il nuovo mega-evento Marvel che coinvolge tutte le testate e che, dopo Chaos War, punta a mantenere compatto l’universo e coese le storie che coinvolgono le varie squadre di supereroi. Non lo seguo per diversi motivi, primo fra tutti il fatto che ho recuperato davvero le letture Marvel solo di recente, […]

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Non seguo Fear Itself, il nuovo mega-evento Marvel che coinvolge tutte le testate e che, dopo Chaos War, punta a mantenere compatto l’universo e coese le storie che coinvolgono le varie squadre di supereroi. Non lo seguo per diversi motivi, primo fra tutti il fatto che ho recuperato davvero le letture Marvel solo di recente, dopo quasi un anno di assenza e letture a singhiozzo, e non sono ancora pronta a buttarmi a testa bassa in un nuovo crossover. Questo volume, però, tratta di X-Force che ho sempre seguito ed è disegnato da Simone Bianchi che ho sempre apprezzato e quindi l’acquisto era quasi dovuto. Acquisto che consiglio a chiunque sia nelle mie stesse condizioni, ovvero a chisegue le testate mutanti ma, per motivi economici o spirituali, si è disinteressato a Fear Itself, perché questa Before the Devil knows We’re dead prende le mosse da Fear Itself, facendone la causa scatenante che mette in moto il pazzo xenofobo integralista religioso di turno, ma è perfettamente comprensibile a chi non sta seguendo la saga. Unico pericolo? Che questa ira di dio, questo grande pericolo, questo vortice di follia e questa incombente minaccia che pesa sulla terra, quella di Fear Itself, venga narrata con tale pathos e avvolta da un tale velo di mistero da mettere quasi voglia di recuperare il crossover. Ma si sa, il cammino dell’uomo timorato è circondato da ogni parte dalle avversità.

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Ma torniamo a X-Force e ad un Simone Bianchi in perfetta simbiosi con questo tipo di personaggi e questo tipo di storie. Il suo tanto discusso story telling sembra migliorato, in questo volume, la tavola è costruita in modo meno originale e più lineare e devo confessare che un po’ me ne dispiaccio, preferendo le stravaganze decò delle sue prime prove. Ciò nonostante, danza alla perfezione con personaggi come Wolverine, Psylocke, un Deadpool perfettamente caratterizzato e questo Arcangelo oscuro, dotato di nuova linfa dal suo più recente piccolo incidente. Chi non mi dice assolutamente nulla è Phantomex, ma del resto come potrebbe? Una parodia che vuole essere seria, una gigantesca presa per il culo da quello stronzo di Morrison cui non bastava devastare l’universo mutante, ma doveva anche irriderlo, un personaggio di inutilità pari solo a Becco ed a quella futile zoccola della sua compagna. E il solo pensarci mi mette il nervoso, come si può ben vedere.
La storia tessuta da Rob Williams, tuttavia, non è delle migliori. Se nulla gli si puó imputare quanto a caratterizzazioni, la trama ha decisamente il sapore di qualcosa che conosciamo, e che qualcun altro ha masticato per noi. Purificatori? Attentati? Bombe psichiche? Inviti al suicidio di massa? Farneticazioni religiose? Si poteva fare di meglio ed è la seconda volta nello stesso mese che mi trovo a pensarlo per una delle sue storie (sua è anche la storia di Ghost Rider pubblicata nel primo numero della nuova testata italiana Devil e i cavalieri Marvel). Sto incominciando a pensare che forse questo sia il suo standard ed a temere per Ghost, cui davo fiducia.
Sul titolo, le note di Marco Rizzo dicono già tutto quello che c’è da dire, quindi non mi dilungo.
Orripilante seconda storia di Seth Peck, malamente graffiata dai disegni di Roland Boschi, su cui parimenti non mi dilungo.

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