Sulla fiera del libro di Bologna

Spero di riuscire ad andarci, soprattutto per la mostra, ma comincio a nutrire i miei seri dubbi. Dal Manifesto di ieri… Alla fiera delle vecchie novità – FRANCESCA LAZZARATOParlare di una manifestazione come la Fiera del libro per ragazzi di Bologna – ideata quarantatré anni fa da Bruno Ciari del Movimento di Cooperazione Educativa, e […]

F. Faruffini, La lettrice

Spero di riuscire ad andarci, soprattutto per la mostra, ma comincio a nutrire i miei seri dubbi.

Dal Manifesto di ieri…

Alla fiera delle vecchie novità – FRANCESCA LAZZARATO
Parlare di una manifestazione come la Fiera del libro per ragazzi di Bologna – ideata quarantatré anni fa da Bruno Ciari del Movimento di Cooperazione Educativa, e trasformatasi negli anni in un salon rigidamente professionale – spesso significa stipare il maggior numero di novità nel consueto «pastone», oppure illustrare qualche tema a piacere (la frase chiave in questo caso è: «quali sono le tendenze?»), dalla filosofia alla musica, purché non si tratti di roba che si «portava» l.anno scorso. L.una e l.altra cosa sono in un certo senso inevitabili, un po. per ragioni di spazio e un po. per il tipo di attenzione che si usa dedicare al libro per l.infanzia, e prendersela con chi ogni anno deve dar conto dell.avvenimento sarebbe ingiusto oltre che inutile. Tuttavia è inevitabile chiedersi perché mai si parli così tanto delle cose di cui tutti già parlano, tralasciandone altre che sembrerebbero fornire tracce, segnali e indizi su quanto accade sotto la superficie di un mondo editoriale apparentemente statico e che tira palesemente a campare. Se si guarda alla produzione presentata quest.anno ci si rende subito conto che anche i libri per bambini e ragazzi sembrano riflettere, a modo loro, la situazione di un paese in apnea; l.editoria specializzata appare ferma o intenta a «marciare sul posto», all.apparenza incapace di invenzioni e pronta a spacciare per novità perfino gli avanzi del pranzo di ieri, dai romanzi per giovani adulti (minestra sentimental-correct riscaldata con la speranza di cavalcare l.onda dei libri di plastica alla Federico Moccia) agli innumerevoli illustrati «carini» e innocui come una caramella dietetica che intasano le librerie per scomparire dopo qualche mese. Sì, verrebbe proprio voglia di dire che non c.è (quasi) più niente da leggere, (quasi) più nulla da vedere. Ma naturalmente non è vero, le cose non stanno così. Se l.editoria per l.infanzia appare torpida e conformista, ci sono tuttavia fermenti promettentissimi, ebollizioni curiose e inaspettate che lasciano sperare non solo in un cambiamento, ma anche nella possibilità di crescere «altri» lettori, capaci di usufruire allegramente e senza danno di quei libri di consumo ai quali nessuno potrebbe negare legittimità e perfino desiderabilità, ma anche di non scartare a priori i libri diversi, forti, spiazzanti, portatori di contenuti e scritture insolite e di estetiche a volte travolgenti. Pensiamo alla produzione di una casa editrice meravigliosa e della quale si parla sempre troppo poco, come la Corraini di Mantova, capace di trasferire nel libro per l.infanzia le raffinatezze del miglior design, nel solco tracciato da Bruno Munari: il suo Libro degli omini, scritto da Lorenza Branzi e disegnato con eleganza alla Steinberg dall.ex Archizoom Andrea Branzi, è davvero bellissimo e sa affrontare con grande leggerezza un tema come quello delle diversità dei popoli e delle culture. Ma anche Arnesi, del giapponese Taro Miura (già autore del notevolissimo Ton) è davvero splendido, nel suo sottoporre allo sguardo infantile i gesti e gli oggetti di mestieri diversi. Libri fuori del comune continuano a essere quelli di Orecchio Acerbo, arrivata al suo cinquantesimo titolo e ormai provvista di una identità forte e inconfondibile. In Fiera si potranno vedere tre novità diversissime ma fedeli a quella che potremmo definire la poetica della casa editrice: grande attenzione a temi etici e sociali, illustrazioni formidabili, rigorosa cura del testo e una grafica perfetta che fa da collante, trasformando il libro in una cosa viva. Il primo dei tre è Il cacciatore, un poemetto del siciliano Nino De Vita (che si è autotradotto in italiano) splendidamente illustrato da Michele Ferri, su un cacciaturi abituato a sparare su tutto ciò che vede, ma destinato a gettare il fucile quando scopre che «si può e si deve smettere, spezzare il cerchio della forza che opprime e che distrugge», come scrive Goffredo Fofi nella postfazione. Il secondo rappresenta un vero avvenimento: La notte di Q, con testo di Michael Reynolds (un giovane e bravo artista americano che vive a Roma), è infatti punteggiato dalle tavole a colori di Brad Holland, forse il più grande illustratore americano vivente, che per la prima volta si cimenta con una storia per bambini nata da una vicenda davvero accaduta, quella degli animali del piccolo zoo della striscia di Gaza salvato dall.opera congiunta di due veterinari, uno palestinese e uno israeliano. Chiusi