Wolverine & Jubilee – Maledetta

Trascurabile è l’aggettivo più usato per definire questo fumetto. Trascurabile è anche il mio giudizio. Trascurabile, ma anche moderatamente fastidioso, e non tanto per la storia: Kathryn Kuder in Immonen è una mestierante che usa con diligente perizia gli strumenti a sua disposizione, a volte rimanendo nei ranghi, a volte sbrodolando con la repetition nel […]

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Trascurabile è l’aggettivo più usato per definire questo fumetto. Trascurabile è anche il mio giudizio. Trascurabile, ma anche moderatamente fastidioso, e non tanto per la storia: Kathryn Kuder in Immonen è una mestierante che usa con diligente perizia gli strumenti a sua disposizione, a volte rimanendo nei ranghi, a volte sbrodolando con la repetition nel tentativo di dare pathos a sequenze che normalmente ispirerebbero solo patè (vedere ad esempio la storia di Hellcat, edita in Italia nella collana dal discutibilissimo nome For Fans Only). Trascurabile e fastidioso, quindi, ma nemmeno per i disegni di un Phil Noto sempre ispirato, delicato, con le sue raffinate donnine ed i colori da cartolina pubblicitaria anni ’50. Perché fastidioso, quindi? Pecca di continuity, dicono alcuni (ed in effetti Jubilee sembra avere dodici anni quando dovrebbe essere decisamente più matura). I cattivi sono privi di spessore, dicono altri (e devo ammettere che un branco di zombi non bastano a salvare la baracca neanche se sono capitanati a distanza dal frutto vampiro di un incontro lesbo tra Emma Frost e Jean Grey senza poteri). Tutto vero, tutto verissimo. Ma se queste risposte non vi soddisfano, venite più vicini e lasciate che vi sussurri un segreto, perché niente di tutto ciò sarà in grado di soddisfarvi a parte la risposta che conservo nel cuore e che mi è apparsa in sogno questa notte. Volete sapere cosa rende questa storia tanto onestamente banale un piccolo tripudio di fastidio? Siete davvero pronti? Sono i vampiri.

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Non mi si fraintenda, io non ho assolutamente nulla contro i vampiri in quanto tali. Potrei declamarvi a memoria interi passi del Dracula di Bram Stoker (no, non provocarmi, tu, in penultima fila: posso farlo davvero), e ho un glorioso passato da narratore di Masquerade, da master di Ravenloft, da giocatrice di Munchkin Morde. Sono fermamente convinta però che ciascuno debba fare quello che sa fare, senza mai smettere di avere come obiettivo quello di diventare come Wolverine: il migliore in quello che fa. I panettieri devono fare il pane. I macellai devono fare macello. Le mucche devono fare mu e i merli devono fare me. I mormoni devono fare silenzio. E la Marvel deve fare storie di supereroi. Una filosofia semplice, no? Ma no. Vedendoci annaspare nello tsunami di succhiasangue da due soldi che ci hanno inondati in questi ultimi anni, la Marvel ha pensato (male) di dare più spazio ai pochi elementi vampireschi già presenti nel panorama mutante e buttarli addosso agli X-men. È accaduto in un trascurabilissimo numero di X-men deluxe, in cui Wolverine è stato morso da una Jubilee ormai perennemente trasformata e infilata per l’occasione in un costume davvero fichissimo (giocatrice di Muchnkin morde… l’avevo detto). Fastidioso era quel numero e fastidiosa è questa storia, che se trovasse il sistema di stare in piedi da sola, senza vampiri, potrebbe addirittura non essere completamente male ma che, in preda alla più totale fotofobia, si riempie irrimediabilmente di puttanate alla mostri siamo e mostri rimarremo (non puoi aiutare o interferire con altri giocatori in combattimento in nessun modo, fino a quando non uccidi un mostro senza aiuto di alcun genere dagli altri giocatori).

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