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FMIA2019: i miei premi personali

Martedì 4 giugno si è concluso un viaggio straordinario, che ci ha visto accompagnare 49 ragazzi attraverso il Forma Mentis Innovaction Award. L’iniziativa è nata come festeggiamento per i vent’anni del centro di formazione milanese, se ricordate, e avevo avuto il privilegio di partecipare a quella prima edizione in cui i ragazzi erano invitati a progettare […]

Martedì 4 giugno si è concluso un viaggio straordinario, che ci ha visto accompagnare 49 ragazzi attraverso il Forma Mentis Innovaction Award.

L’iniziativa è nata come festeggiamento per i vent’anni del centro di formazione milanese, se ricordate, e avevo avuto il privilegio di partecipare a quella prima edizione in cui i ragazzi erano invitati a progettare la loro scuola ideale (qui i progetti, per un bagno di nostalgia). Molto è cambiato da allora. Siamo alla quarta edizione, ma l’emozione di essere coinvolta è come quella della prima volta.

Quest’anno, come l’anno scorso, l’evento finale si è svolto nel prestigioso contesto del SAS Forum (vi avevo invitato qui, se ricordate) e i sette team ci hanno presentato i loro progetti per la riqualificazione del Bosco di Rogoredo. Progetti che è stato veramente un onore veder crescere, tra le mille difficoltà, durante i sei mesi in cui io e Matteo Stagnaro, insieme al team di SAS, abbiamo seguito i ragazzi districarsi tra Revit, Fusion, Generative Design, Arduino e i software di Data Analytics.

Nel bel video di presentazione dell’iniziativa, faccio quello che so fare meglio: parlo di BIM indossando calze strane.

All’evento di premiazione sono stati con noi tantissimi amici e ci hanno onorato della loro presenza persone come Giulio DrudiMatteo Noto, rispettivamente Deputy BIM Manager di Lombardini22 e Computational designer e Lead Architect del DDlab di L22. Colgo l’occasione per ringraziarli ancora di aver accettato il nostro invito e dato il loro contributo in giuria: ha significato veramente molto, per noi.
Dagli Stati Uniti è venuto Massimiliano Moruzzi, la straordinaria mente dietro al computational design di Autodesk, membro del gruppo di Scienza computazionale di Autodesk Research e grande ispiratore, che ci ha parlato di intelligenza artificiale, di come rendere felici i robot, ricombinare la materia, superare la tavola periodica degli elementi e volare laddove nessuno aveva mai volato prima.
Anche il Comune di Milano è stato con noi, nella persona dell’assessore Pierfrancesco Maran, e volevo ringraziarlo personalmente per quanto ha detto ai ragazzi dal palco del SAS forum: spesso la giovane età è un alibi, per chi vorrebbe impedirvi di inseguire i vostri sogni e perseguire le vostre ambizioni ma anche per voi stessi, quando la usate per autogiustificarvi di non aver raggiunto gli obiettivi. Il più grande premio che i ragazzi del FMIA2019 hanno vinto è quello di essere arrivati alla fine del percorso, di non aver accettato alibi.

Ma dato che non si vince di sola partecipazione, e anche se la giuria si è pronunciata indicando un team vincitore, questo è il momento in cui vorrei presentarvi tutti i progetti, seppur dal mio modesto punto di vista, in rigoroso ordine numerico.


1. Il NeWave Team con il loro NeWave Park

Un progetto sorprendente, i ragazzi del NeWave hanno composto onde verdi e d’acqua in un nuovo paesaggio armonioso e sostenibile: orti urbani, un food district, spazi per lo sport all’aria aperta, uno spazio eventi e delle strutture ipogee.

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Il progetto, per quanto mi riguarda, vince il premio miglior Masterplan: tra tutti quelli presentati, è quello che ha meglio organizzato lo spazio nel suo complesso e guardare il modello Revit è come passeggiare all’interno di questo sogno fatto d’acqua, luci, scivolate con lo skateboard. Un progetto di grande poesia.

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Sì, la modellazione è nativa.