all.interno di un altro e non meno terribile «zoo» umano, gli abitanti del giardino zoologico di Q alla fine avranno cibo e offriranno gratitudine, e per chi legge sarà davvero difficile dimenticarli. Terza novità di Orecchio Acerbo è Occhiopin, scritto e illustrato dall.italoargentino Fabian Negrin, che racconta la storia di un Pinocchio a rovescio, nato bambino e trasformato in burattino da una perfida Fata Turchina, creatura ctonia che lo punisce per l.incapacità di dire bugie. Ambientato in sobborghi che potrebbero appartenere all.ordinatissimo Nordest, Occhiopin è una storia crudele e in qualche modo necessaria che esprime, con immagini pittoriche fulgide e coltissime e un testo così diretto ed esplicito da essere quasi brutale, il disagio profondo di chi è ancora capace di vedere la bellezza in mondo cupamente televisivo e – diciamolo pure – intimamente berlusconiano. La capacità di «vedere» (vedere quello di cui gli altri non si accorgono, vedere al di là del sipario) è al centro di altri tre libri illustrati davvero molto belli. Il primo, presentato dalle edizioni Il Castoro, è Dall.altra parte dell.ungherese-americano Istvan Banyai, un libro senza parole che è quasi obbligatorio comperare e regalare (non solo ai bambini). Le magnifiche illustrazioni mostrano scorci di vita quotidiana da prospettive diverse e insolite, favorendo quel cambiamento di punto di vista che è alla base delle forme di pensiero originali e divergenti. E la stessa cosa si può dire di La notte, piccolo libro del grande illustratore Tedesco Wolf Erlbruch edito da e/o: una clamorosa passeggiata notturna compiuta da un padre che non vede nulla e di nulla si accorge, mentre il suo bambino in camicia da notte continua a scorgere figure strabilianti, personaggi usciti dai libri, sorridenti King Kong, immensi caniponte. È lo sguardo del bambino che trasfigura ogni cosa, o è suo padre che non riesce più a vedere? Il livello di questi libri è tale da poterli suggerire senza esitazioni anche a lettori non proprio piccolissimi. Che includano testi brevi ma significativi come quelli scelti da Orecchio Acerbo, pure e semplici didascalie come quelle che accompagnano le immagini di Erlbruch o addirittura siano privi di parole come nel caso di Banyai, è evidente che la loro capacità narrativa è così forte e così propizia a letture complesse e diverse, da proporsi anche a un pubblico più ampio e più maturo di quello che abitualmente usufruisce dell.albo illustrato. Ma a chi vuole un libro «da leggere» nel senso più tradizionale del termine, cosa si può proporre? Tra le novità degli editori c.è di tutto, ma stanchezza e ripetitività saltano agli occhi. Gli scrittori sia italiani che stranieri sembrano al momento ripiegarsi su se stessi, rinunciare a qualsiasi audacia e perfino a quel vigoroso artigianato che in anni passati aveva fatto la fortuna di una letteratura per l.infanzia sorprendentemente vitale: la parola d.ordine corrente potrebbe essere «garbato e corretto», ovvero sostanzialmente insipido. Nulla di davvero pessimo, nulla di davvero eccellente, e uno standard medio assai uniforme che assegna ai più piccoli storie rassicuranti, ai ragazzi romanzi storici e d.avventura insolitamente al maschile (nel tentativo, forse, di conquistare un settore di pubblico piuttosto riottoso), e ai preadolescenti romanzi sui sentimenti (la collana Teens di Fanucci, un po. troppo modellata sui serial tv giovanilistici) o narrativa-verità non proprio appetibile (la collana Storie Vere della Fabbri). Cosa leggere, allora? Magari Un bellissimo orologio di Muriel Spark illustrato in bianco e nero da Edward Gorey (Adelphi), e cioè uno dei tre incantevoli, ironici, esilaranti raccontini che hanno come protagonisti degli oggetti «pensanti», regalati ai bambini dalla grande scrittrice. Oppure Tutto scorre. (Mondadori) di Carl Hiaasen, firma importante del poliziesco e del noir per adulti che ha già dedicato ai ragazzi l.ottimo Hoot. Questo suo nuovo romanzo per lettori dagli undici anni in su è meno originale e intenso del precedente, e tuttavia si propone come un.ottima lettura per ambientalisti arrabbiati e per amanti dell.avventura. Sempre per lettori undicenni, c.è Storia di Ouiah che era un leopardo (Fabbri), un buon romanzo di Francesco d.Adamo, sicuramente uno dei migliori autori italiani di oggi, che racconta di bambini soldato e ambienta avventure straordinarie in un.Africa reale e feroce, ma piena di sogni e di magie. E per i più grandi c.è Mahalia (Fabbri) dell.australiana Jeanne Horniman, un libro che parla d.amore, sì, ma paterno, perché il protagonista è un ragazzo-padre di diciassette anni che alleva da solo la sua bambina: un romanzo esile e perfino un po. sentimentale, però ben costruito e soprattutto laico, orientato verso forme di famiglia non convenzionali e modi di vita non conformisti. Un sollievo, per adolescenti che vivono nell.Italia di papa Ratzinger e potrebbero, un giorno, avere una gran voglia di Pacs.

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