Silent War – inedito

  Finalmente è arrivato anche a me l’originale di questo gioiellino di David Hine, con particolarissimi disegni di Frazer Hirving bilanciat dalle straordinarie copertine di John Watson. E mi sembra giusto recensirlo anche e soprattutto perché in Italia accampando scuse futili non è stata pubblicata questa importantissima mini, che concludeva le trame tenute in sospeso […]

 

Finalmente è arrivato anche a me l’originale di questo gioiellino di David Hine, con particolarissimi disegni di Frazer Hirving bilanciat dalle straordinarie copertine di John Watson. E mi sembra giusto recensirlo anche e soprattutto perché in Italia accampando scuse futili non è stata pubblicata questa importantissima mini, che concludeva le trame tenute in sospeso da House of M e Son of M e che si legava con X-Factor e Secret Invasion. Non in continuity con World War Hulk? La verità è che è World War Hulk a non essere in continuity. Ma questa è un’altra storia.

La mini si compone di sei parti, o “atti”, come vengono chiamati. Nell’ordine sono: The Warrior, narrata da Gorgon in baloon marroni, The Child, narrata da Luna in baloon color senape, The mother narrata da Crystal in baloon verde acqua, The lover narrato da Medusa in baloon scarlatti, The Hero narrata da Sentry in baloon color oro e infine The madman, narrata da Maximus in baloon neri. E le prime cose che balzano all’occhio sono l’attenzione all’introspezione e all’architettura del racconto, anche solo guardando la struttura. Come Hine ci ha abituati in Son of M e I 198 – e come speriamo vivamente di vedergli fare in Secret War: Inhumans – la storia è ben costruita e ben caratterizzata e non perde un colpo. Su tutto regnano alcune figure di una dolcezza e di una tristezza assolute primo fra tutti un eccezionale Freccia Nera che sarebbe veramente un peccato veder rovinare da quella sciocchezza di World War Hulk e da quell’ancor più grande sciocchezza di Secret Invasion. Ma procediamo con ordine.

The Warrior. Gli Stati Uniti hanno sottratto le nebbie terrigene portate da Pietro a Genosha e si sono rifiutati di restituirle, e così Freccia Nera ha detto “guerra”. Tutto ciò accadeva in Son of M. Ora gli Inumani sono tornati per mantenere fede a questa promessa e lo fanno a teatro, con una dimostrazione e un ultimatum durante una rappresentazione di beneficienza della Tempesta di Shakespeare. Ed è così, sin dall’inizio, che Hine ci colpisce con la sua classe. Non solo sceglie la tragedia di Shakespeare che ha segnato il suo addio alle scene. Non solo sceglie una tragedia che parla di razzismo, di selvaggi, di differenze culturali. Non solo sceglie una tragedia che parla soprattutto della temperanza, la virtù per cui Freccia Nera è noto. Ma sceglie di mostrarci il monologo in cui Prospero parla a Calibano del fatto che questi «seek to violate the honour of my child»: «wast thou deservedly confined into this rock, who hadst deserved more than a prison». E Silent War è anche la storia di un uomo nelle profondità della terra, un uomo che in effetti mira a violare. Ma a questo arriverò dopo: per ora basti sapere che la scelta non è casuale e che questo è uno dei tanti motivi per cui Silent War è una storia che rimane deliziosa ed acquista valore anche ad una seconda lettura.
Hine è piuttosto bravo a scegliere di non far narrare la storia in prima persona a Gorgon nel vero senso della parola: sceglie piuttosto di mostrare da un lato come sarebbero dovute andare le cose e dall’altro come sono effettivamente andate. L’intemperanza di Jolen, l’incidente, l’inutile spargimento di sangue, lo scontro con i Fantastici Quattro, la cattura. Facile mostrare come una storia di rapporti diplomatici incrinati e di guerre tra nazioni venga facilmente trasformata in una storia di fondamentalismo religioso e terrorismo. Ma la vera forza dell’episodio è altrove: è nello schioccare di dita di Freccia Nera, nelle prime scene che mostrano la crisi del suo matrimonio con Medusa, nella toccante tavola rosa della loro camera da letto e del suo prenderle la mano e baciarla.

