René Magritte a Como

Vuoi vedere che riesco ad andare a vedere anche questa? (sempre dal Corriere di oggi) Sotto il segno di Magritte – SEBASTIANO GRASSO U n folle si aggira indisturbato per le strade di Como. Ha la faccia dell’assessore alla cultura e le movenze di un gatto. In soli tre mesi ha messo su una rassegna […]

René Magritte, Le thérapeute

Vuoi vedere che riesco ad andare a vedere anche questa?

(sempre dal Corriere di oggi)

Sotto il segno di Magritte – SEBASTIANO GRASSO
U n folle si aggira indisturbato per le strade di Como. Ha la faccia dell’assessore alla cultura e le movenze di un gatto. In soli tre mesi ha messo su una rassegna di René Magritte con 80 lavori dal 1925 al 1967: 60 dipinti e 20 fra disegni e lettere illustrate. Ma allora è un genio? Chissà. Anche perché genio e follia vanno di pari passo. Hanno intitolato la mostra, che apre oggi, L’impero delle luci (dal titolo del dipinto del ’61). A parte, il buon Alberto Longatti ne indaga l’aspetto letterario, affidandosi per questo a un florilegio di lettere, interviste, prefazioni, conferenze dello stesso Magritte. A corollario, il «Progetto Magritte a teatro». L’8 aprile, Laura Negretti porterà sulle scene l’adattamento di Minnie la Candida (1927) di Massimo Bontempelli. Parallelismo «ardito», ma non per questo meno suggestivo. Magritte (1898-1968) è un trascinatore di folle. Gli italiani lo amano particolarmente: in poco meno di un lustro gli hanno dedicato tre grandi mostre (Roma, Torino e, adesso, Como). Ormai, è come uno di casa: spesso ce lo ritroviamo, a pezzi, in tv o sui manifesti stradali, mischiato alla pubblicità. Tavolozza semplice e di immediata lettura. «La nostra vita quotidiana si svolge sotto il segno di Magritte» è stato detto. Tipica dell’arte moderna è la velocità con cui l’immagine si afferma nel gusto della massa: così Magritte e qualche altro sono diventati punti di riferimento «commestibili». Il suo successo, cominciato verso gli anni Sessanta, sta nell’apparente facilità delle costruzioni in cui accorpa elementi dell’architettura classica greca e romana che si stagliano su scenari art nouveau, con elementi di sogno e altri, reali, che gli stanno attorno, anche se fra essi non esiste relazione alcuna. I soggetti? Finestre, tavoli, nuvole, mele, rose, paesaggi, scarpe, pipe, uccelli (L’oiseau du ciel diventerà l’emblema della compagnia aerea belga), treni, sale d’attesa, divani, stazioni balneari, panchine del porto. E donne. Nude, seminude, vestite, talvolta simili a manichini di negozi di moda – ma che rispondono all’iconografia tradizionale delle Muse – che trascinano la loro enigmaticità della quale l’artista pare ossessionato o, comunque, turbato perché, in realtà, le teme. Un timore che risale all’infanzia, alla madre, la soprano Laure Jamotte. Che era solita gelarlo proprio nell’età in cui un ragazzino comincia a scoprire il mondo e a prendere coscienza del sesso. Casto per imposizione, ma non per scelta, alla morte della madre, Magritte esplode. Il suo universo, scriverà André Breton, diventa «l’impero di una donna, sempre la stessa, che regna nei grandi sobborghi del cuore, dove i vecchi mulini di Fiandra fanno girare una collana di perle in una luce minerale». Così l’artista ritrae le donne dei suoi sogni fra resti di templi e tralicci, allegorie e lampade a gas, creando una sorta di museo fantastico in cui ama tuffarsi e dal quale non vuole proprio uscire. Come definire tutto questo? Surrealismo, suggerisce qualcuno; anche se del surrealismo bretoniano vero e proprio, Magritte non vuole saperne. Lo detesta, addirittura, perché detesta Breton, che considera prepotente e despota. «Surrealismo? E’ un termine che indica qualcosa di molto vago: è surrealista ciò che sta bene a Breton» dice. Eterno fanciullo, l’artista belga è sempre alla ricerca dello stupore, che non va mai disgiunto dall’innocenza e da un pizzico di follia e crudeltà proprie dell’infanzia. Ecco perché egli, «sognatore cosciente», evoca e dirige le immagini con una sorta di autocontrollo che lo porta ad avvicinarsi a impossessarsi del dettaglio e sbarazzarsi dei contenuti simbolici.

RENE’ MAGRITTE Como, Villa Olmo, sino al 16 luglio. Tel. 031/571979

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