 

2. Il Team ADE con il loro S-Park

Un progetto che ha fatto tremare le vene ai polsi dell’assessore Maran, con la sua facoltà universitaria, le residenze, gli spazi di co-working, il suo gigantesco stadio e la sua altissima torre.

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La quantità di lavoro svolta da questi ragazzi è impressionante e per questo si meritano il mio personalissimo premio ΔT perché il loro progetto è una portaerei, rispetto a quello degli altri team, e hanno consegnato una quantità di materiale proporzionata alle loro smisurate ambizioni: render di qualità professionale, modellazione d’eccezione per i componenti delle facciate cinetiche, prototipi e modellino stampati in 3d, i piloni studiati con Generative Design e poi verificati tradizionalmente dal punto di vista strutturale. Forse avrebbe guadagnato una mano un po’ più poetica su alcuni aspetti, ma l’impegno di questi ragazzi si è certamente guadagnato il primo posto. Qui trovate il loro video di presentazione.

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3. L’EIRAM Team con il loro Pandora

Un progetto meraviglioso e sognante, nato da una suggestione e perseguito con coraggio. Mi sono innamorata subito delle serre, dei palloni aereostatici, delle sfere galleggianti su tentacoli sviluppati da un algoritmo generativo cui hanno fatto fare letteralmente gli straordinari.

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Forme non facili, che persino Revit si rifiutava di considerare realizzabili, frutto di un sogno a occhi aperti che il team ha inseguito con una caparbietà che auguro loro di conservare sempre, anche nella vita. A loro era destinato il post di istruzioni su come trascinare per i capelli un SAT in Revit usando Dynamo. Ora sapete perché.

Vincono il mio personale premio Wonderland e hanno tutto il mio supporto laddove volessero provare a convincere l’assessore Maran che in fondo qualche costruzione ogni tanto ci può anche stare.

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4. Grove of Minds con il loro 4-elements Smart Park

Il gruppo ci ha fatto sognare con le loro biosfere e vince il mio personale premio Green: vero protagonista del loro progetto è la natura, sia autoctona che esotica, incastonata in strutture che ricordano quelle dei parchi di Singapore.

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Proprio sulle biosfere si sono concentrati i loro sforzi di design generativo. Il risultato è stato un piccolo gioiello.

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5. The 5th Season con il loro Take-Off

Impossibile dimenticare il loro “dandelion”, il grande soffione che troneggia al centro della loro concezione di parco. Tra tutti i singoli edifici e padiglioni progettati, si è ricavato un posto speciale nel cuore di Massimiliano Moruzzi e, anche se la cosa vale decisamente meno, ha conquistato anche me. Vince il premio miglior Building, per quanto mi riguarda.

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Una forma ardita guidata dall’analisi dati: il sogno di ogni BIM specialist con la testa sulle spalle.

Di nuovo forme non facili, quelle della loro struttura principale e secondaria, ma fatte digerire a Revit con mestiere ed eleganza (e un piccolissimo trucchetto con i componenti adattivi): un soffione in fiore e uno ormai spoglio, segno poetico delle stagioni che cambiano e di questa loro quinta stagione, vento di novità che non arriverebbe mai troppo presto.

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Sì, è un modello di Revit

Conosco professionisti che non saprebbero da che parte iniziare.


6. Lo 6-Smart? team con il loro YoungRoots Park

Un progetto che ha cercato di farci volare alto, con l’intuizione di costruire in elevazione una complessa funivia, naturalmente con il supporto del generative design. Sicuramente è l’aspetto che più mi ha colpita del loro progetto e per questo vincono il mio personalissimo premio Volante (ha le ali, anche se da lì non si vede).

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7. Il Polaris Team con il loro HEXApark

Anche altri team hanno sviluppato il loro progetto intorno a dei pattern, ma trovo che questi ragazzi siano stati capaci di abbracciare la loro idea e portarla alle estreme conseguenze: ispirati da un’idea assai romantica di alveare, ha realizzato grandi sfere ricoperte di esagoni e vince quindi il mio premio pattern.

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E voi?
Avete un progetto preferito?

 

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