The Child. Luna è stata esposta anzitempo e a più riprese dal padre Quicksilver alle nebbie terrigene. Questo accadeva in Son of M. Ora la piccola figlia di Maximoff e Crystal ha il dono della vista. Il potere di vedere uno spettro emotivo sovrapposto alla figura di chi le sta di fronte, il potere di vedere, sentire le nebbie terrigene e il loro utilizzo. Narrativamente parlando il secondo spunto consente di mantenere un legame e una drammaticità che altrimenti andrebbe persa, mentre Freccia Nera è sempre più incerto sulla guerra da un lato e dall’altro gli Stati Uniti sperimentano militarmente il potere dei cristalli. Ma è il secondo spunto ad essere geniale, specie se consideriamo i risvolti psicologici che più avanti Hine conferisce al processo di terrigenesi. Ma su questo tornerò in seguito. Per ora basti una Luna che si guarda attorno e vede il suo mentore fingere di essere contento dei suoi progressi ma essere arrabbiato per la sua precoce esposizione. Vede il vuoto e la tristezza dentro Medusa e Freccia Nera. Ma, soprattutto, vede Freccia Nera aver paura. «It’s the worst feeling when he looks at me. It isn’t fair. I never asked to see this. He’s our leader. We depend on him. Without him we can’t survive. That’s what everyone says, so how can this be right? How can Black Bolt be scared?» Perfetto nella sua semplicità, con le parole di una bambina, esprime la prima delle molte Silent War che attraversano questa miniserie: quella di Freccia Nera con se stesso. L’altra era presentata poco prima, nella prima delle apparizioni di Maximus, il fratello di Freccia Nera. Il manipolatore, il leader senza scrupoli. Hine ci riassume la sua storia, sua e di Freccia Nera, con estrema efficacia: la questione dei genitori, la sua prigionia e nel contempo la sua piena comprensione dei dubbi politici del fratello, comprensione che naturalmente pianifica di usare a proprio vantaggio. La dissertazione su Churchill porta immediatamente nel personaggio, la scansione dell’ultima tavola è semplicemente perfetta, come la scelta dei colori: prima la luce grigia che si riflette dall’esterno sullo specchio rotto alle sue spalle e poi il nero dietro di lui – nella cella – e la luce grigia dietro Freccia Nera. La sua mano che si allunga quasi sulla bocca di Freccia Nera alla frase «their world will end with a sigh from your sweet lips» fino all’urlo finale «Who’s got the voice now, brother? Who’s got the voice?».
Sempre in questo episodio viene introdotto Sentry, ma del suo uso parlerò in seguito, nell’atto che lo riguarda.

The mother. Pietro ha rubato i cristalli terrigeni, ma sono stati in parte distrutti e in parte sottratti durante la sua breve ma intensa visita a Genosha. Tutto ciò accadeva su Son of M. Ma cosa è accaduto dopo a Pietro e com’è possibile che l’abbiamo poi ritrovato su X-Factor con il potere di restituire una mutazione degenerativa ai mutanti depotenziati? Noi lettori italiani non lo sappiamo. E non lo sappiamo perché Peter David si è ricollegato a questo atto di Silent War, in cui fa la sa comparsa un mefistofelico Pietro ed una smagliante Layla Miller, oltre ad uno spauritissimo Madrox. Quicksilver si è sovraesposto a ciò che restava delle nebbie e ha avuto una sorta di folle illuminazione, decidendo di infiggersi i frammenti di cristalli rimasti, uno ad uno, nella viva carne. Viva carne da cui di recente Rictor, sempre su X-Factor, li ha fatti uscire usando il suo potere temporaneamente restituitogli proprio da Pietro. Ma toriamo agli Inumani. La reazione, o meglio la non reazione di Pietro alla visita degli Inumani è spiegata mirabilmente e gestita in modo geniale, proprio con l’utilizzo di uno dei personaggi forse più difficili da utilizzare dell’ultima stagione: la Layla Miller che nemmeno il suo creatore Bendis ha saputo usare come il geniale Peter David sta facenmdo. E Hine non è da meno. Complicate da spiegare le sue macchinazioni, eppure di una chiarezza assoluta alla lettura.
La tensione aumenta, specie quella nell’anima di Freccia Nera, e l’atto si conclude meravigliosamente con Medusa ai piedi di Maximus.

The Lover. Medusa ai piedi di Maximus. Appunto. Il contrappunto tra le scene sensuali e i baloon, con i relativi flash back, è sublime e angosciante, con quel «I love my husband. I love Black Bolt. Only Black Bolt.» ripetuto due volte e cui non fanno eco le azioni. Splendida la corsa di Freccia Nera fuori dalle celle, il suo volo fuori da Attilan e alla fine il suo urlo al cielo. Mentre da una parte lo scenziato americano raggiunge l’ovvia conclusione che le nebbie terrigene proprio non fanno bene e Maria Hill decide che la cosa non è rilevante ai fini bellici, la situazione precipita in ogni senso: non solo in guerra con l’attacco al Pentagono ma anche e soprattutto tra Medusa e Freccia Nera. «A written note. We have communicated all our lives with a gesture, the lifting of a brow, the widening of an eye. Now, in the front of the entire council… a written note. He chooses to humiliate me. But he’s right. I can no longer read his face. I have no idea what my husband is thinking». Hine è superbo nel delineare in questo modo la crisi di un matrimonio: non è nient’altro che il momento in cui due persone si guardano e si rendono conto di non essere più in grado di leggersi in viso. E proprio come dovrebbe fare un fumetto, il problema viene preso dalla realtà e portato alla fantascienza dove si amplifica, con la storia di un uomo che non può parlare e la cui moglie è stata avvelenata dal fratello, per ritornarci con maggiore potenza e chiarezza.

The Hero. Se c’è un personaggio strano, di questi tempi, è Sentry. Si sentiva davvero il bisogno di questo Superman complessato? No, probabilmente no. E’ mai stato usato bene o in modo sensato? No, probabilmente no. Fino ad ora. Un personaggio troppo potente per essere gestito e che di solito, per insipienza narrativa, viene lasciato a margine con scuse futili, nascosto sotto il letto e con la testa tra le mani. Hine, da grande autore, afferra il problema per il collo, gli salta in groppa e lo cavalca verso nuovi orizzonti scegliendo di mostrare l’attacco degli Inumani al Pentagono proprio attraverso la narrazione di Sentry, già mostrato in The Child. «When I named myself The Sentry I recognized that my role was a defensive one. My purpose: to guard and protect mankind. Now I’m an avenger. Avenging what, exactly?». Ed è proprio questo il problema di Sentry, un problema simile a quello di Freccia Nera. Ha la potenza, quella vera, e sa che cosa succederebbe se la usasse. E molte volte, suggerisce Hine, mentre lo vediamo a casa senza un motivo apparente ciò che fa è starsene a mezz’aria a osservare gente che si picchia senza un reale motivo – «Do we need a reason to battle?» – e a sviscerare elucubrazioni filosofiche tutt’altro che trascurabili, non ultima «Is it fear that holds me back, knowing that every action may have a terrible consequence?». Sentry fa un’analisi. E ciò che decide è che gli Inumani è giusto abbiano indietro le loro nebbie. E così si comporta. Non interviene, sperando che anche Freccia Nera perseveri in quella virtù della temperanza che sembra gli stia sfuggendo giorno dopo giorno.
Come se la tensione drammatica non sia ancora abbastanza, Hine decide anche di mostrarci un’altra cosa, a montaggio alternato: sulla Luna Medusa, lasciata indietro, porta la piccola Luna da Maximus e le ordina di liberare il suo potere dalla costrizione costruita dai guardiani Inumani. Luna si rende conto che Medusa è divorata dalla stessa ombra che vede in Maximus, rinchiusa da una gabbia bianca, ma non fa ciò che dovrebbe. Fa ciò che le viene detto. Un po’ come i marines americani, come tutti i soldati e i supereroi che Sentry osserva combattere ed eseguire gli ordini, invece di prendere una posizione che sia anche solo fluttuare a mezz’aria facendosi domande filosofiche, ma fluttuare a mezz’aria facendosi domande filosofiche nella speranza che questo serva a costruire un mondo migliore.

The madman. Ultimo, devastante, apocalittico capitolo. The end is nigh, cita Maximus mentre osserva il mondo andare a rotoli e ne ride. I marines attaccano, ma non è importante. Ciò che è importante è che Maximus si espande come l’ombra che è, ingoiando tutti tranne la piccola Luna. Freccia Nera è solo, Attilian è distrutta – ironia della sorte – da una kamikaze statunitense che muore dicendo “God bless America”. E Maximus ride, mentre Pietro guarda l’esplosione dalla terra e Maria Hill distoglie lo sguardo. E Freccia Nera ha perso ogni cosa. Solo la piccola Luna va a fargli visita nella cella che era del fratello. «I let the darkness out and now it’s in everyone, except you and me. Help me, uncle. Please… tell me what to do». E lui apre la bocca per farlo. E il resto è un’intera pagina nera. Da brividi. Letteralmente.

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